mercoledì 26 febbraio 2020
IL CAPITANO ORAZIO HAYES, ha pubblicato verso la fine dell'800 questo libro: La Doma del Cavallo., dal quale è tratta l'illustrazione di cui sopra.
L'autore è un militare, dunque, facente parte dell'elite che, fino a qualche decennio fa, aveva il monopolio dell'equitazione al tempo in cui i cavalli non erano ancora diventati lalli e le signore montavano all'amazzone, le cosce messe di lato e ben strette attorno al corno della famosa sella.
Perché ho messo l'una accanto all'altra le immagini sopra?
Per la stessa ragione per la quale ho riunito due sistemi di contenimento illustrati con disegni dal vecchio Orazio nel libro sopra citato e le foto di due stalloni che vengono condotti a mano con la catena catanese... da noi si chiama così, non so come la chiamano nel Kentucky da dove provengono i lalli.
Il capitano Hayes chiamava quell'aggeggio halter twitch, nose-twitch, Pratt's twich... un costrittore, qualcosa che costringe, che contiene dei lalli altrimenti impossibili da maneggiare, insomma, qualcosa di simile... orrore, orrore al torcinaso.
... abbiamo visto le illustrazioni del libro del capitano Orazio Hayes, abbinate alle foto di un cavallaro siciliano e di un cavallaro kentuchiano,
Ora passiamo ad un libro di un altro famoso cavallaro, questa volta americano "padre" di Ray Hunt, dei fratelli Dorrance e di Buck Brannaman... un grande! Si tratta di Giovanni Rarey:
I suoi metodi sono simili a quelli del capitano Orazio Hayes e sono praticati ancora - come si vede - in Argentina, nella fattispecie di un domador di lalli che poi saranno destinati al polo.
Ho il sospetto, anzi la convinzione che questi sistemi fossero conosciuti e praticati ben prima che Rarey e Hayes scrivessero i loro trattati, e, dopo di loro, hanno continuato a essere messi in atto dai cavallari ungheresi, spagnoli, arabi, siciliani, bergamaschi e cosacchi fino ai giorni nostri per trasmissione culturale.
Già ho accennato da altra parte che: ...ai tempi (quando ero bambino) esistevano dei personaggi/dei specialisti che compravano a prezzo di macello animali da servizio difettati e li rivendevano dopo averli sistemati più o meno bene. Ero troppo piccolo per poter assistere alla correzione dei lalli e dei muli infami, ma ho dei precisi ricordi a riguardo, per il resto - da adulto - mi son fatto raccontare dai veci come funzionava la "sistemazione" di quei birichini nei particolari.
I mezzi erano, più o meno, quelli che trovate ben descritti nelle opere citate in questo posto, ma c'è qualcosa che sia Hayes che Rarey non dicono, o almeno dicono parzialmente...
Quando il giuoco si fa duro, i duri cominciano a giuocare...
Quelle che sopra vedete sono la famosa scena del film L'Uomo che Sussurrava ai Lalli e due disegni che illustrano il testo di Rarey.
E' evidente che si tratta di:
Per esperienza diretta, vi assicuro che un lallo, la prima volta che si sente impastoiato, legato, atterrato, costretto in qualche modo da corde, catene, balze, pastoie, capestri, lacci e lacciare dà di matto!
Poi, ben presto impara a:
Sappiamo che Rarey in tre ore, con corde e cinghie, trasforma un lallo omicida nel suo cavallo preferito.
Pilgrim, nel film, è un attore anzi due... già, infatti, Branneman gira le scene equestri con due cavalli appositamente addestrati allo scopo:
Rarey tenta di dare la motivazione al perché il lallo si arrende: ... bloccando/sottomettendo un piede, cioé un segmento del lallo voi sottomettete l'intero corpo del'animale. Questa spiegazione non ci soddisfa del tutto, Non abbiamo i particolari della doma di Cruiser, di Pilgrim abbiamo una rappresentazione fasulla, nella realtà sappiamo/io so come si aggiustavano muli e lalli infamissimi ed è assai probabile che Rarey, ma anche Sullivan, Hayes facevano lo stesso, come ho detto, non ho mai assistito alla "cura" cavallara... non era spettacolo per minorenni, ma mi sono informato... sapete cosa mi disse o zu'Momo?
Allora era ottantino, da tempo non maneggiava cavalli, ma era spesso presente nel nostro vecchio maneggio ed era felicissimo di ciacolare dei tempi bellilli.
Una volta si parlava di muli fauzi, bestiacce infami che avevano capito come ammazzare il padrone; spesso erano animali interi... mi direte: muli interi, ma che senso ha?
Ha senso, ha senso: un mulo (ma anche il cavallo, l'asino) intero ha una forza morale incomparabile a quella delle femmine o dei castroni, tradotto voleva dire: caparbietà, resistenza allo sforzo, impegno nel lavoro, reazione positiva alle mazzate... forse potremmo usare, al posto di queste definizioni una parola sola: la grinta.
A volte, però, alcuni animali usano la loro cazzimma per rivoltarsi verso il loro padrone, diventando pericolosissimi, appunto.
Ricordate sempre che: Un lallo ammazza il suo padrone per sbaglio, un mulo perché ha deciso di ucciderlo.

L'episodio si trova nel bel film Buck, dove si tratta la vita di Buck Branneman.
Il lallo che lietamente spacca la testa al baldo aiutante di Buck era irrecuperabile... Branneman così sentenziò alla allegra padroncina di quell'infamone: ... manda questo lallo al macello prima che sia lui a mandare te al camposanto! E' chiaro che per Buck la spesa non valeva l'impresa, ci sono milioni di lalli buoni, belli e bravi che vanno al macello perché rischiare su una bestiaccia infame?

Accontentiamoci dicendo che per l'aiutante di Buck poteva finire peggio, molto peggio!
Come dissi, non ho avuto esperienze dirette della "doma estrema", credo che la facessero solo su lalli di particolare indole o su lalli maneggiati male che avevano preso vizi e coscienza della loro forza superiore.
Dunque, o zu'Momo disse: ... bisogna far assaggiare la morte al cavallo, fargli vedere l'inferno e poi tirarlo fuori da lì con soavi sussurri e dolci carezze.
Naturalmente questa frase l'ho inventata io ma rispecchia esattamente quello che disse il vegliardo in modo meno aulico, anzi, in altra maniera assolutamente cruda e brutale.
Pensateci: cosa c'è di più orrendo per un lallo, una zebra, un bufalo, uno gnu, una giraffa di esser atterrato da un branco di jene, licaoni, leoni?
Questi simpatici carnivorucci mangiano/sbranano le loro prede ancor vive.
Eppure questa è la loro fine naturale, normale.
Il loro compito è trasformare l'erba, i vegetali in proteine animali a disposizione di quelli che stanno più su nella catena alimentare.
Per questo motivo penso che le prede non sentano dolore, in quelle situazioni estreme, probabilmente, scatta un meccanismo per il quale il cervello rilascia le endorfine, sostanze anche analgesiche... sappiamo di soldati che - nel furor della battaglia - manco si accorsero di esser stati feriti, e continuarono a combattere salvo avvedersi delle ferite ricevute quando si placava la tensione.
Ovviamente, bisogna esser pratici alla bisogna, come credete che questi simpatici mandriani ungheresi abbiano convinto i loro lalli a stare corcati quieti quieti mentre, in piedi sulla loro "panza", fanno schoccare la loro terribile frusta?
Con le corde ovviamente, ma siamo in un'altra situazione in un altro stadio dell'addestramento, o meglio, nell'ammaestramento del cavallo, i lalli non scendono più all'inferno, ma, ben volentieri restano distesi perché sanno che nulla di male gli accade.
I cavalli, come del resto la stragrande maggioranza degli uomini, non amano le novità, diffidano delle cose sconosciute, guardano con sospetto lo straniero.
Loro si cacano sotto alla vista di una busta di plastica mossa dal vento che per loro è inusuale, ma si avvicinano senza timore ad una immane mietitrebbia in azione perché la vedono tutti i giorni... dopo il primo spavento dato dal fracasso del macchinario, si rendono conto che il mostro non fa male, anzi che lì vicino si mangia avena a ufo e coerentemente fraternizzano con lo sferragliante macchinario.
Ricordo uno spettacolo di Luraschi a Verona: si presentava a cavallo attraversando una barriera di fiamme, poi la gualdrappa sulla groppa del lallo prendeva fuoco e il binomio si produceva in corvette, lanciate e capriole.
Seguendo sto principio, si possono insegnare ai lalli le cose più straordinarie, le più strampalate...
L'autore è un militare, dunque, facente parte dell'elite che, fino a qualche decennio fa, aveva il monopolio dell'equitazione al tempo in cui i cavalli non erano ancora diventati lalli e le signore montavano all'amazzone, le cosce messe di lato e ben strette attorno al corno della famosa sella.
Perché ho messo l'una accanto all'altra le immagini sopra?
Per la stessa ragione per la quale ho riunito due sistemi di contenimento illustrati con disegni dal vecchio Orazio nel libro sopra citato e le foto di due stalloni che vengono condotti a mano con la catena catanese... da noi si chiama così, non so come la chiamano nel Kentucky da dove provengono i lalli.
Il capitano Hayes chiamava quell'aggeggio halter twitch, nose-twitch, Pratt's twich... un costrittore, qualcosa che costringe, che contiene dei lalli altrimenti impossibili da maneggiare, insomma, qualcosa di simile... orrore, orrore al torcinaso.
... abbiamo visto le illustrazioni del libro del capitano Orazio Hayes, abbinate alle foto di un cavallaro siciliano e di un cavallaro kentuchiano,
Ora passiamo ad un libro di un altro famoso cavallaro, questa volta americano "padre" di Ray Hunt, dei fratelli Dorrance e di Buck Brannaman... un grande! Si tratta di Giovanni Rarey:
I suoi metodi sono simili a quelli del capitano Orazio Hayes e sono praticati ancora - come si vede - in Argentina, nella fattispecie di un domador di lalli che poi saranno destinati al polo.
Ho il sospetto, anzi la convinzione che questi sistemi fossero conosciuti e praticati ben prima che Rarey e Hayes scrivessero i loro trattati, e, dopo di loro, hanno continuato a essere messi in atto dai cavallari ungheresi, spagnoli, arabi, siciliani, bergamaschi e cosacchi fino ai giorni nostri per trasmissione culturale.
Già ho accennato da altra parte che: ...ai tempi (quando ero bambino) esistevano dei personaggi/dei specialisti che compravano a prezzo di macello animali da servizio difettati e li rivendevano dopo averli sistemati più o meno bene. Ero troppo piccolo per poter assistere alla correzione dei lalli e dei muli infami, ma ho dei precisi ricordi a riguardo, per il resto - da adulto - mi son fatto raccontare dai veci come funzionava la "sistemazione" di quei birichini nei particolari.
I mezzi erano, più o meno, quelli che trovate ben descritti nelle opere citate in questo posto, ma c'è qualcosa che sia Hayes che Rarey non dicono, o almeno dicono parzialmente...
Quando il giuoco si fa duro, i duri cominciano a giuocare...
Quelle che sopra vedete sono la famosa scena del film L'Uomo che Sussurrava ai Lalli e due disegni che illustrano il testo di Rarey.
E' evidente che si tratta di:
- una finzione cinematografica,
- di asettici "schemini" illustrativi.
Per esperienza diretta, vi assicuro che un lallo, la prima volta che si sente impastoiato, legato, atterrato, costretto in qualche modo da corde, catene, balze, pastoie, capestri, lacci e lacciare dà di matto!
Poi, ben presto impara a:
- stare fermo quando vien montato,
- a sdraiarsi a comando,
- a stare seduto,
- a restare legato all'anello,
- ad avanzare,
- a galoppare su tre zampe, ecc. ecc.
Sappiamo che Rarey in tre ore, con corde e cinghie, trasforma un lallo omicida nel suo cavallo preferito.
Pilgrim, nel film, è un attore anzi due... già, infatti, Branneman gira le scene equestri con due cavalli appositamente addestrati allo scopo:
Rarey tenta di dare la motivazione al perché il lallo si arrende: ... bloccando/sottomettendo un piede, cioé un segmento del lallo voi sottomettete l'intero corpo del'animale. Questa spiegazione non ci soddisfa del tutto, Non abbiamo i particolari della doma di Cruiser, di Pilgrim abbiamo una rappresentazione fasulla, nella realtà sappiamo/io so come si aggiustavano muli e lalli infamissimi ed è assai probabile che Rarey, ma anche Sullivan, Hayes facevano lo stesso, come ho detto, non ho mai assistito alla "cura" cavallara... non era spettacolo per minorenni, ma mi sono informato... sapete cosa mi disse o zu'Momo?
Allora era ottantino, da tempo non maneggiava cavalli, ma era spesso presente nel nostro vecchio maneggio ed era felicissimo di ciacolare dei tempi bellilli.
Una volta si parlava di muli fauzi, bestiacce infami che avevano capito come ammazzare il padrone; spesso erano animali interi... mi direte: muli interi, ma che senso ha?
Ha senso, ha senso: un mulo (ma anche il cavallo, l'asino) intero ha una forza morale incomparabile a quella delle femmine o dei castroni, tradotto voleva dire: caparbietà, resistenza allo sforzo, impegno nel lavoro, reazione positiva alle mazzate... forse potremmo usare, al posto di queste definizioni una parola sola: la grinta.
A volte, però, alcuni animali usano la loro cazzimma per rivoltarsi verso il loro padrone, diventando pericolosissimi, appunto.
Ricordate sempre che: Un lallo ammazza il suo padrone per sbaglio, un mulo perché ha deciso di ucciderlo.
A volte anche i cavalli diventano feroci, sappiamo di Cruiser, ma ecco un lieto esempio dei giorni nostri:

L'episodio si trova nel bel film Buck, dove si tratta la vita di Buck Branneman.
Il lallo che lietamente spacca la testa al baldo aiutante di Buck era irrecuperabile... Branneman così sentenziò alla allegra padroncina di quell'infamone: ... manda questo lallo al macello prima che sia lui a mandare te al camposanto! E' chiaro che per Buck la spesa non valeva l'impresa, ci sono milioni di lalli buoni, belli e bravi che vanno al macello perché rischiare su una bestiaccia infame?
Accontentiamoci dicendo che per l'aiutante di Buck poteva finire peggio, molto peggio!
Come dissi, non ho avuto esperienze dirette della "doma estrema", credo che la facessero solo su lalli di particolare indole o su lalli maneggiati male che avevano preso vizi e coscienza della loro forza superiore.
Dunque, o zu'Momo disse: ... bisogna far assaggiare la morte al cavallo, fargli vedere l'inferno e poi tirarlo fuori da lì con soavi sussurri e dolci carezze.
Naturalmente questa frase l'ho inventata io ma rispecchia esattamente quello che disse il vegliardo in modo meno aulico, anzi, in altra maniera assolutamente cruda e brutale.
Pensateci: cosa c'è di più orrendo per un lallo, una zebra, un bufalo, uno gnu, una giraffa di esser atterrato da un branco di jene, licaoni, leoni?
Questi simpatici carnivorucci mangiano/sbranano le loro prede ancor vive.
Eppure questa è la loro fine naturale, normale.
Il loro compito è trasformare l'erba, i vegetali in proteine animali a disposizione di quelli che stanno più su nella catena alimentare.
Per questo motivo penso che le prede non sentano dolore, in quelle situazioni estreme, probabilmente, scatta un meccanismo per il quale il cervello rilascia le endorfine, sostanze anche analgesiche... sappiamo di soldati che - nel furor della battaglia - manco si accorsero di esser stati feriti, e continuarono a combattere salvo avvedersi delle ferite ricevute quando si placava la tensione.
Ovviamente, bisogna esser pratici alla bisogna, come credete che questi simpatici mandriani ungheresi abbiano convinto i loro lalli a stare corcati quieti quieti mentre, in piedi sulla loro "panza", fanno schoccare la loro terribile frusta?
Con le corde ovviamente, ma siamo in un'altra situazione in un altro stadio dell'addestramento, o meglio, nell'ammaestramento del cavallo, i lalli non scendono più all'inferno, ma, ben volentieri restano distesi perché sanno che nulla di male gli accade.
I cavalli, come del resto la stragrande maggioranza degli uomini, non amano le novità, diffidano delle cose sconosciute, guardano con sospetto lo straniero.
Loro si cacano sotto alla vista di una busta di plastica mossa dal vento che per loro è inusuale, ma si avvicinano senza timore ad una immane mietitrebbia in azione perché la vedono tutti i giorni... dopo il primo spavento dato dal fracasso del macchinario, si rendono conto che il mostro non fa male, anzi che lì vicino si mangia avena a ufo e coerentemente fraternizzano con lo sferragliante macchinario.
Ricordo uno spettacolo di Luraschi a Verona: si presentava a cavallo attraversando una barriera di fiamme, poi la gualdrappa sulla groppa del lallo prendeva fuoco e il binomio si produceva in corvette, lanciate e capriole.
Seguendo sto principio, si possono insegnare ai lalli le cose più straordinarie, le più strampalate...








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