LE OPERE DI "CAVALLARERIA".
Sopra vedete il generale L'Hotte, che non abbisogna di ulteriori presentazioni, con affianco uno sconosciuto "cavallaro" della prima metà del secolo scorso.
Probabilmente è un contadino, un pastore, un commerciante di animali... chissà. Di certo era un benestante, dato che, a quel tempo, solo i nobili, i benestanti e i militari avevano cavalli, mentre i muli e gli asini erano i mezzi di trasporto del "popolo" dell'italietta ancora agricola. Dovete notare che l'assetto e la tenuta di redini del grande cavallerizzo e dell'ignoto cavaliere sono simili... sono uguali, perché? Allora, proviamo a vedere l'equitazione, di ieri e di oggi, con gli occhi di un vecchio cavallaro.



mercoledì 24 febbraio 2021

ASSETTO


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A partire dai tempi del sovrano portoghese Dom Duarte, si son scritti  tonnellate di libri sull'importanza dell'assetto a cavallo, già, ma quale assetto?
Premesso che la padronanza di se, la tonicità, la coordinazione, la scioltezza e l'equilibrio a cavallo si acquisiscono soltanto con l'assidua pratica e - magari - con una adeguata ginnastica di supporto, diciamo che ogni equitazione ha il suo assetto... una banalità? Certo, ma non più di tanto.
Partendo da un vecchio studio di de Sevy, ho cercato di analizzare l'evoluzione dell'assetto a cavallo in Europa, ho raccolto quanto più mi è stato possibile a riguardo, ho dato fondo ai miei ricordi, ora è tempo di trarre delle conclusioni.
Come potete vedere, ho "inventato" una mia classificazione personalissima riguardo l'assetto equestre... loso loso è del tutto arbitraria ma è semplice, chiara e comprensibile anche ai non addetti, comunque, chi fosse interessato potrà approfondire andando a questo LINCO.
Ma partiamo dai fatti, dai "numeri", eccoli:
  • secondo il tesseramento FISE, la platea dei nuovi utenti del cavallo è formata per circa il 70 % da donne, in Francia - nella corrispondente federazione - le donne hanno superato l'80 % e in Gran Bretagna, data l'affluenza delle femminucce, i ragazzini che voglion praticare l'equitazione, son guardati con lo stesso sospetto col quale son visti i loro coetanei che vogliono dedicarsi alla danza classica o ambiscono a fare gli stilisti.
  • Però... oltre il 60 %  delle entusiaste neofite abbandona durante o appena dopo il primo anno di frequentazione... è tanto, è troppo!
Sorvolo sulle motivazioni dell'invasione muliebre e provo a spiegare le ragioni di questo esodo prematuro... a differenza dei fatti sopracitati, quelle che seguono sono mie opinioni ed è sempre bene "tener separate le opinioni dai fatti". Secondo me, le principali ragioni del ritiro prematuro - oltre a quelle del normale abbandono fisiologico - sono: la paura di cadere ma sopratutto la mancanza di apertura mentale da parte degli istruttori che impongono l'assetto ordinando: tallone basso -  stringi le gambe - spalle indietro - abbassa le mani... gambegambe ed ecc. ecc. senza spiegare prima il perché dei vantaggi dei loro dettati e senza tener conto della individualità di ciascun allievo, specialmente di quella dei bambini che dovrebbero imparare giocando lasciando loro la libertà di praticare una equitazione istintiva che sarà solo in seguito "regolamentata" come diceva e praticava il conte d'Aure... per questo scopo sono ottimi i "pony games" che cominciano a prender piede anche in Italia.
Ovvio che da cavallo si cade, bisogna  che si cada, si "deve" cadere addirittura, ma, una cosa è cadere perché la caduta è fatale o è "programmata" dal cavaliere, altra cosa, è cadere perché non si ha l'assetto giusto, il più sicuro, quello più adatto per restare in sella da principianti.
Dunque, si dovrebbe per prima cosa imparare a montare con l'assetto più sicuro... ripeto SICURO e poi - una volta acquisito - adottare uno stile preciso di monta.
Naturalmente, ogni stile prevederebbe che siano coerenti:  bardatura, imboccature, tipologia del lallo, sella e assetto... certo si potrebbe fare s.o. con una sella da dressage ma è molto scomodo.
Infatti, se vi presentate a fare cutting in sella a un frisone con borsarelli, cap e stivali Sergio Grasso, sicuramente, i lieti cow boy che organizzano l'evento, vi cacceranno subito a calci in culo; così come: se pretendete di fare una 120 vestito da cauboi in sella ad uno spagnuolo con scafarda, serreton e assetto vaquero, il solerte direttore di campo cercherà di esser  il più accondiscendente possibile con voi aspettando che arrivi la "neurodeliri" a prelevarvi.
Allora, qual'è l'assetto sicuro?
Alcuni anni fa, lessi che la pluricampionessa olimpica di dressage, Anky van Grunsven si era fatta "prender la mano" da un suo lallo mentre era in campo prova a "riscaldarlo", tant'è che dovettero intervenire da terra per fermare l'animale imbizzarrito.
Mi chiesi: ma come può una campionessa di quel calibro, con quella esperienza, con la prestanza fisica di un'atleta di 30anni in piena attività restare in balìa di un cavallo?
La risposta me l'ha data JDO dicendo: datemi un punto d'appoggio e vi solleverò il mondo e lo dimostra:

https://www.youtube.com/embed/https://youtu.be/9-e9GLe2Cf8?autoplay=1&start=1360&end=1429

Dunque, si tratta semplicemente di assetto, JDO avrebbe detto che la Anky - in assetto da dressage - non poteva assolutamente difendersi: il cavaliere con le gambe tenute quasi in verticale non può prendere alcun utile appoggio sulle staffe per contrastare le eventuali resistenze del cavallo.
Ma JDO continua e sentenzia: in equitazione, il solo punto fisso a disposizione del cavaliere (per esercitare la sua forza) è la staffa e spiega il miglior uso per l'assetto da s.o. secondo il suo metodo. 
Questo è il primo fondamentale da inculcare all'allievo, bisogna che prenda confidenza e padroneggi bene l'uso della staffa, che le consideri come le fondamenta per costruire il suo assetto.
 Siccome, la stragrande maggioranza dei nuovi utenti del lallo non ha "passato" equestre e - per la gran parte - non avrà futuro in equitazione, bolla come scorretto qualsiasi assetto che non corrisponde a quello ufficiale che gli ha insegnato il suo "gambegambe".
Ho tentato di ricostruire l'evoluzione dell'assetto nel tempo, e ho classificato gli assetti principali, ora cerchiamo di analizzare quali sono i loro vantaggi e i loro svantaggi per poi trarne delle conclusioni, ma è necessaria una premessa: 
 

questi cavalieri fanno equitazione e montano benissimo seguendo lo stile delle loro specialità e delle loro tradizioni, hanno assetti diversissimi ma perfettamente utili alla loro disciplina; così come quest'altri sotto che fanno ippica, corse coi lalli: all'ambio, al trotto, al galoppo e alla "andadura":

  
... e che dire di quest'altri ancora che coi lalli ci combattono, ci lavorano?

  

Ora, per prima cosa cerchiamo di analizzare l'assetto scomponendolo le varie parti del corpo e mettendo a confronto le teorie delle loro funzioni spesso contrastanti.
Abbiamo già detto che la staffa è la base di sostegno, di equilibrio del cavaliere, ma non fu sempre così, L'Hotte dovette aspettare la "greca" di generale e la carica di Direttore Generale della Scuola Militare di Equitazione a Saumur, per introdurre il trotto battuto/il trotto all'inglese nell'esercito francese... sapete perché era stato fino ad allora osteggiato?
Perché si dava priorità all'assetto, le staffe erano considerate complementari all'assetto, infatti, le reclute/gli allievi dovevano fare pratica di monta senza staffe per almeno un anno, ci si teneva su con le cosce, il busto sciolto e le gambe (dal gincchio in giù) libere per dare gli aiuti.
Più che un esercizio per consolidare l'assetto, era una specie di "selezione naturale", i meno dotati/i più cagasotto o abbandonavano o - a prezzo di innumerevoli cadute e di robusti cazziatoni -  diventavano cavalleggeri.

Il Piede
Allora, nelle staffa bisogna infilarci il piede, ma come?
Tutto calzato? Solo con la punta? A metà? Con il tallone basso? Col tallone alto? In orizzontale?
Dal punto di vista della sicurezza a cavallo tutto ciò non ha importanza, ha importanza solo per lo stile di monta.
Quello che serve - come dice JDO - è "avere il peso nei talloni", o se preferite "nella staffa", già, perché il peso del cavaliere non sempre è "sulla" staffa.
Inoltre, la staffa può essere tenuta "come l'ornamento del piede", cioè sfiorata - come dicevano gli antichi - oppure caricata di tutto il peso del cavaliere e punto di forza per abbattere un bue...

Visto? Il"peso" sta sotto la staffa!
Le staffe, come disse Alvisi, vanno tenute delicatamente come le maniglie di un autobus in corsa per aggrapparvisi fortemente al momento necessario.
Altra dimostrazione dell'importanza del peso nella staffa la vediamo nel polo, in una tecnica specifica che inchioda ginocchio e coscia alla sella per poter meglio effettuare lo "swing", guardate Hope Arellano... una ragazzina:


 
Visto? Il "peso" sta di lato alla staffa!


La caviglia.
Come deve essere la caviglia? Sciolta ammortizzante o bloccata?
Ci sono due scuole di pensiero, una vuole che "giochi" per ammortizzare i movimenti del lallo, un'altra pretende che stia fissa.
Dal punto di vista della sicurezza a cavallo, forse sarebbe più utile tenere la caviglia fissa/bloccata in quanto tiene il ginocchio fermo e ben posizionato e di conseguenza l'assetto sarà più sicuro.

La gamba.
.Facciamo nostro il concetto francese che la "gamba" cominci dalla cintura e finisca nel tallone, in altre parole vuol dire uso attivo dell'assetto, un cavaliere provetto resterà ben saldo in sella agendo col bacino e tenendo le cosce aderenti la sella senza stringere; così come un lallo ben addestrato risponderà allo spostamento del peso del cavaliere in avanti e indietro e da una natica all'altra.
Riguardo il posizionamento delle gambe, ci sono tre scuole di pensiero: 

  • assetto militare: gambe fascianti che avvolgono il tronco del cavallo col maggior numero di punti di contatto possibile;
  • assetto classico: ginocchio e coscia aderenti/fissi tronco e gambe mobili/liberi;
  • assetto aperto: gambe completamente rilassate (ma pronte ad intervenire), peso sulle natiche e sulle staffe distribuito a seconda delle situazioni.
Sicuramente si può montare benissimo in tutte e tre le maniere.
Dal punto di vista della sicurezza a cavallo, il primo assetto è sconsigliabile, il rischio di irrigidirsi è alto e l'uso degli aiuti inferiori può risultare confuso per il lallo
Il secondo è quello "classico" ma bisogna aver ben chiaro che bisogna legarsi al cavallo senza stringere ginocchia e cosce altrimenti si cade nell'irrigidimento come sopra.
Il terzo, secondo me, è proprio la base per cominciare: il proprio peso va ripartito e usato su tre punti, natiche e staffe.
Per essere brutalmente chiari: il principiante deve sviluppare l'assetto e acquisire il "senso del cavallo"/sentire il cavallo... col culo (Oliveira), usando le staffe come i piatti di una bilancia per equilibrasi (Rousselet).
In questa maniera avrà piena libertà di utilizzare coscia, ginocchia, gamba sia per sostenersi sia per dare gli aiuti (vedi la " chain action").
Siamo arrivati alla questione delle questioni: ischi o natiche?

Ischi e natiche. 
Dopo "l'assioma di L'Hotte", che da il nome a questo blog, ecco l'assioma di Rousselet:
Non possiamo trarre conclusioni assolute, dallo studio delle leggi scientifiche applicato all'equitazione, il cavallo è un animale soggetto a molteplici e differenti influenze che - per la maggior parte - sfuggono alla nostra comprensione, alla nostra capacità di controllo e alla conseguente possibilità di fare calcoli precisi  
Come già ho scritto, Jean Rousselet: "il Comandante", è il padre della equitazione in leggerezza, e della comunicazione/relazione col lallo, argomenti adatti al nuovo "pubblico pagante" e alle nuove sensibilità... torneremo sul personaggio.
Dunque bando alle spiegazioni scientifico--anatomiche ed ecco le due maniere di posizionarsi a cavallo in puro prosaico linguaggio "cavallaro":

  • "in piedi": sulla verticale, con la base di sostegno sotto di se:         ............................... 
"seduto": come su una sedia, col cavallo davanti le gambe:........................  
    Avrete notato che i tre cavalieri "seduti" sono, Saint-Phalle, Decarpentry che facevano solo "equitazione accademica" e un cavaliere che si prepara alla prova di dressage per le Olimpiadi...... ma allora, come è successo che oggi, tutti i "classici" e tutti i dressagisti si son messi "in piedi"? ... Soloiddiolosa!
      

    Sembrerebbe che l'assetto "in piedi", con la base di sostegno del cavaliere "sotto di se", derivi dalla monta "alla bravante" dove il cavaliere medioevale, in piedi sulle staffe, era incassato nella sella, per  spezzare lance e per menare liete mazzate.
    Questo assetto - così nobile e fiero - fu ripreso dalla "equitazione di corte", in seguito diventata "equitazione accademica" ora chiamata "dressage". 

    L'assetto seduto, sembrerebbe derivare dalla monta "alla jineta", quella dei mori al tempo del citato monarca portoghese, che montavano "in ginocchio".
    Ma, probabilmete, quest'assetto affonda le sue radici, a quando si montava senza staffe e ai popoli nomadi pastori o mandriani delle steppe dell'Asia e alle pianure della "mezzaluna fertile", la zona dove nacquero le più antiche civiltà umane che si svilupparono nelle valli dei famosi quattro fiumi: Nilo, Giordano, Tigri ed Eufreate.
    Se l'assetto dressagistico attuale ha una certa coerenza e continuità con le sue origini che risalgono alla "equitazione di corte", dove prevaleva l'eleganza, l'esibizione e la pompa, non si capisce il perché, i "classici leggeri" di oggi non si ispirino a quello dei primi vhe praticarono l'equitazione "leggera" riuscendo a fare le più strampalate arie equestri: galoppo all'indietro, galoppo su tre zampe... pardon: tre gambe, piaffo all'indietro, galoppo all'indietro su tre zampe... ecc. ecc.
     

    Se le foto non bastassero, beccatevi questi due filmati, il primo è di Andrè Jousseaume che - "seduto a cavallo come su una sedia" - ha questo palmares nel dressage olimpico:






    Da notare come i cavalli, nei due video, non sono "piegati" nel ramener come quelli del dressage attuale e come lavorino in perfetta leggerezza.

    James Fillis ha scritto: ... Insomma: il cavaliere avrà un assetto perfetto, se starà in sella

    come se fosse seduto su una sedia..
    ecco, io credo che - dal punto di vista della sicurezza a cavallo - questo sia l'assetto più adatto, anche perché è quello adottato istintivamente dai primi cavalieri europei   e dai popoli equestri orientali che pur non conoscendo: piaffer, passage, capriole e levade fecero "un culo così" alle cavallerie europee  fino all'arrivo delle armi da fuoco:
      


    Dunque, al di fuori della "piccola" Europa, pare che molti milioni di cavalieri (miliardi nel tempo) andassero a cavallo facendo a meno di regole scritte per imparare l'equitazione, come tuttora fanno i pastori mongoli e i gauchos sudamericani,
    La letteratura orientale sull'addestramento del lallo è inesistente, riguarda sopratutto la veterinaria e i soli accenni, in questa direzione, li ho trovati in:
    Abou bekr ibn Bedir - Egitto XIV secolo:  El -Naceri -
    Dozen Otsubo - Giappone  XIV secolo: Manuel Systematic de l'Art Equestre
    I quali dettano essenzialmente semplici regole di buon senso, e, essendo vissuti prima del Grisone e compagnucci ignorano l'alta squola equestre, sport che sarà comunque ignorato, in quelle lande, fino ai nostri giorni... certamente, anche da quelle parti si facevano/si fanno giuochi di destrezza a cavallo e si ammaestrano questi animali a trucchetti da circo.
    Gli sport equestri, nati in oriente, sono il buzkashi, il polo e naturalmente le corse di cavalli, per lo più, sulle lunghe distanze.
    Detto questo, abbiamo un problema: i bambini dei popoli equestri, imparano prima a cavalcare e poi a camminare, inoltre  - in occidente -  il gusto estetico, condizionato dall'abitudine, dalla iconografia pluricentenaria, dalle regole inventate dagli uomini vuole che l'uomo a cavallo sia in posa fiera, dritto, sulla verticale, in piedi sull'attenti con aria marziale anche se è una donna, una ragazza, una pulzella... sia pur'essa d'Orleans:



    Ora, la mia ricerca sull'evoluzione dell'assetto parte dallo studio di de Sevy che risale agli inizi del 900, nel frattempo tutto è cambiato, specialmente, negli ultimi 20 anni, da una parte la bestia è diventata un animale d'affezione, da psicoterapia, da relazione... una rivoluzione; dall'altra parte, l'equitazione - fondamentalmente - per quanto riguarda l'assetto, si continua ad insegnarlo come se si avesse a che fare con le vecchie reclute, mentre il "pubblico pagante" è formato da bambine, giovanette e vecchie carampane.

    Nel mio girovagare nel ueb, mi sono imbattuto in una seguace della famigerata "ecole de legerete" la quale si pone e ci pone il problema:
    En effet, il est une évidence de décréter que le corps de la femme est tout en point différent de celui de l’homme, et pourtant, il me semble essentiel de rappeler que:
    La femme est, de nature laxe, voire hyperlaxe, son pourcentage de masse musculaire est nettement inférieur à celui de l’homme, elle est sensible et d’humeur variable dû à des fluctuations hormonales, elle possède deux orifices péri-anales (contrairement à un seul pour l’homme) car elle détient le don d’enfanter…(Attention les filles, ne vous méprenez pas sur mes propos qui restent uniquement scientifiques!)Les différents placements du bassin de la femme sur un cheval (selon chaque morphotypes) auront donc une incidence plus importante que pour l’homme (par rapport à cette hyper mobilté), ainsi qu’une conséquence sur sa verticalisation dans le mouvement aux trois allures.L’objectif de notre enseignement étant d’améliorer le fonctionnement de la posture en s’adaptant à chaque individu(e) et non de lui donner des directives qui entraveraient ce même fonctionnement!
    A fronte di queste evidenze, in America hanno inventato perfino una sella da dressage per donne, ma di questo tratteremo da altre parte.
    Per mia esperienza diretta, ho visto che l'assetto della stragrande maggioranza dei nuovi utenti del cavallo, perfetto quando sono in campo, se ne va a farsi stracatafottere quando le signore sono fuori alle prese con qualche imprevisto o ad un'andatura superiore al passo e al trottarello.
    La ragione sta nell'assetto che è stato loro imposto...

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    Fino a qualche decennio fa, chi si avvicinava all'equitazione, trovava come priorità assoluta degli esercizi specifici  per acquisire l'equilibrio, la scioltezza, la fiducia in se stessi, in altre parole un solido assetto a cavallo.
    Da Xenophon ad Oliveira i grandi maestri citano l'assetto come la base essenziale di tutta l'equitazione.
    All'epoca, era normale considerare necessario possedere una condizione psicofisica adeguata per praticare un'attività così completa e complessa come l'equitazione.
    Di sicuro, l'insegnamento. per lo più in mano ai militari, era piuttosto autoritario, a volte coercitivo, spesso severo ma non gli si poteva negare una certa efficacia selettiva.

    Ai miei tempi, era normale accettare le rallegrate dei lalli che uscivano dopo un lungo periodo di inattività, e comunque la caduta/le cadute facevano parte essenziale dell'apprendimento del giusto assetto, dirò di più, sono caduto molte volte da cavallo, ma dai 40 ai 60 anni mi è successo solo una volta di "andare per le terre"... ma perché il cavallo mi cadde sotto.
    Già, l'esperienza unita ad una certa saggezza vuol dire molto, non si può fare ancora gli  scavezzacollo coi "capelli bianchi".
    Ma...
    Certamente, le nuove conoscenze della dinamica e della anatomia umana ed equina sono importanti, ma quello che va oltre dalla semplice enunciazione di questi "semplici" principi  è che l'equilibrio umano è verticale, quello cavallino orizzontale. 
    Questa è una constatazione lapalissiana ma è poco presa in considerazione dai praticanti attuali. 
    E' del tutto evidente che la tonicità, l'equilibrio, la facilità e la scioltezza di esecuzione, così come lo sviluppo della coordinazione dei movimenti si acquisiscono solo con la pratica dei differenti sport quali essi siano: la marcia, il nuoto, la ginnastica, il tennis... ma anche le arti marziali, lo yoga, la danza...  
    L'attività sportiva, dalla più semplice alla più complessa, dalla più delicata alla più brutale, sviluppa - oltre le qualità fisiche dell'individuo - quelle psichiche come: il coraggio, la perseveranza, la resistenza, il superamento dei propri limiti, l'altruismo, l'umiltà e l'apertura mentale... che - ricordiamolo - non comporta la frattura del cranio!....  ........

    Il corsivo è tratto da questo sito da me già citato: GINA PITTI.. la signora è una "karlista" con delle velleità personalistiche assai interessanti sull'assetto in quanto donna.
    Giustamente, sottolinea che, nei secoli, l'assetto equestre è stato studiato da uomini per uomini i quali hanno inventato per le donne - bontà loro - la monta all'amazzone e la selle à fourche, due enormi puttanate che "gridano vendetta davanti a Dio"!
    Le nostre trisavole erano costrette a essere questo: o caste monache di clausura a cavallo o temerarie cavallerizze da circo:






    ... la nostra amabile Gina continua: ... l'impostazione dell'assetto è ben adattato alla maggioranza degli uomini ma non tiene conto del differente aspetto anatomico del corpo femminile.
    In effetti, la differenza è del tutto evidente, e mi sembra doveroso  ricordare che:
    • la donna è per sua  natura tollerante, a volte "ipertollerante".
    • la sua massa muscolare è nettamente inferiore a quella dell'uomo,
    • è sensibile e d'umore variabile dovuto alle fluttuazioni ormonali,
    • possiede due orifizi perianali (contrariamente all'uomo che ne ha solo uno) e ha in esclusiva il dono di dare la vita... (Attenzione ragazze, non fraintendetemi, il mio scopo è unicamente scientifico.),
    • dunque, i differenti piazzamenti del bacino femminile sul cavallo (a seconda di ciascuna morfologia), avranno conseguenze più importanti di quello dell'uomo, e (in rapporto a queste variabili), una incidenza importante sulla verticalizzazione del movimento alle 3 andature.
    Nella realtà, abbiamo subito un assetto inadatto alle nostre...
      Quì mi fermo, perché "l'assetto migliore per aver sicurezza a cavallo", in parte risolve anche le problematiche intime femminili e - perché no - anche quelle maschili.
      Cominciamo col chiarire "cosa non ci dicono"

      • i cavalieri selvaggi delle immense steppe dell'Asia, 
      • i gauci delle sconfinate pampe del Sudamerica, 
      • i cauboi delle ubertose praterie degli USA, 
      • i "toreri a cavallo di Spagna, Francia e Mexico, 
      • gli antichi gentil'huomini che andavano a cavallo normalmente, 
      • i grandi cavallerizzi dell'800, 
      • i dressagisti fino ad una 60ina d'anni fa,
      • gli "acrobati" del pato, dell'orsebol, del kok-buro,
      • le cavallerie moderne, quelle degli ultimi due conflitti mondiali...
      la prima cosa che non ci dicono è:
      • di tenere i talloni bassi, 
      • di tenere la verticale: orecchio-spalla-anca-tallone,
      • di sedersi sugli ischi, 
      • di spingere il bacino avanti verso il garrese del lallo,
      • di aderire coi polpacci,
      • di tenere le mani basse,
      • di non sedersi "sulla" paletta,
      • di "scendere" con l'inforcatura, 
      • di tenere "sempre" il contatto colla bocca del lallo...
      Nel video che - di seguito - potete vedere, il signor Tabarini spiegare chiaramente l'assetto "ufficiale":
      Per esperienza diretta, ho notato che cavalieri (per lo vero, sarebbe meglio dire amazzoni, ormai ci son solo quelle!) perfettamente assettati "ufficialmente" in maneggio, spesso hanno problemi di tenuta in campagna specialmente alle andature allungate, e, quando subiscono repentini cambiamenti di velocità o di direzione, facilmente... vanno per le terre!
      Ma tutto è relativo, se Tabarini fosse vissuto in altra epoca o in altro loco avrebbe dettato un assetto differente:



                               CRONOLOGIA          

      Questa è la cronologia, un fatto.
      Sul perché di questa successione, entriamo nel campo delle opinioni, comunque, ognuno può farsene una sua seguendo questo link: MA CHE GRANDE CONFUSION!
      Io preferisco continuare coi fatti e, visto quello che non ci hanno detto i "cavallari", cerchiamo di capire quello che ci dicono i personaggi sotto elencati:

                                I SELVAGGI            

      Per capire qual'è l'assetto migliore per aver sicurezza a cavallo, dobbiamo abbandonare i maneggi, i gambegambe, i sacri testi di equitazione e "frequentare" i cavallari, salvo poi tornare a leggere e "maneggiare" con altro spirito e altra consapevolezza.
      Qui sopra vedete un drappello di cosacchi che si sta spostando e alcuni giocatori di kok-buro in attesa di scendere in campo. 
      Cosa ci dicono?
      Che in quelle situazioni, a dir poco concitate, ci si tiene a cavallo sfruttando i soli tre punti di appoggio possibili per un uomo in sella: il culo e le staffe, eventualmente ce n'è un quarto di uso eccezionale: la mano che però serve ad aggrapparsi al collo dell'animale o alla sella per tirare e sollevare qualcosa di pesante oppure per tentare di evitare una caduta ormai certa..
      Per approfondire:
      I GUERRIERI.
      LA STAFFA
      APERTO

                             I TEMERARI              
           
      Per capire qual'è l'assetto migliore per aver sicurezza a cavallo, dobbiamo abbandonare i maneggi, i gambegambe, i sacri testi di equitazione e "frequentare" i cavallari, salvo poi tornare a leggere e "maneggiare" con altro spirito e altra consapevolezza.
      Qui sopra vedete 4 rejoneadoras, volutamente ho scelto delle signore: una francese, una spagnuola, una messicana e una portoghese. 
      Cosa ci dicono?
      Ci dicono che nel loro lieto passatempo, il lallo viene addestrato ad esser condotto sopratutto con le gambe dato che le mani sono in altre faccende affaccendate: 
      dunque, usano sopratutto cosce, ginocchia e gambe sia per tenersi che per condurre l'animala. 
      Per approfondire:
      STEIN
      GINOCCHIO

                          GLI ESOTICI               


      Per capire qual'è l'assetto migliore per aver sicurezza a cavallo, dobbiamo abbandonare i maneggi, i gambegambe, i sacri testi di equitazione e "frequentare" i cavallari, salvo poi tornare a leggere e "maneggiare" con altro spirito e altra consapevolezza.
      Qui sopra vedete equitanti di cultura giapponese, nordafricana, asiatica ed europea, tutti fanno attività  equestri piuttosto "movimentate". 
      Cosa ci dicono?
      Ci dicono che il tallone basso non è un dogma, anzi, a volte è necessario tenerlo alto, mettere la punta del piede verso il basso o tenere il piede in orizzontale.
      Ad esempio, i giocatori di kok-buro. dato che devono trasportare su un lallo che corre a 50all'ora il peso di almeno 30kili della capra, devono puntellarsi sulle staffe molto all'indietro e spingere in avanti; la stessa cosa fanno i guerrieri berberi nella touriba, solo che il peso dello schioppo (6/7 chili, lungo un metro e mezzo e che ha un notevole rinculo) c'e l'hanno davanti.
      Se questi personaggetti si mettessero in assetto ufficiale o "classico", verrebbero scaraventati indietro dal peso portato e dalla forza aerodinamica.

                           I GIOCOLIERI         

      Per capire qual'è l'assetto migliore per aver sicurezza a cavallo, dobbiamo abbandonare i maneggi, i gambegambe, i sacri testi di equitazione e "frequentare" i cavallari, salvo poi tornare a leggere e "maneggiare" con altro spirito e altra consapevolezza.
      Qui sopra vedete degli acrobati che praticano il pato, l'orsebol, il kok-buro e il polo 
      Cosa ci dicono questi spericolati a cavallo a dei caval?
      Gli ardimentosi, ribadiscono il concetto appena ricavato dai loro colleghi del kok-buro & c. : il peso del cavaliere va nel tallone, nella staffa.
      Il fatto che il tallone sia alto-basso-medio non è importante di per se ma è dettato dalle necessità. Inoltre, ci dicono che senza staffe la loro attività sarebbe impossibile.


                       I PASSEGGERI             

      Per capire qual'è l'assetto migliore per aver sicurezza a cavallo, dobbiamo abbandonare i maneggi, i gambegambe, i sacri testi di equitazione e "frequentare" i cavallari, salvo poi tornare a leggere e "maneggiare" con altro spirito e altra consapevolezza.
      Qui sopra vedete equitanti che di certo non erano professionisti ma sapevano andare a cavallo e gli piaceva andare a cavallo... si riconoscono: Garibaldi, Churchill, Roosenvelt, D'Annunzio, Reagan.... 
      Cosa ci dicono?
      Ci dicono che sono dei dilettanti, si dilettavano collo lallo al tempo in qui era normale, per un certo ambiente, andare a cavallo per puro diletto.
      Come vedete, sono tutti impostati nella "chair position", seduti sulle chiappe colle gambe in avanti, alcuni ce le hanno "troppo" avanti.
      Probabilmente, era l'assetto che dava (che dà) più sicurezza a gente che non andava a cavallo "tutti i giorni".

                              I CAVALLERIZZI           




      Per capire qual'è l'assetto migliore per aver sicurezza a cavallo, dobbiamo abbandonare i maneggi, i gambegambe, i sacri testi di equitazione e "frequentare" i cavallari, salvo poi tornare a leggere e "maneggiare" con altro spirito e altra consapevolezza.
      Qui sopra vedete equitanti dall'assetto classico prima che si imponesse la sciocchezza dello "allineamento": spalla-anca-tallone 
      Cosa ci dicono questi esimi cavallerizzi?
      Gli esimi, pur impostati nella "chair position", furono capaci di mirabolanti imprese sia a livello accademico che competitivo.
      Ad esempio lo svizzero Chammartin, che vedete nell'ultima foto del collage, - in 4 Olimpiadi - conquistò una medaglia d'oro, due d'argento e due di bronzo... 

      Gold medal – first place
      1964 Tokyo
      Individual dressage
      Silver medal – second place
      1952 Helsinki
      Team dressage
      Silver medal – second place
      1964 Tokyo
      Team dressage
      Bronze medal – third place
      1956 Stockholm
      Team dressage
      Bronze medal – third place
      1968 Mexico City
      Team dressage

      Notate che tutti i cavallerizzi fotografati, impostano le gambe secondo una antica regola: la coscia del cavaliere deve seguire l'inclinazione della spalla del suo lallo.
      Siccome si tratta di veri giganti dell'equitazione, vi invito a notare anche che seguono un'altra regola fondamentale del "bell'assetto alla francese": la gamba (dal ginocchio in giù) deve essere alla cinghia, questa posizione significa per il lallo, di per se stessa: AVANTI 

                      I  MARMITTONI          

      Per capire qual'è l'assetto migliore per aver sicurezza a cavallo, dobbiamo abbandonare i maneggi, i gambegambe, i sacri testi di equitazione e "frequentare" i cavallari, salvo poi tornare a leggere e "maneggiare" con altro spirito e altra consapevolezza.
      Qui sopra vedete dei militari a cavallo operativi in battaglia negli ultimi conflitti appartenenti a varie nazioni: Polonia, Russia, Inghilterra...
      Cosa ci dicono questi eroici combattenti a cavallo a dei caval?
      Ci dicono, anzi ci ribadiscono che la staffa è di aiuto quando è davanti le gambe non sotto il cavaliere... a meno che questi non stia in sospensione. 
      E' la famosa "leva d'Archimede" teorizzata da JDO: ECCOLA
      Avete visto? 



                       I PROFESSIONISTI      



      Per capire qual'è l'assetto migliore per aver sicurezza a cavallo, dobbiamo abbandonare i maneggi, i gambegambe, i sacri testi di equitazione e "frequentare" i cavallari, salvo poi tornare a leggere e "maneggiare" con altro spirito e altra consapevolezza.
      Qui sopra vedete: un buttero, un csikos, Polito Ulloa il più grande addestratore di cavalli da polo, Buffalo Bill che non abbisogna di ulteriori presentazioni e due cavalieri di s.o. di livello internazionale.
      Cosa ci dicono questi personaggetti?
      La stessa, la medesima cosa dei "marmittoni" di cui sopra, inoltre, quest'assetto risponde al famoso principio di Baucher: cavallo dietro la mano e davanti le gambe... : ne riparleremo.


      Qualche tempo fa, conobbi una ragazzina che faceva i "pony games", un pò più grande del mio nipotino, avrà avuto 10 anni, apparecchietto per i denti, magrissima, filiforme, tutta braccia e gambe, era la migliore!
      Montava con le gambe protese in avanti, tanto che le punte dei suoi piedi superavano le spalle dei poni, le chiesi: Gloria, chi ti ha insegnato a montare in questa maniera? Nessuno... fu la sua sorridente risposta. Poi, l'istruttore che faceva i "games" andò via e venne una "gambegambe" tradizionale che si impegnò a correggere l'assetto della ragazzina: un disastro! 


      Ecco, la mia ricerca sull'assetto è cominciata da Gloria, stranamente, la ragazzina montava - istintivamente - nella chair position, la stessa (tra gli altri) di Polito Ulloa: attualmente il più grande addestratore di cavalli da polo e di JDO: uno dei più strepitosi vincitori di gare di s.o. di tutti i tempi. Ebbene, questi due personaggetti, secondo il metro di giudizio corrente, non passerebbero la prova elementare di equitescion al centro equestre "La Staffa Bucata" in quel di Pontassieve.

      Allora: l'assetto sulle chiappe (seduto come su una sedia) deriva dall' ASSETTO CLASSICO;
      quello sugli ischi (alllineamento orecchio-spalla-anca-tallone) dall' EQUITAZIONE DI CORTE .
      Il primo è naturale, istintivo, il secondo costruito, studiato "scientificamente", adattato... per gli uomini, eh già, non si è tenuto conto che nel XXI secolo l'equitazione di massa è praticata da donne.




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