LE OPERE DI "CAVALLARERIA".
Sopra vedete il generale L'Hotte, che non abbisogna di ulteriori presentazioni, con affianco uno sconosciuto "cavallaro" della prima metà del secolo scorso.
Probabilmente è un contadino, un pastore, un commerciante di animali... chissà. Di certo era un benestante, dato che, a quel tempo, solo i nobili, i benestanti e i militari avevano cavalli, mentre i muli e gli asini erano i mezzi di trasporto del "popolo" dell'italietta ancora agricola. Dovete notare che l'assetto e la tenuta di redini del grande cavallerizzo e dell'ignoto cavaliere sono simili... sono uguali, perché? Allora, proviamo a vedere l'equitazione, di ieri e di oggi, con gli occhi di un vecchio cavallaro.



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mercoledì 6 gennaio 2021

"Polito"

 

giovedì 17 maggio 2018

Carlos "Polito" Ulloa

Sono un tipo curioso, si sa! Potete leggere quest'affermazione in due modi: che sono un tipo strano, bizzarro, oppure che sono incline alla curiosità e alla  ricerca.
In ambo i casi non vi sbagliate. Ma andiamo con ordine.
Se, un anno fa, mi avreste chiesto: cosa ne sai del polo? Avrei risposto: è una specie di partita di calcio a cavallo, ha antiche origini orientali, ed è praticato da nobili, industriali, banchieri, direttori clamorosi, ereditieri, cardinali e figli di questi potenti, per la semplice ragione che ogni giocatore deve aver a disposizione almeno 4/5 cavalli per presentarsi in campo.
Pensavo che quei cavalli fossero costretti a giocare con imboccature e inredinamenti molto costrittivi da "fighetti" con genitori dai portafogli smisurati.
Questo "ritratto" non fa una piega, ma esiste anche un'altra realtà che non conoscevo e che ho scoperto grazie a Ginevra, mi direte: Chi è Ginevra? ... giusta domanda, Ginevra è una dei cavalli di squola del centro dove è pensionato il mio vecio  e dove fa lezioni Giacomo il mio nipotino.
Andavo spesso a vederlo, so che gli faceva/gli fa piacere e per questo tenevo a freno la mia indole luciferina altrimenti avrei dato di piglio alla violenza contro la pingue istruttrice, d'altronde mi son dato come disciplina, il non parlare di equitazione e di lalli in quegli ambienti. Per non sembrare troppo scortese, alle occasioni, snocciolo delle liete banalità e questo è quanto.
Un pomeriggio, la gambegambe ordina: galoppoooo... e le ragazzine cominciano ad agitarsi a dare di gambe e di frustino per "cadere" dal trotto al galoppo... Ginevra fa una "mezza fermata" porta il peso indietro e parte al galoppo per presa di equilibrio; escluso che il bimbo (7 anni), anche accidentalmente, possa aver impostato la cavalla in quel modo, forse sarà stato un caso, ma è difficile.
Per me deve esser frutto di addestramento. 
Ginevra l'avevo giudicata una PSI, piuttosto piccolina con una strana - strana per quella razza - quasi "bella faccia"  (si tratta di una marcatura, da non confondere con marchiatura che è il segnale di razza o proprietà impresso a fuoco o con l'azoto liquido su una parte del corpo del cavallo, dunque la bella faccia è: la pigmentazione bianca della fronte del cavallo che si estende ai lati del muso e sulle guance.) allora chiesi al proprietario:  ma di che razza è Ginevra? E' una cavalla da polo argentina, dai documenti dovrebbe avere 15 anni, dalla bocca forse 30, infatti la bocca della poereta è arrivata all'osso, non può più masticare il fieno, mangia solo trinciato e pellettato.
In quel periodo avevo già accostato l'assetto alla JDO alla monta dei gauchos, dunque, è stato facile
scoprire
  • che i migliori cavalli da polo sono argentini, 
  • che i più famosi giocatori di polo sono argentini, 
  • che i migliori petiseros (groom) sono argentini,
  • che i migliori preparatori di cavalli da polo sono argentini
  • che Carlos "Polito" Ulloa è considerato il più grande di quest'ultimi...
Cómo resumirías la técnica que utilizas?
Enseñamos las cosas en base a la repetición con sistema, no basado en la fuerza. Intentamos que vaya asimilando las cosas como un reflejo que va condicionando sus movimientos. Son distintos ejercicios de repetición hasta llegar por ejemplo que el caballo venga a la carrera y pare.
Traduco:
Come puoi riassumere la tua maniera di addestrare?
Senza usare la forza, insegnamo le cose con la ripetizione sistematica. Vogliamo che queste vadano assimilate come movimenti derivanti da riflessi condizionati. Si tratta della ripetizione di esercizi distinti che poi verranno collegati tra loro, ad esempio, il cavallo che passa dal galoppo disteso alla fermata....
Minchia!
Sembra JDO che parla spagnolo, allora mi son messo a far ricerche sul Nostro e di conseguenza sul polo e sui cavalli da polo argentini.
Carlos Maria Ulloa, detto Polito... già, tutti nell'ambiente del polo argentino son conosciuti con un soprannome, un nick name direbbero le ragasse del ueb, una ngiuria (una offesa) diciamo in Sicilia.
Polito è quella di Carlos Ulloa (si pronuncia Uglioa).
Polito è considerato il più grande addestratore di cavalli da polo di tutti i tempi e ha formato, in 40 anni di attività, oltre 200 campioni a 4 zampe, tra i quali spiccano alcuni soggetti considerati - nel mondo del polo - delle vere e proprie stars equine: Itacuá Bengalita, Dolfina Buenaventura, Dolfina Cuartetera, Open Guillermina, Open Emocionada, Open Chimento, Neblina, Machitos Jazzita, Open Califa.... ha creato una "industria" per la formazione dei lalli da polo e tiene conferenze e corsi in tutta l'America Latina, negli USA e in Svizzera perfino.
Cuartatera, una leggenda!

Considero questo personaggio un vero cavallerizzo i cui principi esulano dal mondo del polo e acquistano una valenza globale assimilabili a quelli dei grandi maestri di ogni luogo e di tutti i tempi. Tutto ciò, in un contesto assai dinamico che riguarda l'allevamento e la selezione dei cavalli da polo che debbono essere: veloci, resistenti, tranquilli, affidabili e "intelligenti".
Eh già pare che in questo sport le qualità del cavallo siano fondamentali e la "intelligenza" (facoltà di apprendere e di seguire istantaneamente, anticipare addirittura i comandi del cavaliere) è quella più importante.
Cuartetera, una cavalla che aveva tutte queste qualità è stata la prima cavalla clonata, in un programma voluto da Cambiaso - da anni il più forte polista del mondo - nel tentativo di fissare questi pregi, presso la sua tenuta "La Adolfina". Suo grande rivale, Facundo Pieres con la sua famiglia, persegue gli stessi scopi ma utilizzando i "vecchi" sistemi della selezione di razza. Come che sia, questi fermenti non possono che portar bene alla razza che viene allevata con successo anche in Sud Africa e in Nuova Zelanda.

L’elogio del cavallaro.

 

martedì 30 aprile 2019

L’elogio del cavallaro.
L’assonanza di questo titolo con quello del capolavoro di Erasmo, attualissimo al tempo dei social e degli smartfon, è puramente… voluto!

Homme de cheval: “uomo di cavalli”, nel lessico della fine ottocento: persona che si occupa esclusivamente dei cavalli. per allevarli, addestrarli, condurli e utilizzarli.
Ai tempi, si attribuivano all’uomo di cavalli anche dei valori “morali” (coraggio, pazienza, tenacità, rispetto del cavallo), dunque era una qualifica molto positiva, e, ricordiamolo, non esisteva/non esiste l’equivalente femminile.
Questa definizione l’ho scoperta di “recente” praticando le buone letture, ma, personaggi così, li ho conosciuti - con altro nome - fin da bambino: erano i cavallari.

Allora, il termine non aveva nulla di dispregiativo, se non il fatto - del tutto evidente - che sottolineava l’appartenenza di costoro alla parte bassa della popolazione tal quale i contadini, i carbonai, i muratori, i falegnami ecc. ed era in contrapposizione con la parola “cavaliere”, personaggio della upperclass.
Oggi, la parola “cavallaro” ha assunto definitivamente un assoluto senso dispregiativo, è diventata sinonimo di ignoranza e brutalità.
Per mia esperienza, erano una fonte di sapere, degli “scrigni” dove erano conservati dei piccoli tesori di esperienza e di cultura.
Perché e come si è giunti alla denigrazione di questi personaggi ormai quasi del tutto scomparsi?

Provo a fare qualche ipotesi: l’equitazione è una delle discipline sportive che ha avuto il maggior incremento in percentuale negli ultimi cinquant’anni: dato 1 come parametro del numero dei cavalli da sella presenti in Europa nel 1970, questi, sono diventati (con qualche leggera differenza tra nazioni e nazioni) 10 nel 2015.
Nello stesso tempo - a partire dagli anni 60/70 del s.s. - l’equitazione ha conosciuto una crisi senza precedenti per il vuoto culturale che si è creato con la sua democratizzazione” o - per meglio dire - con la sua massificazione.
Si è trattato dell’irruzione, nel campo delle attività equestri, di categorie sociali che fino ad allora erano state escluse.  
La massa dei “nuovi cavalieri” ha un profilo sociologico e sportivo assai particolare.
Si tratta di cittadini appartenenti alla classe media superiore (commercianti, liberi professionisti, ecc.) della popolazione urbana senza alcuna esperienza con gli animali se non col cagnolino o il micetto di casa.
In secondo luogo, è caratterizzata dalla giovane età dei praticanti, unita, però, ad un altissimo tasso di abbandono precoce che è valutato in oltre il 60% di coloro che iniziano. Ma la caratteristica più evidente dei “nuovi cavalieri” - quella più inquietante - è che la stragrande maggioranza dei “nuovi cavalieri” è donna....


    In Gran Bretagna, dove questo fenomeno è ancor più accentuato, l'immagine femminea dell'equitazione si è radicata al punto tale che se un ragazzo manifesta il suo desiderio di dedicarsi all'equitazione suscita l'apprensione dei suoi familiari riguardo la sua sessualità.

      C’è da dire che il cambiamento più profondo e doloroso e - per certi aspetti - incomprensibile dell’equitazione è il rinnovamento anzi lo stravolgimento della sua pratica, dei suoi valori e delle sue tradizioni.
      Il “cavallaro” è stato una delle prime vittime dell’orda dei “nuovi cavalieri” ed è stato soppiantato dai gurus delle nuove “dome dolci-esotico-naturali”.
      Paradossalmente, delle ragazzine - magari vegane - armate di cuffiette ed elastichini, criticano e dettano le norme per trattare i cavalli a personaggetti come questo:

      .


      La conclusione è che questa deriva sta portando il cavallo a diventare definitivamente un “animale da compagnia” e l'equitazione uno sport per femminucce.

      In questa situazione, ho tradotto quello che è per me il testo più chiaro, onesto, preciso e moderno per quello che riguarda la "educazione" di base del cavallo, che, senza rinnegare le tradizioni, viene incontro alla nuova realtà equestre.
      E’ stato scritto da quello che considero il più grande Uomo di Cavalli del novecento: Jean D'Orgeix:
      Addestrare i cavalli è semplice.

      Fatica inutile?
      Può darsi, ma siccome sono: fuori dalle mode, fuori dai conformismi, fuori dal "gregge" e ho una istintiva propensione a combattere le battaglie perse, ho deciso di aprire un tavolo strettamente tecnico su delle “questioni equestri” seguendo lo schema essenziale, logico e chiaro di JDO, detto in una parola: semplice.
      Ovviamente, non avendo acquistato i diritti, la mia traduzione è privata e non può esser pubblicata, ma nulla osta che si possano riportare i contenuti e discuterli.
      Assieme a quella di JDO, tratteremo l'equitazione dei gauchos sudamericani e quella di Carlos Maria Ulloa, il più importante addestratore di lalli da polo argentino, infatti, molte sono le affinità tra ciò che scrive JDO e quel mondo, il mondo degli ultimi cavallari.

      Carlos Maria Ulloa&JDO

       


      sabato 11 maggio 2019



      Dove eravamo rimasti?
      Ah si!

      Considero, l'addestramento di Carlos Maria "Polito" Ulloa il più moderno efficace e utile, che coincide - per "convergenza parallela" - con il metodo di Jean D'Orgeix.
      JDO era un nobile francese, attore, pilota acrobatico, cacciatore di "caccia grossa" in Africa, viaggiatore, politico, scrittore e in possesso di una grande cultura equestre, stranamente, era stato un campione di s.o. con un palmares strepitoso a livello di elite mondiale, inoltre,  è stato il tecnico della nazionale francese di s.o. vincente - tra l'altro - della medaglia d'oro alle Olimpiadi di Montreal.
      Invece, CMU - in buona sostanza - è un gaucho, un cavallaro che si evoluto sul campo perché "costretto" ad addestrare cavalli di razza pregiata... polo argentina, appunto.
      Ma cos'è la convergenza parallela?
      Ce lo spiegano gli evoluzionisti con questo classico esempio:
      I delfini e gli squali - pur essendo gli uni mammiferi e gli altri pesci - si somigliano tantissimo per "convergenza parallela".
      L'ambiente acquatico ha plasmato la loro forma alla stessa maniera idrodinamica per evoluzione parallela:



      Ecco, vedete?
      I due cavalieri hanno un assetto simile e, similmente, tengono le mani alte e le redini lasche.





      Ora, qual'è l'acqua (che deve essere la stessa) nella quale si son adattati questi due personaggi?
      A quali esigenze hanno dato le stesse risposte - (forse) all'insaputa l'uno dell'altro - il cavallaro e il cavaliere?

      E' facile rispondere: tutti e due avevano il bisogno di avere il cavallo come il "prolungamento" di se stessi e che il cavallo
      si esprimesse in velocità, e tutti e due hanno capito che i risultati sarebbero stati migliori educando la mente del cavallo, piuttosto che addestrarlo fisicamente.
      JDO lo spiega magnificamente nel suo Dresser c'est Simple, CMU - in moltissime interviste e conferenze e stages dice più o meno le stesse cose.
      In particolare, mi ha colpito l'importanza che da alla genetica e alla "motivazione" come elementi fondanti per la formazione dei cavalli da polo.

      Pare che nel polo, l'importanza del cavallo sia fondamentale e - capita - che alcuni di questi nascano con un quid per il quale sembra che sappiano già cosa fare in campo. 
      In realtà, si tratta di soggetti particolarmente sensibili all'apprendimento con la predisposizione a dare risposte immediate ai minimi comandi del cavaliere, portati a quell'eccellenza dall'incontro con le "mani sapienti"... questo io credo.
      Prima di proseguire, voglio fare un ritrattino del Nostro per meglio capire il suo tragitto e perché la sua doma che ha tantissimi punti in comune con il metodo di JDO.
      A proposito di regole, beccatevi questa descrizione semiseria del regolamento "polare" dedicato a noi principianti.
      In Argentina si dice: se nasci ricco giochi al polo, se nasci poareto giochi al calcio.
      Polito nasce in una famiglia agiata, proprietaria terriera, con nonno et padre polisti al tempo in cui i polisti erano tutti dilettanti, lo sport era riservato ai esclusivamente ai "figli di papà", tra i quali spiccavano i rampolli di teste coronate e di nobilità di più o meno alto lignaggio.
      Seguendo i coleri del padre - importante avvocato - il Nostro si impegna negli studi, ma torna sempre al "campo" tra i gauci e tra i suoi amati lalli, dedicandosi financo alle jinetade nelle quali primeggia diventando campion local.
      Ai 20anni, quando si tratta di decidere il suo destino, si scontra con la famiglia che lo voleva serio professionista nelle aule dei tribunali, e si dedica anima e corpo alla doma dei cavalli da polo.
      Organizza un centro di doma, si sposa con Monica, ha 4 figli il primo dei quali - oggi - è un importante giocatore di polo professionista negli USA.
      Dunque, dicevamo della genetica ecco cosa dice CMU a tal proposito: 
      ... sebbene la genetica non sia infallibile, evidentemente, i cavalli selezionati per giocare al polo hanno buone possibilità di ereditare le qualità dei loro progenitori.
      Questo non  vuol dire che cavalli di altre origini non possano riuscir bene e diventare dei giocatori eccellenti, ma sono "sorprese".
      Comunque, quello che è importante per un lallo da polo, più che la struttura sono i movimenti che devono essere agili e radenti al suolo, infatti capita che cavalli di taglia, con queste qualità, riescano molto bene, mentre cavalli piccoli che alzano gli arti e saltellano non sono adatti per giocare al polo.
      Generalmente i cavalli di buona genetica diventano tutti buoni cavalli da polo.

      Il cavallo impara per ripetizione e per memoria, con delle eccellenze in alcuni particolari soggetti che sembrano capire e anticipare ciò che vuole il cavaliere.
      Qualcuno mi dirà che non sono sano di mente, ma ci sono cavalli di grande genetica che hanno queste virtù.
      I giocatori li riconoscono e li chiamano gli "eletti"... hanno una vivacità speciale, hanno un intuito particolare e spesso anticipano i comandi, tutto ciò è molto di più che frutto del semplice addestramento.
      Nella "doma da campo", si muovono i vitelli e ci sono cavalli che indietreggiano, spingono, volteggiano naturalmente e ti rendi conto che a loro piace quel lavoro.
      Allo stesso modo, succede che ci siano cavalli che sembra che gli piaccia giocare al polo, e danno la sensazione di capire le regole del gioco.
      Addestriamo i lalli basandoci sulla ripetizione sistematica evitando per principio l'imposizione forzata.  (potete vedere il risultato di questo lavoro il sottostante video... la cavalla si chiama Fanta)




      Lo scopo è di far assimilare un determinato movimento finché non diventi un automatismo, un riflesso condizionato.
      Poi, si tratta semplicemente di legare i distinti esercizi l'un coll'altro... ma - per i motivi appena accennati - ritengo che il lavoro coi bovini, per i lalli da polo, sia  indispensabile.
      Infatti, essi lavorano con un obiettivo ben determinato e pare che lo capiscano facilmente... quindi, li si può osservare come si comportano coi vitelli, cosa che è impossibile sperimentare col cavallo che lavora da solo.
      Allora, se il lallo risponde bene, quegli atteggiamenti, saranno sicuramente mantenuti nell'agone del polo e il cavallo - abituato  a trabajar con las vacas - sarà pronto da subito alle "baruffe" e alle "sportellate" con gli avversari nelle "chancas".

      Infatti, Polito, dopo la vera e propria preparazione che dura 4/6 mesi, concede ai suoi puledri un mese di riposo, poi li mette per un paio di mesi a trabajar con las vacas, dopo di che son pronti per la competizione che possono mantenere ad alto livello per almeno 10 anni.
      Bé, non ho numeri, statistiche, certezze, ma, da quanto ho letto in giro, pare che i lalli da dressage (quindi anche quelli da reining) siano quelli con più problemi mentali.
      Secondo me, è perché non capiscono il senso del loro lavoro, specialmente quando è portato alle massime finezze.
      Dunque, anche se sembrerebbe una affermazione di una signora lallista, Polito ritiene che sia molto importante che 
      i lalli capiscano che il loro lavoro ha uno scopo: bloccare i vitelli, inseguire una pallina, saltare degli ostacoli senza farli cadere sono scopi che i lalli comprendono benissimo, molto più difficile è spiegare al lallone da dressage il perché debba fare il piaffero, la  passeggiata e la spalla in derento... anche perché anch'io non l'ho ancora ben capito.

      LA DOMA DI CARLOS "POLITO" ULLOA.

       

      lunedì 20 aprile 2020

      LA DOMA DI CARLOS "POLITO" ULLOA.

      Finalmente, ieri, la Cría Polo Argentino ha pubblicato nel tubo:



      Mi fa particolarmente piacere perché capita  proprio a fagiuolo... ma prima riprendo un mio discorso caduto nel vuoto in CAVALLO PLANET, lo riporto e lo completo nel caso quel forum - prima o poi - venisse oscurato.

      Per una buona equitazione si deve creare una intesa tra cavallo e cavaliere, questa intesa per il polo deve diventare una comunione completa, il cavallo deve essere il prolungamento naturale del cavaliere.
      Per raggiungere questo scopo, Polito basa la sua filosofia di addestramento sulla grande memoria dello lallo, sua moglie Monica dice che la sua "doma"  ha più a che fare la sensibilità che con l'imposizione... e forse è vero.
      Il suo insegnamento è graduale, senza forzature perché il cavallo come impara le “buone maniere”, parimenti impara impara ad “esser villano”.
      Siccome l'apprendimento nei cavalli avviene con la ripetizione degli esercizi,  non è consentito sorvolare sugli errori, bisogna correggerli subito, perché il cavallo assimila l'errore e lo ripete, lui pensa che sia giusto non distingue l'azione corretta dall'azione sbagliata.
      Un buon lallo, per esser condotto, non ha bisogno che di un semplice filetto.
      Il dressage inizia a due anni e mezzo circa, i puledri a questa età sono chiamati "chúcaros". L'animale che si trova nella prima fase del processo di addestramento è il “redomón”, a questo punto la criniera viene tagliata lasciando un caratteristico ciuffo per tradizione.
      Quando il dressage è avanzato, l'animale diventa "redomón corriente", quando l'addestramento di base è terminato, viene chiamato "cavallo".
      Se il cavallo non risulta adatto per il polo, si chiama "sancochado" e viene dirottato ad altri servizi.
      Polito divide i cavalli in addestramento in vari lotti.
      Per 4 mesi i lalli son montati tutti i giorni tranne la Domenica, dopo di che, i polledri vengono rimessi al pascolo per due mesi di riposo,  poi sono ripresi e rimessi al lavoro  per completare l'addestramento.
      Generalmente, siccome ogni cavallo ha la sua personalità, dopo 6/10 mesi i cavalli tornano dai proprietari, per cominciare la carriera agonistica.
      Sarebbe buona norma che questi cavalli siano affidati ai "petiseros" un mesetto prima di cominciare l'attività agonistica, in maniera tale che si conoscano reciprocamente per bene e si crei una reciproca fiducia, una relazione che andrà a stabilizzarsi nel tempo, molto importante per entrambi.
      Si pensa che per giocare al polo, i cavalli debbano esser piccoli, non è vero, ci sono dei cavalli alti che giocano al polo magnificamente, perché hanno una genetica importante
      Questo dimostra che l'importante non è l'altezza ma sono i movimenti.
      Se il cavallo è grande, ma è agile e ha movimenti radenti è buono e comodo per il polo, alla  stessa maniera ci sono lalli piccoli che alzano i piedi, steppano, saltellano, in questi casi, per quanto piccoli possano essere, sono inadatti per questo sport.
      Riguardo la genetica, in Argentina si è sviluppato un programma di selezione assai spinto, sia per la produzione di soggetti con la maniera tradizionale che con la clonazione.
      In quest'ambito nascono gli "elegidos", gli eletti, i predestinati, i talenti, i ....



      Cuartatera, una leggenda!