sabato 11 maggio 2019
Dove eravamo rimasti?
Ah si!Considero, l'addestramento di Carlos Maria "Polito" Ulloa il più moderno efficace e utile, che coincide - per "convergenza parallela" - con il metodo di Jean D'Orgeix.
JDO era un nobile francese, attore, pilota acrobatico, cacciatore di "caccia grossa" in Africa, viaggiatore, politico, scrittore e in possesso di una grande cultura equestre, stranamente, era stato un campione di s.o. con un palmares strepitoso a livello di elite mondiale, inoltre, è stato il tecnico della nazionale francese di s.o. vincente - tra l'altro - della medaglia d'oro alle Olimpiadi di Montreal.
Invece, CMU - in buona sostanza - è un gaucho, un cavallaro che si evoluto sul campo perché "costretto" ad addestrare cavalli di razza pregiata... polo argentina, appunto.
Invece, CMU - in buona sostanza - è un gaucho, un cavallaro che si evoluto sul campo perché "costretto" ad addestrare cavalli di razza pregiata... polo argentina, appunto.
Ma cos'è la convergenza parallela?
Ce lo spiegano gli evoluzionisti con questo classico esempio:
I delfini e gli squali - pur essendo gli uni mammiferi e gli altri pesci - si somigliano tantissimo per "convergenza parallela".
L'ambiente acquatico ha plasmato la loro forma alla stessa maniera idrodinamica per evoluzione parallela:
L'ambiente acquatico ha plasmato la loro forma alla stessa maniera idrodinamica per evoluzione parallela:

Ecco, vedete?
I due cavalieri hanno un assetto simile e, similmente, tengono le mani alte e le redini lasche.
Ora, qual'è l'acqua (che deve essere la stessa) nella quale si son adattati questi due personaggi?
A quali esigenze hanno dato le stesse risposte - (forse) all'insaputa l'uno dell'altro - il cavallaro e il cavaliere?
E' facile rispondere: tutti e due avevano il bisogno di avere il cavallo come il "prolungamento" di se stessi e che il cavallo
si esprimesse in velocità, e tutti e due hanno capito che i risultati sarebbero stati migliori educando la mente del cavallo, piuttosto che addestrarlo fisicamente.JDO lo spiega magnificamente nel suo Dresser c'est Simple, CMU - in moltissime interviste e conferenze e stages dice più o meno le stesse cose.
In particolare, mi ha colpito l'importanza che da alla genetica e alla "motivazione" come elementi fondanti per la formazione dei cavalli da polo.
In particolare, mi ha colpito l'importanza che da alla genetica e alla "motivazione" come elementi fondanti per la formazione dei cavalli da polo.
Pare che nel polo, l'importanza del cavallo sia fondamentale e - capita - che alcuni di questi nascano con un quid per il quale sembra che sappiano già cosa fare in campo.
In realtà, si tratta di soggetti particolarmente sensibili all'apprendimento con la predisposizione a dare risposte immediate ai minimi comandi del cavaliere, portati a quell'eccellenza dall'incontro con le "mani sapienti"... questo io credo.
Prima di proseguire, voglio fare un ritrattino del Nostro per meglio capire il suo tragitto e perché la sua doma che ha tantissimi punti in comune con il metodo di JDO.
A proposito di regole, beccatevi questa descrizione semiseria del regolamento "polare" dedicato a noi principianti.
In Argentina si dice: se nasci ricco giochi al polo, se nasci poareto giochi al calcio.
Polito nasce in una famiglia agiata, proprietaria terriera, con nonno et padre polisti al tempo in cui i polisti erano tutti dilettanti, lo sport era riservato ai esclusivamente ai "figli di papà", tra i quali spiccavano i rampolli di teste coronate e di nobilità di più o meno alto lignaggio.
Seguendo i coleri del padre - importante avvocato - il Nostro si impegna negli studi, ma torna sempre al "campo" tra i gauci e tra i suoi amati lalli, dedicandosi financo alle jinetade nelle quali primeggia diventando campion local.
Ai 20anni, quando si tratta di decidere il suo destino, si scontra con la famiglia che lo voleva serio professionista nelle aule dei tribunali, e si dedica anima e corpo alla doma dei cavalli da polo.
Organizza un centro di doma, si sposa con Monica, ha 4 figli il primo dei quali - oggi - è un importante giocatore di polo professionista negli USA.
In Argentina si dice: se nasci ricco giochi al polo, se nasci poareto giochi al calcio.
Polito nasce in una famiglia agiata, proprietaria terriera, con nonno et padre polisti al tempo in cui i polisti erano tutti dilettanti, lo sport era riservato ai esclusivamente ai "figli di papà", tra i quali spiccavano i rampolli di teste coronate e di nobilità di più o meno alto lignaggio.
Seguendo i coleri del padre - importante avvocato - il Nostro si impegna negli studi, ma torna sempre al "campo" tra i gauci e tra i suoi amati lalli, dedicandosi financo alle jinetade nelle quali primeggia diventando campion local.
Ai 20anni, quando si tratta di decidere il suo destino, si scontra con la famiglia che lo voleva serio professionista nelle aule dei tribunali, e si dedica anima e corpo alla doma dei cavalli da polo.
Organizza un centro di doma, si sposa con Monica, ha 4 figli il primo dei quali - oggi - è un importante giocatore di polo professionista negli USA.
Dunque, dicevamo della genetica ecco cosa dice CMU a tal proposito:
... sebbene la genetica non sia infallibile, evidentemente, i cavalli selezionati per giocare al polo hanno buone possibilità di ereditare le qualità dei loro progenitori.
Questo non vuol dire che cavalli di altre origini non possano riuscir bene e diventare dei giocatori eccellenti, ma sono "sorprese".
Comunque, quello che è importante per un lallo da polo, più che la struttura sono i movimenti che devono essere agili e radenti al suolo, infatti capita che cavalli di taglia, con queste qualità, riescano molto bene, mentre cavalli piccoli che alzano gli arti e saltellano non sono adatti per giocare al polo.
Generalmente i cavalli di buona genetica diventano tutti buoni cavalli da polo.
Il cavallo impara per ripetizione e per memoria, con delle eccellenze in alcuni particolari soggetti che sembrano capire e anticipare ciò che vuole il cavaliere.
Questo non vuol dire che cavalli di altre origini non possano riuscir bene e diventare dei giocatori eccellenti, ma sono "sorprese".
Comunque, quello che è importante per un lallo da polo, più che la struttura sono i movimenti che devono essere agili e radenti al suolo, infatti capita che cavalli di taglia, con queste qualità, riescano molto bene, mentre cavalli piccoli che alzano gli arti e saltellano non sono adatti per giocare al polo.
Generalmente i cavalli di buona genetica diventano tutti buoni cavalli da polo.
Il cavallo impara per ripetizione e per memoria, con delle eccellenze in alcuni particolari soggetti che sembrano capire e anticipare ciò che vuole il cavaliere.
Qualcuno mi dirà che non sono sano di mente, ma ci sono cavalli di grande genetica che hanno queste virtù.
I giocatori li riconoscono e li chiamano gli "eletti"... hanno una vivacità speciale, hanno un intuito particolare e spesso anticipano i comandi, tutto ciò è molto di più che frutto del semplice addestramento.
Nella "doma da campo", si muovono i vitelli e ci sono cavalli che indietreggiano, spingono, volteggiano naturalmente e ti rendi conto che a loro piace quel lavoro.
Allo stesso modo, succede che ci siano cavalli che sembra che gli piaccia giocare al polo, e danno la sensazione di capire le regole del gioco.
I giocatori li riconoscono e li chiamano gli "eletti"... hanno una vivacità speciale, hanno un intuito particolare e spesso anticipano i comandi, tutto ciò è molto di più che frutto del semplice addestramento.
Nella "doma da campo", si muovono i vitelli e ci sono cavalli che indietreggiano, spingono, volteggiano naturalmente e ti rendi conto che a loro piace quel lavoro.
Allo stesso modo, succede che ci siano cavalli che sembra che gli piaccia giocare al polo, e danno la sensazione di capire le regole del gioco.
Addestriamo i lalli basandoci sulla ripetizione sistematica evitando per principio l'imposizione forzata. (potete vedere il risultato di questo lavoro il sottostante video... la cavalla si chiama Fanta)
Poi, si tratta semplicemente di legare i distinti esercizi l'un coll'altro... ma - per i motivi appena accennati - ritengo che il lavoro coi bovini, per i lalli da polo, sia indispensabile.
Infatti, essi lavorano con un obiettivo ben determinato e pare che lo capiscano facilmente... quindi, li si può osservare come si comportano coi vitelli, cosa che è impossibile sperimentare col cavallo che lavora da solo.
Allora, se il lallo risponde bene, quegli atteggiamenti, saranno sicuramente mantenuti nell'agone del polo e il cavallo - abituato a trabajar con las vacas - sarà pronto da subito alle "baruffe" e alle "sportellate" con gli avversari nelle "chancas".
Infatti, Polito, dopo la vera e propria preparazione che dura 4/6 mesi, concede ai suoi puledri un mese di riposo, poi li mette per un paio di mesi a trabajar con las vacas, dopo di che son pronti per la competizione che possono mantenere ad alto livello per almeno 10 anni.
Bé, non ho numeri, statistiche, certezze, ma, da quanto ho letto in giro, pare che i lalli da dressage (quindi anche quelli da reining) siano quelli con più problemi mentali.
Secondo me, è perché non capiscono il senso del loro lavoro, specialmente quando è portato alle massime finezze.
Dunque, anche se sembrerebbe una affermazione di una signora lallista, Polito ritiene che sia molto importante che i lalli capiscano che il loro lavoro ha uno scopo: bloccare i vitelli, inseguire una pallina, saltare degli ostacoli senza farli cadere sono scopi che i lalli comprendono benissimo, molto più difficile è spiegare al lallone da dressage il perché debba fare il piaffero, la passeggiata e la spalla in derento... anche perché anch'io non l'ho ancora ben capito.
Dunque, anche se sembrerebbe una affermazione di una signora lallista, Polito ritiene che sia molto importante che i lalli capiscano che il loro lavoro ha uno scopo: bloccare i vitelli, inseguire una pallina, saltare degli ostacoli senza farli cadere sono scopi che i lalli comprendono benissimo, molto più difficile è spiegare al lallone da dressage il perché debba fare il piaffero, la passeggiata e la spalla in derento... anche perché anch'io non l'ho ancora ben capito.



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