venerdì 24 febbraio 2012
Caro Raffaele, stavo cercando il significato dell'aforisma di Anton Checov " Più l'uomo è stupido e meglio capisce il suo cavallo", volevo chiederti dato che l'hai utilizzato come firma magari potresti spiegarmi (se ti va) il significato. ha utilizzato questa frase in qualche sua opera? ti ringrazio in anticipo. segue firma.
Chi mi scrive è una utente di un forum al quale sono iscritto ma che non frequento da mesi, infatti questa sua è del Novembre 2011.
La frase si trova ne: - "I Quaderni del Dottor Checov", per quanto riguarda il significato, non c'è nessun arcano, è quello che è scritto.
Ma, siccome al lallista medio quest'aforisma sembra strano, lo aborre, mi piace chiarire l'argomento, per farlo, devo ricollegarmi ai sussurratori: - un post che già pubblicai.
Quand'ero bambino, incontrare "sussurratori" era normale, trattavasi di mandriani, pecorari, carrettieri, guardiani di porci.
Costoro avevano una consuetudine e una intimità con gli animali che oggi nel mondo industrializzato è del tutto perduta, erano persone analfabete, fornite di un vocabolario limitatissimo e strettamente dialettale, abituati a stare più tempo coi loro animali che con le loro famiglie, capivano con uno sguardo se una vacca stava male o se un mulo era sul procinto di scalciare.Mio nonno aveva una stalla, ci allevava vacche e vitelli "facendo a parte" con una famiglia che ci badava.
Un giorno un vitellone rimase impigliato con la mordacchia alla mangiatoia, si agitava e dava testate nel muro, io me ne accorsi - avevo 6/7 anni ed ero sempre tra gli animali - detti l'allarme, arrivò Giugiù il figlio del vaccaro - avrà avuto 15 anni - con la massima naturalezza si avvicinò al bestione, gli "dette la voce": un suono gutturale, l'animale si acquietò e restò fermo tutto il tempo necessario per sciogliere la fune dalle corna...Giugiù era "malato", non parlava, si faceva capire con suoni gesti e mezzeparole.
Dunque, "Più l'uomo è stupido e meglio (lo) capisce il suo cavallo"..."meglio lo capiscono gli altri animali" direi io...ma la comprensione - in quelle fattispecie - è reciproca.
Posso confermarvi che è cosi: Jachino, maniscalco, (si fa per dire: - attacca i ferri ai cavalli) è un personaggio emblematico, è la dimostrazione di quanto disse Checov.
Se c'è qualche cavaliere o cavallaro palermitano che mi legge, potrebbe confermare quello che sto per scrivere...Jachino in certi ambienti era/è conosciutissimo: - un mito.
Io non lo vedo da anni, mi dicono che è semialcolizzato, pieno di cicatrici dei colpi presi in tanti anni di "carriera"; ferra solo cavallacci da carretto e rozze intrattabili rifiutate dagli altri maniscalchi.
Da giovane, viaggiava col padre, infatti non aveva/non ha il senso del danaro, il suo cervello era/è come quello di un bimbo di 10 anni, neanche troppo sveglio, ora che il padre è morto lo accompagna la moglie.
Il riferimento a Jachino, oltre che a Checov, va ai sussurratori e agli "oli da doma" che voi – personcine intelligenti – avete già capito che si rifanno all’odore, all’odorato equino e che ho già trattato nel post appena segnalato.
Lo so, la cosa non è fine, non è elegante, per voi: signori e signore e signorine attenti ad eliminare anche il minimo effluvio naturale dai vostri corpi.
Per questo, i venditori di metodi naturali di addestramento dei lalli "saltano a piè pari" l’argomento "oli da doma" usatissimi in passato per la "doma dolce" e a quanto pare molto efficaci.
Ma oggi "I METODI DOLCI" NON SONO FATTI PER I CAVALLI MA PER I "CAVALIERI", dunque si evitano gli efficacissimi oli puzzolenti, spiacevoli per il cavaliere/per il lallista, ma che sarebbero apprezzati dal cavallo per comunicare dato che - come tutti sappiamo, come tutti dovremmo sapere - il lallo è estremamente sensibile agli odori.
In qualche maniera, con saponi, profumi e deodoranti, ci togliamo un importante mezzo di comunicazione con il cavallo.
Voi: - "profeti della comunicazione cavallina", per essere coerenti, non dovreste lavarvi, nè radervi i peli delle ascelle né tantomeno profumarvi… Jachino infatti non faceva niente di tutto questo, lo faceva assai di rado, sono sicuro che parte dei suoi poteri – che vi racconterò - dipendeva dall’olezzo, dall’afrore, dalla puzza, dal fetore che emanava.
I cavalli - come noi del resto - sicuramente lo riconoscevano dalla puzza, si mettevano in soggezione appena si avvicinava, appena era nei paraggi… appena arrivava l’odorino.
Dunque, a parte l’olezzo che vi ho descritto, Jachino era un ragazzone non molto alto tarchiato, tarchiatissimo, senza collo con un po’ di panza frutto delle litrate di birra giornaliere, dei polsi come "truncuni" e una forza animalesca e una sopportazione del dolore incredibile e un coraggio che superava di gran lunga l'incoscienza.
C'è tutta una serie di annedotti su Jachino, di certo i lalli avevano soggezione di lui, forse perché li avvicinava da "bestia a bestia", questo è un episodio del quale son stato testimone diretto nel nostro maneggio di Casteldaccia una trentina d'anni fa: -
Lo so, la cosa non è fine, non è elegante, per voi: signori e signore e signorine attenti ad eliminare anche il minimo effluvio naturale dai vostri corpi.
Per questo, i venditori di metodi naturali di addestramento dei lalli "saltano a piè pari" l’argomento "oli da doma" usatissimi in passato per la "doma dolce" e a quanto pare molto efficaci.
Ma oggi "I METODI DOLCI" NON SONO FATTI PER I CAVALLI MA PER I "CAVALIERI", dunque si evitano gli efficacissimi oli puzzolenti, spiacevoli per il cavaliere/per il lallista, ma che sarebbero apprezzati dal cavallo per comunicare dato che - come tutti sappiamo, come tutti dovremmo sapere - il lallo è estremamente sensibile agli odori.
In qualche maniera, con saponi, profumi e deodoranti, ci togliamo un importante mezzo di comunicazione con il cavallo.
Voi: - "profeti della comunicazione cavallina", per essere coerenti, non dovreste lavarvi, nè radervi i peli delle ascelle né tantomeno profumarvi… Jachino infatti non faceva niente di tutto questo, lo faceva assai di rado, sono sicuro che parte dei suoi poteri – che vi racconterò - dipendeva dall’olezzo, dall’afrore, dalla puzza, dal fetore che emanava.
I cavalli - come noi del resto - sicuramente lo riconoscevano dalla puzza, si mettevano in soggezione appena si avvicinava, appena era nei paraggi… appena arrivava l’odorino.
D'altronde, quando ero piccolissimo, anni 50, si faceva il bagno una volta la settimana: - il Sabato ed eravamo una famiglia di “signori”, figurarsi il popolo, la plebe, il bagno lo facevano a Pasqua... forse.
Sicuramente, i nostri nonni comunicavano molto meglio coi loro lalli anche per questo, per la loro identità odorifera che i cavalli, come i cani riconoscono benissimo.
Pulce, un bastandone decrepito, quasi cieco, una sera mi attaccò quando scesi da una macchina di un mio amico a lui sconosciuta…
Quando udì la mia voce che gli diceva: “ma sei cretino !!” si buttò a terra, si pisciò addosso e mugolando mi chiese perdono del terribile abbaglio: - attaccare me che lo avevo preso piccolissimo dal bidone della spazzatura !…ma aveva ragione.
Macchina sconosciuta, sera buia, vista ormai scadente, non avevo ancora parlato, non poteva riconoscermi, sopratutto perché indossavo un nuovo profumo.
C'è tutta una serie di annedotti su Jachino, di certo i lalli avevano soggezione di lui, forse perché li avvicinava da "bestia a bestia", questo è un episodio del quale son stato testimone diretto nel nostro maneggio di Casteldaccia una trentina d'anni fa: -
lo vidi star dietro una giumenta col piede (il piede della giumenta) in mano, la cavalla cercava di scappare, ma Jac non la mollava, dopo aver neutralizzato alcuni tentativi di scalciare e di scappare - non so come abbia fatto a resistere - ha ribaltato la cavalla per terra, e, tenendole la zampa tesa la ha fatto girare su se stessa.
Dopo di che la ha lasciata. La cavalla si rialzò, rimase immobile annichilita…si fece ferrare senza fare più nessuna resistenza.
Dimenticavo, la cavalla non si faceva ferrare i posteriori neanche sotto tranquillante, neanche nella travagghia, da quella volta non ci furono più problemi.
Un altro episodio - sul tema - tra i molti che ho visto, si riferisce ad un ragazzo della provincia di Agrigento, lo conobbi a Medicavalli molti anni fa, credo facesse l'artiere in un agriturismo, parlava solo il suo dialetto, non penso che avesse finito le elementari, e credo non si fosse mai allontanato dall'Isola; aveva addestrato un bel cavallino siciliano di umilissime origini al: piaffo, alla levata, al passeggio...allo sliding stop, a coricarsi a camminare su due zampe a tempo di musica: "abballa abballa" gli diceva.
Quando vide Oddo raccogliere il frustino da terra per porgerlo al suo cavaliere, mi si avvicinò per chiedermi come avessi fatto ad insegnarglielo, gli spiegai il trucco molto volentieri.
Per concludere torniamo alla domanda originale, perché quando "Più l'uomo è stupido e meglio (lo) capisce il suo cavallo" ?
Credo che per trattare i lalli, come per gli altri animali e per i bambini molto piccoli, non ci faccia male regredire allo uno stato di "stupidità"/di semplicità, di naturale paritetico approccio psichico...attenzione, sottolineo "psichico": "parità psichica", non di stato poiché il lallo deve essere sempre lo strumento e il cavaliere il suonatore.
Infatti, la più bella definizione dell'equitazione dell'addestramento equestre - secondo me - è questa: - "il fine dell'equitazione è di far fare cose razionali ad un essere irrazionale", lo disse don Pedro Domeq Romero... non per niente in Spagna il lallo è chiamato: - "el noble bruto".
Un altro episodio - sul tema - tra i molti che ho visto, si riferisce ad un ragazzo della provincia di Agrigento, lo conobbi a Medicavalli molti anni fa, credo facesse l'artiere in un agriturismo, parlava solo il suo dialetto, non penso che avesse finito le elementari, e credo non si fosse mai allontanato dall'Isola; aveva addestrato un bel cavallino siciliano di umilissime origini al: piaffo, alla levata, al passeggio...allo sliding stop, a coricarsi a camminare su due zampe a tempo di musica: "abballa abballa" gli diceva.
Quando vide Oddo raccogliere il frustino da terra per porgerlo al suo cavaliere, mi si avvicinò per chiedermi come avessi fatto ad insegnarglielo, gli spiegai il trucco molto volentieri.
Per concludere torniamo alla domanda originale, perché quando "Più l'uomo è stupido e meglio (lo) capisce il suo cavallo" ?
Credo che per trattare i lalli, come per gli altri animali e per i bambini molto piccoli, non ci faccia male regredire allo uno stato di "stupidità"/di semplicità, di naturale paritetico approccio psichico...attenzione, sottolineo "psichico": "parità psichica", non di stato poiché il lallo deve essere sempre lo strumento e il cavaliere il suonatore.
Infatti, la più bella definizione dell'equitazione dell'addestramento equestre - secondo me - è questa: - "il fine dell'equitazione è di far fare cose razionali ad un essere irrazionale", lo disse don Pedro Domeq Romero... non per niente in Spagna il lallo è chiamato: - "el noble bruto".




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