LE OPERE DI "CAVALLARERIA".
Sopra vedete il generale L'Hotte, che non abbisogna di ulteriori presentazioni, con affianco uno sconosciuto "cavallaro" della prima metà del secolo scorso.
Probabilmente è un contadino, un pastore, un commerciante di animali... chissà. Di certo era un benestante, dato che, a quel tempo, solo i nobili, i benestanti e i militari avevano cavalli, mentre i muli e gli asini erano i mezzi di trasporto del "popolo" dell'italietta ancora agricola. Dovete notare che l'assetto e la tenuta di redini del grande cavallerizzo e dell'ignoto cavaliere sono simili... sono uguali, perché? Allora, proviamo a vedere l'equitazione, di ieri e di oggi, con gli occhi di un vecchio cavallaro.



mercoledì 24 febbraio 2021

ASSETTO DA LAVORO

 Dalle Questioni Equestri:

Potrebbe sembrare un’imprudenza affidarsi completamente all’istinto del  cavallo, specialmente se esiste la possibilità di una caduta e il cavallo non è tenuto in mano.
In effetti può capitare,  nei ranghi della cavalleria, che i cavalli lasciati dalla mano possano cadere e coronarsi le ginocchia, perché si tratta di cavalli abituati a marciare con un equilibrio innaturale imposto dalla mano: se,  senza preavviso, la mano viene a mancare,  questo equilibrio si rompe per eccessivo  sovraccarico delle spalle, e si può verificare facilmente una caduta sulle ginocchia.
Tutto ciò non accade se i cavalli di truppa vengono abituati a camminare servendosi del naturale bilanciamento dell’incollatura.
Infatti,  i cavalli dei contadini mostrano assai raramente cicatrici da coronamento,  pur marciando prevalentemente con l'incollatura bassa e distesa; bisogna dire che sono abituati a camminare in questa maniera e che non sono sovraccaricati dal peso del cavaliere.
E’ facilissimo riconoscere, tra i cavalli da escursione sui Pirenei, quelli riformati dall’esercito a causa delle loro coronature .
Ma qual’è la prima raccomandazione che fa la guida ai suoi clienti? :  Non tenete le redini! Perché,  lasciato a se stesso,  il cavallo non inciampa,  pur muovendosi su fondi accidentati con difficoltà d’ogni genere. Quei cavalli,  riformati dall’esercito, liberi d’incollatura, senza che la mano li infastidisca,  non soggetti più ad alcuna costrizione, viaggiano benissimo guidati solo dall’istinto.
     Per sua natura il cavallo cerca di evitare le cadute con ogni mezzo,  ma spesso il suo stato di animale domestico gli impedisce di acquisire la necessaria destrezza, perché non viene mai condotto su terreni accidentati e pericolosi. I cavalli da corsa si allenano e competono su fondi regolari privi di pietre,  solchi e dislivelli ; dunque, è necessario esercitarli su fondi sconnessi per abituarli alle asperità che non conoscono

All’inizio,  specie se il cavallo è di carattere distratto,  inciamperà frequentemente, la mano potrà avvisarlo ma ben difficilmente gli impedirà l’inciampo: allora  bisognerà affidarsi all’esercizio e all’abitudine affinché acquisisca - poco per volta - la destrezza necessaria per affrontare i passaggi più difficili.  
  Nel mio studio sul conte d’Aure ho spiegato che,  quando egli era cavalcante del re,  i suoi cavalli da caccia erano assai ricercati perché, dovendo accompagnare il sovrano,  il conte lasciava a questi la parte di strada buona, spostandosi col suo cavallo nei solchi lasciati dai carri: pertanto i suoi cavalli acquisivano una sicurezza di piede invidiabile, apprezzatissima da tutta la Corte.
Così,  guidato solo dal suo istinto,  il cavallo raggiungerà un’agilità tale che nessun addestratore - per quanto abile - potrebbe mai trasmettergli.
La natura è la via maestra,  è la guida più utile da seguire,  quella che insegna e che deve condurre la nostra pratica quotidiana meglio di tante seducenti teorie e di mille dotte dissertazioni.

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Cauboi, butteri, vaqueri, campesinos, gauchi, cikos tutta gente che o[i]de le greggi belar e muggir gli armenti.[/i].. lavora con l'indispensabile aiuto del lallo.

Le loro selle e il loro assetto, pur nelle differenti elaborazioni folcloristicamente locali, rispondono alle esigenze di comodità e sicurezza, lo stesso dicasi dell'assetto.
Somiglia molto a quello "classico" della mia improprissima classificazione ed è "aperto"  cioè:  appoggio sulle chiappe messe sotto e le staffe fanno base di sostegno, busto snodato, ginocchio a contatto e gambe rilassate... empiricamente hanno messo in pratica uno degli assetti più efficaci, Alessandro Alvisi, personaggio che tutti conosciamo, definiscie i principi del buon assetto che coincidono con l'assetto della monta da lavoro, vado a memoria:
[i]L'aderenza delle ginocchia, non significa compressione. Le maniglie di un autobus in corsa si tengono in punta di dita, con la possibilità di potersi aggrappare solo se necessario, si resta in piedi solo assecondando e ammortizzando i movimenti della vettura.
Non stringiamo i fianchi dello lallo, facciamo  come con la maniglia .[/i]
L'uso delle staffe, è analogo all'uso della "maniglia" ...

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Il lallo davanti le gambe.


Tratto dal bellissimo libricino di JDO: Dresser c'est Simple:

Per essere padroni delle forze muscolari del cavallo, per poterlo dirigere, bisogna rimanere dietro di lui.
Allora, solamente allora, il cavaliere ha la piena consapevolezza delle condizioni in cui si trova il suo cavallo. 
Le minime variazioni di equilibrio sono percepite e si può costantemente controllare che il cavallo sia dritto.
Star dietro al proprio cavallo è un imperativo ed è un vecchio dogma ripetuto ovunque costantemente, ma di rado veramente applicato....
....L’uso degli aiuti inferiori, all’estero, in misura maggiore che da noi, non è più insegnato, pertanto tantissimi cavalieri ignorano i principi fondamentali che governano l’uso delle gambe.
Questi principi, molto antichi, da un po’ di tempo sono stati reintrodotti. Nell’insegnamento di scuola francese, erano questi: la gamba parte dalla punta delle anche; la cintura, le cosce, i polpacci sono un tuttuno e agiscono assieme ma l’effetto principale proviene dalla cintura e dalle cosce. Spesso, con un cavallo ben preparato, la richiesta di andar avanti è data dalla cintura e dalle cosce senza che i polpacci vengano a contatto con il costato dell’animale.
Quando il cavaliere utilizza tutta la gamba, l’azione della parte inferiore si fa con una pressione laterale dei polpacci con il movimento leggermente andante in contropelo (dal dietro in avanti - nota del traduttore).
Naturalmente, questa pressione va fatta alla cinghia per una regola ancestrale e fondamentale della grande equitazione francese, ma a condizione che il cavaliere segua in sella i principi di quello che era chiamato il bell’assetto alla francese.
Cioè, seduti  in maniera naturale, mai sugli ischi, e con le gambe che, dal ginocchio in giù, cadono verticalmente davanti il cavaliere.
In questa maniera, quest’ultimo è nella pienezza dell’uso delle gambe e ha la possibilità di modulare la loro azione come se fossero delle mani.
Oggi, all’inizio del XXI secolo, in un’opera che dovrebbe trattare del lavoro del cavallo, siamo costretti a ritornare sulla posizione del cavaliere e l’utilizzo degli aiuti, perché la deriva è giunta ad un punto tale che che non riusciamo più neanche a capirci. 
Come programmare e analizzare il lavoro da far eseguire ad un cavallo con un cavaliere praticamente senza gambe? Certo, senza gambe!
Perchè utilizzarle all’indietro per solleticare il ventre del proprio destriero equivale praticamente a non avere gambe.

Nel video che in chiusura vi propongo e che spero vediate seguendo il link, il Nostro spiega al suo allievo quanto è scritto sopra: ... stai dietro, è il cavallo che avanza, non tu.
Gli dice di galoppare colle chiappe incollate alla sella, perché stando sollevati non si hanno più gambe... ci si "mette in equilibrio" solo quando si va al galoppo allungato o quando bisogna superare delle barriere a terra.
Infine, lo incoraggia dicendogli: fai il cow boy... stai tornando al tuo ranch, vai... vai... ti aspetta la bella Lola vai...




Perché cauboi, cauboi?
Dovete sapere che quando il Nostro gareggiava, veniva criticato per il suo assetto, i più benevoli dicevano: "è riuscito a fare del montare male un'arte"... già perché il suo modo di montare era "brutto"... montava come un cow boy,  però, quel cauboi "faceva un culo così" a quelli che erano "belli" a cavallo e montavano secondo le regole.
Il tempo è passato, attualmente, tutti i top riders di s.o. montano alla JDO, gli sono debitori...


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Dunque, comodità e sicurezza sono i fini della monta da lavoro, pertanto selle e assetto sono volti a questi scopi.
L'assetto è simile a quello "classico" (seduto come su una sedia), ma alla sedia si sostituisce il "divano"... le gambe sono più distese proprio perché i tempi di seduta sono molto lunghi, per il resto l'assetto è aperto tal quale a quello da guerra e - in parte - a quello "classico".
Ne riparleremo in fase di comparazione...

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