Il lallo è stato un formidabile strumento per il lavoro, il trasporto, la caccia, la guerra... è l'animale che - prima della "rivoluzione industriale" - ha accorciato i tempi e le distanze dell'uomo .
Allo stesso tempo, è sempre stato un simbolo di forza, potenza e bellezza per cui è assurto ad un rango quasi divino nell'immaginario umano.
Ragion per cui, presso i "potenti", oltre ad assolvere al suo compito utilitaristico, è diventato - da tempi remotissimi - uno status simbol, pertanto fu bardato con materiali preziosi, cantato in epiche opere letterarie e rappresentato sublimemente da pittori e scultori.
Dalla "notte dei tempi", in ogni cultura, furono "inventate" selle e bardature spettacolari che - col tempo - son diventate caratteristiche del folclore locale e - in quanto tali - tramandate fino ai giorni nostri.
Detto questo, fino a 500 anni fa, non esisteva l'equitazione accademica, anche se il Principe Ateniese, 2500 anni fa, accenna - nel suo celebre trattatello - a qualche aria spettacolare ottenuta invero maldestramente. Naturalmente, ci son sempre state prove acrobatiche di destrezza a cavallo e il nobile equino è stato sottoposto ad ammaestramenti e trucchi circensi al pari di orsi, foche, criceti e cercopitechi... comunque, seguite il link e troverete l'argomento ampiamente sviscerato.
N.B. I corsivi, quando non differentemente indicati e/o chiaramente contestualizzati, sono citazioni tratte da: Dresser c'est simple - Jean D'Oregeix - ed. Belin
Ragion per cui, presso i "potenti", oltre ad assolvere al suo compito utilitaristico, è diventato - da tempi remotissimi - uno status simbol, pertanto fu bardato con materiali preziosi, cantato in epiche opere letterarie e rappresentato sublimemente da pittori e scultori.
Dalla "notte dei tempi", in ogni cultura, furono "inventate" selle e bardature spettacolari che - col tempo - son diventate caratteristiche del folclore locale e - in quanto tali - tramandate fino ai giorni nostri.
Detto questo, fino a 500 anni fa, non esisteva l'equitazione accademica, anche se il Principe Ateniese, 2500 anni fa, accenna - nel suo celebre trattatello - a qualche aria spettacolare ottenuta invero maldestramente. Naturalmente, ci son sempre state prove acrobatiche di destrezza a cavallo e il nobile equino è stato sottoposto ad ammaestramenti e trucchi circensi al pari di orsi, foche, criceti e cercopitechi... comunque, seguite il link e troverete l'argomento ampiamente sviscerato.
Dunque, nelle accademie napoletane nacque l'equitazione che tuttavia marcò fin da subito e definitivamente la netta biforcazione che esisteva/esiste/esisterà tra l'equitazione utile e quella inutile che - purtuttavia - hanno una base comune, la bassa scuola.
Ecco come Decarpentry definisce, nel suo fondamentale trattato Equitation Academique, la bassa scuola: la bassa scuola comprende tutti gli esercizi su una o due piste portati al massimo grado di regolarità a tutte le andature e a tutte le velocità fino all'inversione istantanea del galoppo nei cambi di direzione.
JDO ribadisce e sottolinea lo stesso concetto: ... la nostra educazione, quella che trattiamo in questo libricino, riguarda quello che chiamiamo l’addestramento di bassa scuola che arriva ai cambi di galoppo isolati e all’inizio del lavoro sugli ostacoli.
Escludiamo ogni addestramento specifico riguardante le tre discipline olimpiche: salto, dressage, completo e l'equitazione accademica o di alta scuola.
JDO ribadisce e sottolinea lo stesso concetto: ... la nostra educazione, quella che trattiamo in questo libricino, riguarda quello che chiamiamo l’addestramento di bassa scuola che arriva ai cambi di galoppo isolati e all’inizio del lavoro sugli ostacoli.
Escludiamo ogni addestramento specifico riguardante le tre discipline olimpiche: salto, dressage, completo e l'equitazione accademica o di alta scuola.Del resto, la bassa scuola rappresenta la base fondamentale di ogni equitazione che, in seguito, potrà andare a specializzarsi.
Sia il testo che le immagini sono ormai quasi roccocò, l'arabesco, il ghirigoro e il ghiribizzo la fanno da padroni.
Senza entrare in elucubrazioni sci-sci-scientifiche, il barocco è un'epoca nella quale l'autocelebrazione e la rappresentazione fastosa di se stessi, nella specie, del clero e della nobiltà è volta a meravigliare a stupire i propri pari e il "popolo bue" per così affermare e consolidare i propri poteri e i propri privilegi.
Quella "gentaglia", lo fa attraverso tutte le arti a cominciare con l'architettura e - a cascata - con la pittura, con la scultura, con la musica, ecc. ecc.
Il lallo non poteva sfuggire a quella situazione ed ecco che fu selezionato per mantelli particolari... vedi il "grigio isabella"... già, come avete visto nel linco, leggenda vuole che quella livrea equina derivi dal colore che assunse la biancheria intima della Regina Isabella non cambiata per molti mesi... attenzione, non si tratta di mutande perché a quell'epoca non erano state ancora inventate. (consigliovi di seguire il linco "briglie da culo" è assai divertente).
Oltre i mantelli, si scelsero cavalli dalle lunghe e fluenti code e criniere, dall'aspetto imponente e dalle andature spettacolari.
Naturalmente, le già fastose bardature si arricchirono ancora di fiocchi, di nastri, di cordoni, di penne, di piume e di altri sgargianti e preziosi orpelli, le carrozze divennero delle vere e proprie "opere d'arte" viaggianti tirate da attacchi da sogno e governate da cocchieri, da postiglioni, da staffieri, da paggi, da paggetti e dai "cavallerizzi di sportello".
A questo punto, abbiamo cavalli spettacolari, con andature naturalmente pompose, agghindati con finimenti e bardature da sfarzo estremo, carrozze da sogno... tutto ciò era stato costruito per dar la possibilità ai potenti di esibire la loro vanità nelle passeggiate, nelle sfilate, nei "paseos", nei caroselli, nelle "fole" e nei tornei puntualmente organizzati in onore di questo o quel sovrano, di questo o quel santo; per completare l'opera, bisognava fare in modo che i cavalli - con le belle o con le brutte - facessero "i ballerini".
Abbiamo un problema!
Le antiche accademie italiane, erano frequentate da appassionati professionisti che aspiravano a diventare delle etoile alla Scala, da coppie - altrettanto professionali - che si specializzavano per competere in gare internazionali di tango, valzer, mazurca e fox trot ma anche da assoluti sprovveduti che si dedicavano alla pizzica o - se preferite - al ballo della mattonella.
Eh già, allora si addestravano i cavalli per il combattimento, per le parate e le passeggiate, infatti, nello stesso ambiente trovavamo focosi stalloni da alta scuola e placide mule da cerusici, speziali e prelati più o meno alti: le chinee... per completezza di informazione, beccatevi pure quest'altro linco: dal vocabolario Treccani... da notare che in Sardegna, dove è antica usanza addestrare i lalli all'ambio, i lalli si chiamano con una parola che richiama il termine nel linco citato haquenée, infatti :
acchètta s.f. cavalla piccola. Al fig. Acchetta brincadora: s’acchetta brincadora/accolla.
Brincadora stà per saltatrice; accolla stà per domata;
da cui: acchettu - cavallino e acchettone per cavallo grande
Altro termine sardo per cavallo è: caddhu o caddho... c'era una bella rivista che usciva in Sardegna che si si chiamava: Caddhos diretta da Lucio Gratani, grande uomo di cavalli.
Da questo guazzabuglio, si è fatta largo l'idea, sostenuta specialmente dai militari, che l'alta scuola e le sue "arie" erano preparatorie alla guerra, o almeno, che fossero stilizzazioni di antiche tecniche mediovali di combattimento... falso, arcifalso!
Fin da allora la divisione tra l'e. utile e l'e. inutile era ben chiara agli antichi maestri... meglio di me lo spiega Tommassini nel suo bel blog: Le Opere di Cavalleria, dunque leggete il linco, io proseguo nel mio ragionamento terraterra sull'equitazione inutile.
"Premesso che l'equitazione classica, conservata in alcuni riconosciuti templi, praticata da pochi illustri maestri o utilizzata - per fini spettacolari - da seri professionisti (vedi Luraschi per il cinema e Bartabas per il teatro) è arte". Tutto il resto che ne discende è puro esibizionismo messo in pratica da velleitari "artisti" e da sedicenti "sportivi".
In ordine del tutto casuale vediamo come le equitazioni inutili (quelle da pompa, da fasto, da sfarzo, da esobizione) sono sparse nel mondo. Cominciamo con le competizioni riservate all' American Saddlebred, già, come vedete dal linco esistono giudici, abbigliamenti e punteggi specifici che regolamentano questo "sport".
Ovviamente, c'è un duro addestramento e una ferrea selezione di razza per fissare quelle andature così particolari.
Inoltre, quel lalli - poareti - sono ferrati in maniera "mostruosa" per sostenere quei movimenti così particolari, inoltre, spesso, tramite un'operazione chirurgica, si infila un pezzo di legno nella coda in maniera tale da tenerla sollevata come prevede lo standard di razza.
Ora, perché si è creata una razza del genere? Perché si impegnano addestratori, maniscalchi, chirurghi per gareggiare o solo passeggiare con questi cavalli in quel modo? Qual'è l'utilità pratica di tutto ciò? La mia risposta la sapete, esiste un'altra meno futile spiegazione?
Nell'isola di Minorca è ben viva - come vedete - questa tradizione e finquanto i lalli minorchini si esibiscono con quelle cabrate nella festa del santo patrono locale niente da dire, ma quando mi si dice di "doma" minorchina, di alta squola minorchina, di lalli nati per camminare su due zampe, il tutto corredato con costumi da ambasciatori da operetta, mi si "arma la mano".
Come vedete, qualsiasi lallo con in groppa un ragazzotto di Bust'arsizio, se opportunamente addestrato, può stabilire il guiness di camminata su due zampe: 30 metri in 14 secondi, dico questo, per sottolineare l'entusiasmo col quale da noi viene accettata qualsiasi forma di stramberia equestre venduta come "alta squola". La domanda è la solita ma la ripeto: a cosa minchia serve far camminare un lallo sulle zampe posteriori?
Torniamo in America, ma siccome l'argomento è ampio, apro un altro post a seguito di questo: Equitazione FUTILE, inutile...
A questo punto torno a scrivere riguardo le "Guerre Festive" ampliando il concetto che, come vedete dal linco, è datato Febbraio 2011.
Il libro di Pietro Maggio, è del 1680, alla fine del periodo barocco, e descrive i fasti nella felice e fedelissima citta di Palermo per le nozze del re Carlo II con Maria Luisa di Borbone, il testo è arricchito da splendide incisioni di Paolo Amato e Giovanni Battista Mansella che raffigurano le giostre, le parate, i caroselli e i cavalieri siciliani ritratti in sfarzose livree e preziose armature.Sia il testo che le immagini sono ormai quasi roccocò, l'arabesco, il ghirigoro e il ghiribizzo la fanno da padroni.
Senza entrare in elucubrazioni sci-sci-scientifiche, il barocco è un'epoca nella quale l'autocelebrazione e la rappresentazione fastosa di se stessi, nella specie, del clero e della nobiltà è volta a meravigliare a stupire i propri pari e il "popolo bue" per così affermare e consolidare i propri poteri e i propri privilegi.
Quella "gentaglia", lo fa attraverso tutte le arti a cominciare con l'architettura e - a cascata - con la pittura, con la scultura, con la musica, ecc. ecc.
Il lallo non poteva sfuggire a quella situazione ed ecco che fu selezionato per mantelli particolari... vedi il "grigio isabella"... già, come avete visto nel linco, leggenda vuole che quella livrea equina derivi dal colore che assunse la biancheria intima della Regina Isabella non cambiata per molti mesi... attenzione, non si tratta di mutande perché a quell'epoca non erano state ancora inventate. (consigliovi di seguire il linco "briglie da culo" è assai divertente).
Oltre i mantelli, si scelsero cavalli dalle lunghe e fluenti code e criniere, dall'aspetto imponente e dalle andature spettacolari.
Naturalmente, le già fastose bardature si arricchirono ancora di fiocchi, di nastri, di cordoni, di penne, di piume e di altri sgargianti e preziosi orpelli, le carrozze divennero delle vere e proprie "opere d'arte" viaggianti tirate da attacchi da sogno e governate da cocchieri, da postiglioni, da staffieri, da paggi, da paggetti e dai "cavallerizzi di sportello".
A questo punto, abbiamo cavalli spettacolari, con andature naturalmente pompose, agghindati con finimenti e bardature da sfarzo estremo, carrozze da sogno... tutto ciò era stato costruito per dar la possibilità ai potenti di esibire la loro vanità nelle passeggiate, nelle sfilate, nei "paseos", nei caroselli, nelle "fole" e nei tornei puntualmente organizzati in onore di questo o quel sovrano, di questo o quel santo; per completare l'opera, bisognava fare in modo che i cavalli - con le belle o con le brutte - facessero "i ballerini".
Abbiamo un problema!
Le antiche accademie italiane, erano frequentate da appassionati professionisti che aspiravano a diventare delle etoile alla Scala, da coppie - altrettanto professionali - che si specializzavano per competere in gare internazionali di tango, valzer, mazurca e fox trot ma anche da assoluti sprovveduti che si dedicavano alla pizzica o - se preferite - al ballo della mattonella.
Eh già, allora si addestravano i cavalli per il combattimento, per le parate e le passeggiate, infatti, nello stesso ambiente trovavamo focosi stalloni da alta scuola e placide mule da cerusici, speziali e prelati più o meno alti: le chinee... per completezza di informazione, beccatevi pure quest'altro linco: dal vocabolario Treccani... da notare che in Sardegna, dove è antica usanza addestrare i lalli all'ambio, i lalli si chiamano con una parola che richiama il termine nel linco citato haquenée, infatti :
acchètta s.f. cavalla piccola. Al fig. Acchetta brincadora: s’acchetta brincadora/accolla.
Brincadora stà per saltatrice; accolla stà per domata;
da cui: acchettu - cavallino e acchettone per cavallo grande
Altro termine sardo per cavallo è: caddhu o caddho... c'era una bella rivista che usciva in Sardegna che si si chiamava: Caddhos diretta da Lucio Gratani, grande uomo di cavalli.
Da questo guazzabuglio, si è fatta largo l'idea, sostenuta specialmente dai militari, che l'alta scuola e le sue "arie" erano preparatorie alla guerra, o almeno, che fossero stilizzazioni di antiche tecniche mediovali di combattimento... falso, arcifalso!
Fin da allora la divisione tra l'e. utile e l'e. inutile era ben chiara agli antichi maestri... meglio di me lo spiega Tommassini nel suo bel blog: Le Opere di Cavalleria, dunque leggete il linco, io proseguo nel mio ragionamento terraterra sull'equitazione inutile.
"Premesso che l'equitazione classica, conservata in alcuni riconosciuti templi, praticata da pochi illustri maestri o utilizzata - per fini spettacolari - da seri professionisti (vedi Luraschi per il cinema e Bartabas per il teatro) è arte". Tutto il resto che ne discende è puro esibizionismo messo in pratica da velleitari "artisti" e da sedicenti "sportivi".
In ordine del tutto casuale vediamo come le equitazioni inutili (quelle da pompa, da fasto, da sfarzo, da esobizione) sono sparse nel mondo. Cominciamo con le competizioni riservate all' American Saddlebred, già, come vedete dal linco esistono giudici, abbigliamenti e punteggi specifici che regolamentano questo "sport".
Ovviamente, c'è un duro addestramento e una ferrea selezione di razza per fissare quelle andature così particolari.Inoltre, quel lalli - poareti - sono ferrati in maniera "mostruosa" per sostenere quei movimenti così particolari, inoltre, spesso, tramite un'operazione chirurgica, si infila un pezzo di legno nella coda in maniera tale da tenerla sollevata come prevede lo standard di razza.
Ora, perché si è creata una razza del genere? Perché si impegnano addestratori, maniscalchi, chirurghi per gareggiare o solo passeggiare con questi cavalli in quel modo? Qual'è l'utilità pratica di tutto ciò? La mia risposta la sapete, esiste un'altra meno futile spiegazione?
Nell'isola di Minorca è ben viva - come vedete - questa tradizione e finquanto i lalli minorchini si esibiscono con quelle cabrate nella festa del santo patrono locale niente da dire, ma quando mi si dice di "doma" minorchina, di alta squola minorchina, di lalli nati per camminare su due zampe, il tutto corredato con costumi da ambasciatori da operetta, mi si "arma la mano".
Come vedete, qualsiasi lallo con in groppa un ragazzotto di Bust'arsizio, se opportunamente addestrato, può stabilire il guiness di camminata su due zampe: 30 metri in 14 secondi, dico questo, per sottolineare l'entusiasmo col quale da noi viene accettata qualsiasi forma di stramberia equestre venduta come "alta squola". La domanda è la solita ma la ripeto: a cosa minchia serve far camminare un lallo sulle zampe posteriori?
Torniamo in America, ma siccome l'argomento è ampio, apro un altro post a seguito di questo: Equitazione FUTILE, inutile...
N.B. I corsivi, quando non differentemente indicati e/o chiaramente contestualizzati, sono citazioni tratte da: Dresser c'est simple - Jean D'Oregeix - ed. Belin







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