LE OPERE DI "CAVALLARERIA".
Sopra vedete il generale L'Hotte, che non abbisogna di ulteriori presentazioni, con affianco uno sconosciuto "cavallaro" della prima metà del secolo scorso.
Probabilmente è un contadino, un pastore, un commerciante di animali... chissà. Di certo era un benestante, dato che, a quel tempo, solo i nobili, i benestanti e i militari avevano cavalli, mentre i muli e gli asini erano i mezzi di trasporto del "popolo" dell'italietta ancora agricola. Dovete notare che l'assetto e la tenuta di redini del grande cavallerizzo e dell'ignoto cavaliere sono simili... sono uguali, perché? Allora, proviamo a vedere l'equitazione, di ieri e di oggi, con gli occhi di un vecchio cavallaro.



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giovedì 7 gennaio 2021

LALLISMO

venerdì 17 febbraio 2012


Un mio vecchio amico di "cavallinitudine" nel ueb mi chiese: - "quand'è cominciato il lallismo? Conosci episodi di lallismo storici?

Belle domande! Pur essendo il massimo "lallistologo" italiano, non ci avevo pensato seriamente.
Per rispondere, bisogna stabilire cosa si intende per lallismo; detto in poche parole, il lallismo è una sorta di "imbecillità" assimilabile allo stato di beozia nel quale si trova l'innamorato nel pieno della fregola.
In varia misura, l'innamorato - in quello stato - fa cose che farebbe mai normalmente, crede all'inverosimile, esce dagli schemi della ragione e della logica, è disposto a sacrifici e a spese pazze, fa "beate figure di mierda" ben felice di tutto ciò...chi di noi - almeno una volta nella vita - non si è trovato in questo stato ?
Normalmente, questo stato di ottenebramento mentale va scemando e ben presto si rientra in un sano rapporto affettivo più o meno durevole, oppure ci si manda "affanculo" allegramente e tutto finisce lì.

Coi lalli, spesso succede che la beozia duri tutta la vita e vedi gente di 70anni convintissima che qualsiasi lallo può esser condotto solo con una capezza speciale e che la ferratura sia stata un'invenzione dannosa e superflua e che il lallo si possa educare "giocando", senza costrizioni/punizioni.

Se è vero che l'uomo ha sempre sfruttato i lalli, spesso brutalmente, è altrettanto vero che un innato trasporto e un sincero amore per i lalli è sempre esistito ed è istintivo nella nostra specie...Giacomo, il mio nipotino - 2 anni - "impazzisce" per i cavalli, bisogna vederlo perché non lo si può descrivere.

Quest'amore, ha trovato in ogni epoca e in ogni luogo la sua espressione nella letteratura, nella scultura, nella pittura, le rappresentazioni artistiche del lallo non si contano; - dagli ignoti artisti della caverna di Lescaux a Picasso, da Omero a Muir : - ma costoro non erano lallisti.

Lo stesso dicasi delle stranezze di Caligola e di tanti altri potenti nella storia, sappiamo di mangiatoie per lalli fatte d'avorio intarsiate d'oro, di bardature arricchite di corallo e d'argento, sappiamo che in alcune culture i condottieri si facevano seppellire con le loro armi e coi loro lalli: - ma questa gente non era lallista.

Mio nonno - fece per 50anni il carrettiere - quando il suo lallo si ammalava - lo accudiva giorno e notte...gli stava vicino, gli parlava dolcemente, dormiva con lui: - ma don Raffaè non era un lallista.

Il generale L'Hotte piange "come un vitello" quando è costretto a lasciare Sabine, la sua prima vera cavalla: - ma il Generale non era un lallista.

Quando è morto mio padre non ho pianto, purtroppo era già "andato" da tempo; ho pianto senza ritegno quando Fiorello - steso a terra, la testa tra le mie braccia - ha fissato il cielo senza più vederlo: - ma io non sono un lallista.

Di episodi storici di vero e proprio lallismo non ne ricordo, uno potrebbe essere quello che ci segnala L'Hotte: - "il signor Saint-Reine - grande amante dei cavalli - raccoglieva i chiodi e gli oggetti appuntiti per strada per timore che i cavalli si azzoppassero."...fatto in se certamente irrazionale/lallistico ma potrebbe essere solo una stranezza come tante altre.

Invece, nella letteratura, ci sono moltissimi casi di pseudolallismo, infatti quanti cavalli dalle facoltà eccezionali vengono descritti da Omero in poi ?
Xalio e Xanto, Bucefalo, Incitatus, Babieca, Brigliadoro, Frontino...solo per citarne alcuni; la storia si perpetua fino ai giorni nostri più prosaicamente con : - Furia, Tornado, Dinamite, Zietto, Black Stallion e Spirit: - ma questo non è lallismo è ricostruzione letteraria.

Per esperienza diretta, i primi episodi di lallismo li ho visti negli anni 70/80 del secolo scorso, quando i parvenus dell'equitazione son diventati maggioranza e dunque hanno costituito - per la loro assoluta mancanza di cultura e di background equestre - un gregge indifeso, imbelle, da incrementare, da tosare, da sfruttare in maniera a volte indecorosa, da una famelica fauna che da sempre ruota attorno al mondo del lallo che - a cominciare da quegli anni - si è arricchita e continua ad arricchirsi di nuove "figure professionali" e di marchingegni e di stages e di metodi "dolcissimi" e di sistemi innovativi e di libri e dvd inventati per il benessere del lallo ma in realtà fatti su misura del nuovo acquirente del mondo del cavallo il cui profilo sommariamente è questo: donna - benestante - età dai 14 ai 60 anni - a volte in sovrappeso - spesso con problematiche esistenziali legate alla sfera sessuale - assolutamente debuttante - piena d'entusiasmo e di incoscienza.

Ricordo che ai principi degli anni 70 del s.s. una entusiasta giovane signora, appena arrivata nel mio maneggio, prese a trattare un mio stallone - malgrado i miei avvertimenti - con le stesse precauzioni e con le stesse moine - pucci pucci - che lei riservava al suo cagnolino, con mia sorpresa, Orlando sembrò gradire e la prima volta tutto andò liscio...la seconda: - la stava per ammazzare !
Credo che da allora la signora abbia abbandonato precipitevolissimevolmente l'idea di praticare l'equitazione e si sia dedicata con ampio profitto al giardinaggio

Comunque, oggi risulta che in Italia - secondo la FISE - gli sport equestri sono praticati da donne per .il 63% e da uomini per il 37%.
La riprova?
Quest'estate sono andato a vedere una mia "pupilla" (Laura -13 anni), stava preparandosi per il suo primo "socialino" di s.o. in campo c'erano 5 ragazzine che montavano, altre 3 ed un maschietto aspettavano il loro turno a bordo campo; 4/5 "mamme" - annoiatissime e accaldatissime - assistevano sotto una tettoia; l'istruttrice e l'artiere erano due ragazze tutte e due provenienti dall'Ungheria.

Se si esclude il proprietario dell'impianto, che sfaccendava nei paraggi, l'unico maschio adulto ero io, ricordo
benissimo l'episodio perché mi ci applicai e feci anche delle fotografie alla squadretta di ragazzine.

Questo è il mercato, dunque, l'offerta si deve adeguare alla domanda, gli istruttori si sono adeguati e se vogliono incassare devono far finta di sostenere le puttanate di turno, ma qualcosa sta cambiando...saprò dire. 

Sussurri, puzze e stupidità.

 

venerdì 24 febbraio 2012




Caro Raffaele, stavo cercando il significato dell'aforisma di Anton Checov " Più l'uomo è stupido e meglio capisce il suo cavallo", volevo chiederti dato che l'hai utilizzato come firma magari potresti spiegarmi (se ti va) il significato. ha utilizzato questa frase in qualche sua opera? ti ringrazio in anticipo. segue firma.

Chi mi scrive è una utente di un forum al quale sono iscritto ma che non frequento da mesi, infatti questa sua è del Novembre 2011.

La frase si trova ne: - "I Quaderni del Dottor Checov", per quanto riguarda il significato, non c'è nessun arcano, è quello che è scritto. 

Ma, siccome al lallista medio quest'aforisma sembra strano, lo aborre, mi piace chiarire l'argomento, per farlo, devo ricollegarmi ai sussurratori: - un post che già pubblicai.


Quand'ero bambino, incontrare "sussurratori" era normale, trattavasi di mandriani, pecorari, carrettieri, guardiani di porci.
Costoro avevano una consuetudine e una intimità con gli animali che oggi nel mondo industrializzato è del tutto perduta, erano persone analfabete, fornite di un vocabolario limitatissimo e strettamente dialettale, abituati a stare più tempo coi loro animali che con le loro famiglie, capivano con uno sguardo se una vacca stava male o se un mulo era sul procinto di scalciare.

Mio nonno aveva una stalla, ci allevava vacche e vitelli "facendo a parte" con una famiglia che ci badava.
Un giorno un vitellone rimase  impigliato con la mordacchia alla mangiatoia, si agitava e dava testate nel muro, io me ne accorsi - avevo 6/7 anni ed ero sempre tra gli animali - detti l'allarme, arrivò Giugiù il figlio del vaccaro  - avrà avuto 15 anni - con la massima naturalezza si avvicinò al bestione,  gli "dette la voce": un suono gutturale, l'animale si acquietò e restò fermo  tutto il tempo necessario per sciogliere la fune dalle corna...Giugiù era "malato", non parlava, si faceva capire con suoni gesti e mezzeparole.

Dunque, "Più l'uomo è stupido e meglio (lo) capisce il suo cavallo"..."meglio lo capiscono gli altri animali" direi io...ma la comprensione - in quelle fattispecie - è reciproca.

Posso confermarvi che è cosi: Jachino, maniscalco, (si fa per dire: - attacca i ferri ai cavalli) è un personaggio emblematico, è la dimostrazione di quanto disse Checov.

Se c'è qualche cavaliere o cavallaro palermitano che mi legge, potrebbe confermare quello che sto per scrivere...Jachino in certi ambienti era/è conosciutissimo: - un mito.

Io non lo vedo da anni, mi dicono che è semialcolizzato, pieno di cicatrici dei colpi presi in tanti anni di "carriera"; ferra solo cavallacci da carretto e rozze intrattabili rifiutate  dagli altri maniscalchi.

Da giovane, viaggiava col padre, infatti non aveva/non ha il senso del danaro, il suo cervello era/è come quello di un bimbo di 10 anni, neanche troppo sveglio, ora che il padre è morto lo accompagna la moglie.

Il riferimento a Jachino, oltre che a Checov, va ai sussurratori e agli "oli da doma"  che voi – personcine intelligenti – avete già capito che si rifanno all’odore, all’odorato equino e che ho già trattato nel post appena segnalato.

Lo so, la cosa non è fine, non è elegante, per voi: signori e signore e signorine attenti  ad eliminare anche il minimo effluvio naturale dai vostri corpi.

Per questo, i venditori di metodi naturali di addestramento dei lalli "saltano a piè pari" l’argomento "oli da doma" usatissimi in passato per la "doma dolce" e a quanto pare molto efficaci.

Ma oggi  "I METODI DOLCI" NON SONO FATTI PER I CAVALLI MA PER I "CAVALIERI", dunque si evitano gli efficacissimi oli puzzolenti, spiacevoli per il cavaliere/per il lallista,  ma che sarebbero apprezzati dal cavallo per comunicare dato che - come tutti sappiamo, come tutti dovremmo sapere - il lallo è estremamente sensibile agli odori.

In qualche maniera, con saponi, profumi e deodoranti, ci togliamo un importante mezzo di comunicazione con il cavallo.

Voi: - "profeti della comunicazione cavallina", per essere coerenti, non dovreste lavarvi, nè radervi i peli delle ascelle né tantomeno profumarvi… Jachino infatti non faceva niente di tutto questo, lo faceva assai di rado, sono sicuro che parte dei suoi poteri – che vi racconterò - dipendeva dall’olezzo, dall’afrore, dalla puzza, dal fetore che emanava.

I cavalli  - come noi del resto - sicuramente lo riconoscevano dalla puzza, si mettevano in soggezione appena si avvicinava, appena era nei paraggi… appena arrivava l’odorino.

D'altronde, quando ero piccolissimo, anni 50, si faceva il bagno una volta la settimana: - il Sabato ed eravamo una famiglia di “signori”, figurarsi il popolo, la plebe, il bagno lo facevano a Pasqua... forse.

Sicuramente, i nostri nonni comunicavano molto meglio coi loro lalli anche per questo, per  la loro identità odorifera che i cavalli, come i cani riconoscono benissimo.

Pulce, un bastandone decrepito, quasi cieco, una sera mi attaccò quando scesi da una macchina di un mio amico a lui sconosciuta…

Quando udì la mia voce che gli diceva:  “ma sei cretino !!” si buttò a terra, si pisciò addosso e mugolando mi chiese perdono del terribile abbaglio: - attaccare me che lo avevo preso piccolissimo dal bidone della spazzatura !…ma aveva ragione.

Macchina sconosciuta, sera buia, vista ormai scadente, non avevo ancora parlato, non poteva riconoscermi, sopratutto perché indossavo un nuovo profumo.

Dunque, a parte l’olezzo che vi ho descritto, Jachino era un ragazzone non molto alto  tarchiato, tarchiatissimo, senza collo con un po’ di panza frutto delle litrate di birra giornaliere, dei polsi come "truncuni" e una forza animalesca e una sopportazione del dolore incredibile e un coraggio che superava di gran lunga l'incoscienza.

C'è tutta una serie di annedotti su Jachino, di certo i lalli avevano soggezione di lui, forse perché li avvicinava da "bestia a bestia", questo è un episodio del quale son stato testimone diretto nel nostro maneggio di Casteldaccia una trentina d'anni fa: - 
lo vidi star dietro una giumenta col piede (il piede della giumenta) in mano, la cavalla cercava di scappare, ma Jac non la mollava,  dopo aver neutralizzato alcuni tentativi di scalciare e di scappare - non so come abbia fatto a resistere - ha ribaltato la cavalla per terra, e, tenendole la zampa tesa la ha fatto girare su se stessa.
Dopo di che la ha lasciata. La cavalla si rialzò, rimase immobile annichilita…si fece ferrare senza fare più nessuna resistenza.
Dimenticavo, la cavalla non si faceva ferrare i posteriori neanche sotto tranquillante, neanche nella travagghia,  da quella volta non ci furono più problemi. 

Un altro episodio - sul tema - tra i molti che ho visto, si riferisce ad un ragazzo della provincia di Agrigento,  lo conobbi a Medicavalli molti anni fa, credo facesse l'artiere in un agriturismo, parlava solo il suo dialetto, non penso che avesse finito le elementari, e credo non si fosse mai allontanato dall'Isola; aveva addestrato un bel cavallino siciliano di umilissime origini al: piaffo, alla levata, al passeggio...allo sliding stop, a coricarsi a camminare su due zampe a tempo di musica:  "abballa abballa" gli diceva.
Quando vide Oddo raccogliere il frustino da terra per porgerlo al suo cavaliere, mi si avvicinò per chiedermi come avessi fatto ad insegnarglielo, gli spiegai il trucco molto volentieri.

Per concludere torniamo alla domanda originale, perché quando "Più l'uomo è stupido e meglio (lo) capisce il suo cavallo" ?

Credo che per trattare i lalli, come per gli altri animali e per i bambini molto piccoli, non ci faccia male regredire allo uno stato di "stupidità"/di semplicità, di naturale paritetico approccio psichico...attenzione, sottolineo "psichico":  "parità psichica", non di stato poiché il lallo deve essere sempre lo strumento e il cavaliere il suonatore.

Infatti, la più bella definizione dell'equitazione dell'addestramento equestre - secondo me - è questa: - "il fine dell'equitazione è di far fare cose razionali ad un essere irrazionale", lo disse don Pedro Domeq Romero... non per niente in Spagna il lallo è chiamato: - "el noble bruto".

domenica 3 gennaio 2021

EQUITAZIONE UTILE O FUTILE?

 




Il lallo è stato un formidabile strumento per il lavoro, il trasporto, la caccia, la guerra... è l'animale che - prima della "rivoluzione industriale" - ha accorciato i tempi e le distanze dell'uomo . 
Allo stesso tempo, è sempre stato un simbolo di forza, potenza e bellezza per cui è assurto ad un rango quasi divino nell'immaginario umano. 
Ragion per cui, presso i "potenti", oltre ad assolvere al suo compito utilitaristico, è diventato - da tempi remotissimi - uno status simbol, pertanto fu bardato con materiali preziosi, cantato in epiche opere letterarie e rappresentato sublimemente da pittori e scultori.
Dalla "notte dei tempi", in ogni cultura, furono "inventate" selle e bardature spettacolari che - col tempo - son diventate caratteristiche del folclore locale e - in quanto tali - tramandate fino ai giorni nostri.
Detto questo, fino a 500 anni fa, non esisteva l'equitazione accademica, anche se il Principe Ateniese, 2500 anni fa, accenna - nel suo celebre trattatello - a qualche aria spettacolare ottenuta invero maldestramente. Naturalmente, ci son sempre state prove acrobatiche di destrezza a cavallo e il nobile equino è stato sottoposto ad ammaestramenti e trucchi circensi al pari di orsi, foche, criceti e cercopitechi... comunque, seguite il link e troverete l'argomento ampiamente sviscerato.
    Dunque, nelle accademie napoletane nacque l'equitazione che tuttavia marcò fin da subito e definitivamente la netta biforcazione che esisteva/esiste/esisterà tra l'equitazione utile e quella inutile che - purtuttavia - hanno una base comune, la bassa scuola.
    Ecco come Decarpentry definisce, nel suo fondamentale trattato Equitation Academique, la bassa scuola: la bassa scuola comprende tutti gli esercizi su una o due piste portati al massimo grado di regolarità a tutte le andature e a tutte le velocità fino all'inversione istantanea del galoppo nei cambi di direzione.
    JDO ribadisce e sottolinea lo stesso concetto: ... la nostra educazione, quella che trattiamo in questo libricino, riguarda  quello che chiamiamo l’addestramento di bassa scuola che arriva ai cambi di galoppo isolati e all’inizio del lavoro sugli ostacoli.
    Escludiamo ogni addestramento specifico riguardante le tre discipline olimpiche: salto, dressage, completo e l'equitazione accademica o di alta scuola.
    Del resto, la bassa scuola rappresenta la base fondamentale di ogni equitazione che, in seguito, potrà andare a specializzarsi.
    A questo punto torno a scrivere riguardo le "Guerre Festive" ampliando il concetto che, come vedete dal linco, è datato Febbraio 2011.
     Il libro di Pietro Maggio, è del 1680, alla fine del periodo barocco, e descrive i fasti nella felice e fedelissima citta di Palermo per le nozze del re Carlo II con Maria Luisa di Borbone, il testo è arricchito da splendide incisioni di Paolo Amato e Giovanni Battista Mansella che raffigurano le giostre, le parate, i caroselli e i cavalieri siciliani ritratti in sfarzose livree e preziose armature.
    Sia il testo che le immagini sono ormai quasi roccocò, l'arabesco, il ghirigoro e il ghiribizzo la fanno da padroni.
    Senza entrare in elucubrazioni sci-sci-scientifiche, il barocco è un'epoca nella quale l'autocelebrazione e la rappresentazione fastosa di se stessi, nella specie, del clero e della nobiltà è volta a meravigliare a stupire i propri pari e il "popolo bue" per così affermare e consolidare i propri poteri e i propri privilegi.

    Quella "gentaglia", lo fa attraverso tutte le arti a cominciare con l'architettura e - a cascata - con la pittura, con la scultura, con la musica, ecc. ecc.
    Il lallo non poteva sfuggire a quella situazione ed ecco che fu selezionato per mantelli particolari... vedi il "grigio isabella"... già, come avete visto nel linco, leggenda vuole che quella livrea equina derivi dal colore che assunse la biancheria intima della Regina Isabella non cambiata per molti mesi... attenzione, non si tratta di mutande perché a quell'epoca non erano state ancora inventate. (consigliovi di seguire il linco "briglie da culo" è assai divertente).
    Oltre i mantelli, si scelsero cavalli dalle lunghe e fluenti code e criniere, dall'aspetto imponente e dalle andature spettacolari.
    Naturalmente, le già fastose bardature si arricchirono ancora di fiocchi, di nastri, di cordoni, di penne, di piume e di altri sgargianti e preziosi orpelli, le carrozze divennero delle vere e proprie "opere d'arte" viaggianti tirate da attacchi da sogno e governate da cocchieri, da postiglioni, da staffieri, da paggi, da paggetti e dai "cavallerizzi di sportello".
    A questo punto, abbiamo cavalli spettacolari, con andature naturalmente pompose, agghindati con finimenti e bardature da sfarzo estremo, carrozze da sogno... tutto ciò era stato costruito per dar la possibilità ai potenti di esibire la loro vanità nelle passeggiate, nelle sfilate, nei "paseos", nei caroselli, nelle "fole" e nei tornei puntualmente organizzati  in onore di questo o quel sovrano, di questo o quel santo; per completare l'opera, bisognava fare in modo che i cavalli - con le belle o con le brutte - facessero "i ballerini".
    Abbiamo un problema!
    Le antiche accademie italiane, erano frequentate da appassionati professionisti che aspiravano a diventare delle etoile alla Scala, da coppie - altrettanto professionali  - che si specializzavano per competere in gare internazionali di tango, valzer, mazurca e fox trot ma anche da assoluti sprovveduti che si dedicavano alla pizzica o - se preferite - al ballo della mattonella.
    Eh già, allora si addestravano i cavalli per il combattimento, per le parate e le passeggiate, infatti, nello stesso ambiente trovavamo focosi stalloni da alta scuola e placide mule da cerusici, speziali e prelati più o meno alti: le chinee... per completezza di informazione, beccatevi pure quest'altro linco: dal vocabolario Treccani... da notare che in Sardegna, dove è antica usanza addestrare i lalli all'ambio, i lalli si chiamano con una parola che richiama il termine nel linco citato haquenée, infatti :
    acchètta s.f. cavalla piccola. Al fig. Acchetta brincadora: s’acchetta brincadora/accolla.
    Brincadora stà per saltatrice; accolla stà per domata;
    da cui: acchettu - cavallino e acchettone per cavallo grande 
    Altro termine sardo per cavallo è: caddhu o caddho... c'era una bella rivista che usciva in Sardegna che si si chiamava: Caddhos diretta da Lucio Gratani, grande uomo di cavalli.

    Da questo guazzabuglio, si è fatta largo l'idea, sostenuta specialmente dai militari, che l'alta scuola e le sue "arie" erano preparatorie alla guerra, o almeno, che fossero stilizzazioni di antiche tecniche mediovali di combattimento... falso, arcifalso!
    Fin da allora la divisione tra l'e. utile e l'e. inutile era ben chiara agli antichi maestri... meglio di me lo spiega Tommassini nel suo bel blog: Le Opere di Cavalleria, dunque leggete il linco, io proseguo nel mio ragionamento terraterra sull'equitazione inutile.
    "Premesso che l'equitazione classica, conservata in alcuni riconosciuti templi, praticata da pochi illustri maestri o utilizzata - per fini spettacolari - da seri professionisti (vedi Luraschi per il cinema e Bartabas per il teatro) è arte". Tutto il resto che ne discende è puro esibizionismo messo in pratica da velleitari "artisti" e da sedicenti "sportivi".

    In ordine del tutto casuale vediamo come le equitazioni inutili (quelle da pompa, da fasto, da sfarzo, da esobizione) sono sparse nel mondo. Cominciamo con le competizioni riservate all' American Saddlebred, già, come vedete dal linco esistono giudici,  abbigliamenti e punteggi specifici che regolamentano questo "sport".
     Ovviamente, c'è un duro addestramento e una ferrea selezione di razza per fissare quelle andature così particolari.
    Inoltre, quel lalli - poareti - sono ferrati in maniera "mostruosa" per sostenere quei movimenti così particolari, inoltre, spesso, tramite un'operazione chirurgica, si infila un pezzo di legno nella coda in maniera tale da tenerla sollevata come prevede lo standard di razza.
    Ora, perché si è creata una razza del genere? Perché si impegnano addestratori, maniscalchi, chirurghi per gareggiare o solo passeggiare con questi cavalli in quel modo? Qual'è l'utilità pratica di tutto ciò? La mia risposta la sapete, esiste un'altra meno futile spiegazione?

    Nell'isola di Minorca è ben viva - come vedete - questa tradizione e finquanto i lalli minorchini si esibiscono con quelle cabrate nella festa del santo patrono locale niente da dire, ma quando mi si dice di "doma" minorchina, di alta squola minorchina, di lalli nati per camminare su due zampe, il tutto corredato con costumi da ambasciatori da operetta, mi si "arma la mano".
    Come vedete, qualsiasi lallo con in groppa un ragazzotto di Bust'arsizio, se opportunamente addestrato, può stabilire il guiness di camminata su due zampe: 30 metri in 14 secondi, dico questo, per sottolineare l'entusiasmo col quale da noi viene accettata qualsiasi forma di stramberia equestre venduta come "alta squola". La domanda è la solita ma la ripeto: a cosa minchia serve far camminare un lallo sulle zampe posteriori?
    Torniamo in America, ma siccome l'argomento è ampio, apro un altro post a seguito di questo: Equitazione FUTILE, inutile... 










    N.B. I corsivi, quando non differentemente indicati e/o chiaramente contestualizzati, sono citazioni tratte da: Dresser c'est simple - Jean D'Oregeix - ed. Belin

    martedì 20 ottobre 2020

     

    domenica 24 maggio 2020

    SOGNO E SON MESTO.

    Il primo essere vivente di cui ho ricordo è un cavallo.
    Dovevo essere in braccio a qualcuno dato che la bestia ed io ci guardavamo vis a vis.
    Eravamo in una stalla, il cavallo era grande, scuro, e aveva un buon odore.
    Con mia madre, cercai di ricostruire di quale lallo si trattasse e quale periodo potesse essere.  
    Forse si trattava di Bona, una lalla da calesse di mio nonno: don Raffaé.
    Quando nacqui - 13 Marzo 1945 - mio nonno aveva smesso da tempo di fare il carrettiere ma continuava a spostarsi col biroccino, appunto, e, oltre a Bona, aveva 2 muli per i lavori in campagna.

    Secondo mia madre, Bona (baio oscuro) restò in casa fino al 1947 o forse fino al 1948, poi arrivò Canario un sauro dorato con una bellissima criniera bionda che fu, in seguito, sostituito da un mezzocavallo,  più facile da maneggiare e da governare di nome Cardillo (baio ciliegia con stellina in fronte).
    Qualche tempo dopo questo cambio  - 1956 - il nonno morì.
    Naturalmente ho ricordi vivissimi sia di quei due cavalli che dei due muli citati... e quest'ultimi furono i miei primi destrieri.

    Dunque, dovevo avere 2/3 anni per ricordarmi di Bona, ma forse, non è un vero ricordo, può darsi che sia una mia ricostruzione (inconscia) fatta a posteriori ascoltando i racconti di cavalli di mio nonno e di mia madre.
    Ma non ha importanza, perché nulla è cambiato... dopo oltre 70 anni ho ancora davanti agli occhi - questa volta ben tangibile - un cavallo nero dal "buon odore".
    Ovvero, tutto è cambiato... tranne il mio amore per i cavalli.

    Passata (tra poco... pochissimo) la mia generazione, e, forse quella  successiva, il cavallo sarà definitivamente il lallo, l'equitazione, anche quella "etica", sarà guardata con sospetto dalle anime belle e questa bestia avrà finalmente, ufficialmente, legalmente e definitivamente lo stato di animale d'affezione, di animale da compagnia.

    I bimbi del 2050, sapranno che il lallo un tempo era un preziosissimo animale da lavoro, d'utilità, ma guarderanno a questo fatto come a una "barbaria" come vediamo i combattimenti dei gladiatori dell'antica Roma o la condizione dell'infanzia ai tempi della Londra di Dickens.

    Mi rendo perfettamente conto che non si torna indietro ed è bene che sia così.
    Le due signore sotto hanno all'incirca la stessa età, quella a sx è una farmacista di Abbiategrasso, ha una figlia di 15 anni, avuta quando lei ne aveva 33, va a cavallo da dieci anni seguita da due "cape", ma di equitazione e cavalli non ha ancora capito un cazzo.
    Quella a dx è una contadina, ha 7 figli e ha fatto una dozzina di gravidanze, la prima a 15 anni.
    Di equitazione non ne sa una minchia ma va a cavallo da quando aveva 7 anni, il padre le ha spiegato quelle 4/5 cose necessarie per restare in sella, da del tu ai cavalli, ma anche ai maiali, capre, vacche, pecore e conigli.
    Come ho detto, non rimpiango nulla di quel tempo e bisogna adeguarsi, ma questo non significa mandare il cervello all'ammasso.

    Dunque, siamo/saremo di fronte a un bivio.... sob! Sarete di fronte ad un bivio, 

    • da un lato l'equitazione etica, etologica, in leggerezza, ragionata, razionale, naturale, dolce... zuccherata... mielosa... 
    • dall'altro la definitiva trasformazione del cavallo in animale d'affezione, in animale da compagnia.

    Prendere un cavallo... anzi un lallo sarà più impegnativo,  più responsabilizzante,  più oneroso e  più costoso di un matrimonio, e, a differenza di questo, la relazione donna/lallo sarà praticamente indissolubile.
    Ora, tra le stronzate e le liete puttanate in circolazione è difficile raccapezzarsi, tutti i depositari di classiche ricette e di innovativi metodi fanno di tutto per rendere le cose facili difficili e quelle difficili impossibili.
    Invece "Addestrare i cavalli è semplice"... parola di JDO, ma semplice non vuol dire facile!
    Ora, se in futuro ci sarà la definitiva trasformazione del cavallo in animale d'affezione, in animale da compagnia, allora tutto quello che c'è scritto in questo blog, in particolare in quest post in sospeso ha pochissimo valore, se invece l'equitazione, in qualche modo, continuerà, allora ci troverete le chiavi per governare l'assioma in maniera più delicata e confacente all'attuale immaginario collettivo.
    Eh già!
    Non si può fare la frittata senza rompere le uova, non si può praticare l'equitazione senza sottostare all'assioma di L'Hotte.
    Però c'è modo e modo.