LE OPERE DI "CAVALLARERIA".
Sopra vedete il generale L'Hotte, che non abbisogna di ulteriori presentazioni, con affianco uno sconosciuto "cavallaro" della prima metà del secolo scorso.
Probabilmente è un contadino, un pastore, un commerciante di animali... chissà. Di certo era un benestante, dato che, a quel tempo, solo i nobili, i benestanti e i militari avevano cavalli, mentre i muli e gli asini erano i mezzi di trasporto del "popolo" dell'italietta ancora agricola. Dovete notare che l'assetto e la tenuta di redini del grande cavallerizzo e dell'ignoto cavaliere sono simili... sono uguali, perché? Allora, proviamo a vedere l'equitazione, di ieri e di oggi, con gli occhi di un vecchio cavallaro.



lunedì 19 ottobre 2020

Secondo me.

Quando sento/leggo secondo me, automaticamente, come un riflesso pabloviano, sento  l'urlo liberatorio di Fantozzi: secondo me... la corazzata Potëmkin è..... .....una cagata pazzesca! 
Ovviamente si tratta di punti di vista, il film di Eisenstein, malgrado
la lapidaria definizione fantozziana, resta un caposaldo nella storia del cinema, questo non esclude che si possa lietamente apprezzare anche Giovannona Coscialunga (oh Edvige!) e Pulp Fiction.

Secondo me, l'errore più grosso che si è fatto da sempre è che - da noi - l'equitazione accademica e quella militare sono state considerate le uniche fonti di apprendimento equestre e da queste sono derivati gli attuali metodi di istruzione.
Inoltre, l'ammansimento e la doma dei cavalli erano considerati delle attività non consone a un cavaliere, pertanto, la responsabilità di queste importantissime fasi erano delegate ai cassecou, agli scavezzacollo, ai cozzoni, ai piqueurs  agli scozzonatori, ai grooms, ai palafrenieri, ai cavalcanti, in una parola: ai cavallari, categoria alla quale mi pregio di appartenere, sia pure parzialmente "ripulito" da alcune buone letture.

Secondo me, se si fosse guardato anche all'equitazione cavallara tutto sarebbe stato più semplice con meno pena per i cavalli e più gioia del cuore per i cavalieri.
Attenzione, l'establishment ha considerato e considera "cavallaro" tutto ciò che non è in linea con le sue regole "ufficiali", con il suo comun sentire.

Così, dai cavalieri selvaggi del buzkashi, a quelli brutali del kok boru, ai gauci sporchi e cattivi, a CMU* e a JDO**... tutti cavallari!

Secondo me, la maggior parte degli esercizi e dei precetti del dressage sono inutili se non dannosi per i nostri lalli quotidiani, questo è uno sport fine a se stesso e consiste in piccole e grandi torture fatte a bellissime bestie soltanto per vellicare il vacuo, umano esibizionismo.

Secondo me,l'equitazione accademica (che vi ostinate a chiamar classica), quella di fantasia e quella da circo dovrebbero essere praticate solo da pochi riconosciuti maestri e da organizzazioni di solida e provata competenza e tradizione, sapendo che, in quei casi, la costrizione è massima e - spesso - sfocia nella violenza e nella brutalità.

Secondo me,  l'assetto cavallaro... quello "seduto come su una poltrona", contrario all'assetto "ufficiale" che adesso si insegna, è più sicuro, più naturale e più facile da apprendere.

Secondo me, alcune cose dell'equitazione viste dalla prospetttiva del cavallaro di un cavallaro che nel 1955 aveva 10 anni.

La guerra era appena finita, il boom economico non era ancora arrivato, al paese di mio nonno, carrettiere per una vita, c'erano:
  • forse, 10.000 abitanti;
  • forse, 4.000 equini, la maggior parte muli;
  • forse, una ventina di buoi e alcune vacche per l'aratura;
  • forse,una diecina di camion;
  • forse, 100 automobili;
  • forse, 5/6 trattori.
Il cavallaro ha ripetuto il "forse" fino alla nausea per sottolineare che questi dati non sono frutto di una ricerca scientifica ma si basano sui ricordi di un bambino, ma credo si avvicinino molto alla realtà.
Quella realtà, dell'Italietta rurale e contadina era più vicina all'ottocento, ai tempi di L'Hotte, che ai tempi dell'Autostrada del Sole allora in costruzione, infatti:
  • il pomeriggio, attorno al braciere d'inverno, sotto il pergolato d'estate tutta la famiglia  recitava il rosario e faceva l'elenco dei "misteri gaudiosi"... ecco perché son diventato ateo.
  • Nelle botteghe dei maniscalchi, le incudini "cantavano" tutto il giorno a fabbricar chiodi e ferri di cavallo.
  • In un angolo a nord della casa, in un posto fresco e ventilato, c'era la moschiera, una specie di gabbia per polli appesa al muro dove si tenevano i cibi, aveva una rete di metallo fittissima per evitare di fare entrare le mosche, appunto... tra qualche anno sarebbe arrivato un panciutissimo frigorifero IGNIS che durò oltre due decenni.
  • La mattina presto passava il "craparo" che riempiva di latte i recipienti che le mamme gli portavano, mungendo le sue "ragasse" sul posto. 
  • Nella macelleria equina finivano gli animali a fine carriera e quelli incidentati, oltre -naturalmente - i puledri in surplus; nelle macellerie "normali", si vendeva la carne di vacca riconoscibile perché il "grasso" era giallastro, niente andava sprecato, così, a poco prezzo (allora) i "poveri" potevano mangiare la carne.
.Potrei continuare a lungo l'elenco di cose oggi inconcepibili, strane, agli occhi dei miei figli, figurarsi a quelli dei miei nipoti, ma torniamo al tema.

Dunque, alcune questioni equestri, viste coll'occhio cavallaro, di questo cavallaro che  conosce un pochino i "testi sacri", assumono una valenza e un significato forse interessanti.

Li vogliamo vedere ?

Vediamoli, ma non prima di aver sottolineato che - attualmente - l'istruzione equestre, quale sia l'origine: militare, accademica, di lavoro o innovativa è troppo seriosa, troppo autoreferenziale, castra fin da subito la "gioia del cuore" ... una speranza?

I ponigheims.... e se quello spirito giocoso, quel trasporto gioioso di fanciulli persistesse fino agli ottant'anni.


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