LE OPERE DI "CAVALLARERIA".
Sopra vedete il generale L'Hotte, che non abbisogna di ulteriori presentazioni, con affianco uno sconosciuto "cavallaro" della prima metà del secolo scorso.
Probabilmente è un contadino, un pastore, un commerciante di animali... chissà. Di certo era un benestante, dato che, a quel tempo, solo i nobili, i benestanti e i militari avevano cavalli, mentre i muli e gli asini erano i mezzi di trasporto del "popolo" dell'italietta ancora agricola. Dovete notare che l'assetto e la tenuta di redini del grande cavallerizzo e dell'ignoto cavaliere sono simili... sono uguali, perché? Allora, proviamo a vedere l'equitazione, di ieri e di oggi, con gli occhi di un vecchio cavallaro.



mercoledì 24 febbraio 2021

ASSETTO APERTO

 I metodi di addestramento sono cambiati, o,  se preferite, l'equitazione è cambiata, adattandosi alle necessità, alle mode e ai cavalli delle diverse epoche. Ma,  non si può dire che l’equitazione abbia fatto progressi come le altre scienze. I grandi princìpi equestri sono di tutte le epoche e appartengono a tutte le scuole; nell’insegnamento dei veri maestri si  trovano tanti punti di contatto e molte teorie assolutamente condivisibili, che solo per partito preso o per rivalità di scuola non vengono accettate universalmente.

Questo scriveva il generale L'Hotte 150 anni fa.

Ebbene:
  • Gustavo Steinbrecht: il più grande cavallerizzo germanico, nemico acerrimo di Baucher.
  • François Robichon de La Guérinière: il "padre" dell'equitazione accademica, l'autore della "bibbia equestre".
  • Alessandro Alvisi: caprilliano della prima ora, colui che esportò il "sistema" in Francia e che contribuì alla nascita della "monta Danloux".
  • Carlos Maria (Polito) Ulloa: il famoso addestratore di cavalli da polo, creatore di vere e proprie legende come "Cuartetera".
  • Nuno Oliveira: l'ultimo dei grandi cavallerizzi che, nel XX secolo, è riuscito a fondere La Guérinière con Baucher... forse sarebbe più corretto dire: con Steibrecht.
  • Jerry Kimsey: un trainer di monta uestern che ha operato in Italia negli anni 80 del s.s.
  • Kurmanbek Turganbek: campione del kok boru, lo sport più brutale, pericoloso e violento mai visto dai tempi del colosseo.
pur con delle evidenti differenze, dovute alle esigenze particolari delle loro equitazioni, questi allegri "personaggetti" predicano e praticano gli stessi fondamentali riguardanti l'assetto, assolutamente ignorati dalla equitazione ufficiale ma anche da quelle più o meno natural-classic-eto-legger-dolci-zoorelazionanti .

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Cos'è l'assetto aperto?
Lo definisce magnificamente, nella sua essenza, L'Hotte, ma Steinbrecht entra nei particolari: il cavaliere si mantiene in equilibrio su tre punti ma che possono diventare due quando si solleva sulle staffe, o uno solo se le staffe le lascia, le perde.
Ovviamente, le gambe hanno un'importantissima e necessaria funzione complementare, ripeto: complementare, sussidiaria... come si direbbe in linguaggio equestre.
Alvisi, secondo me, ne da l'immagine più corretta, più utile per rappresentare l'assetto aperto, più facile ad essere interiorizzata dal cavaliere.
Dunque, lasciare il lallo il più libero possibile, non rompergli inutilmente i cabasisi con le gambe, stare assieme ai suoi movimenti, salvo stringere fortemente le ginocchia e puntellarsi - anche violentemente - sulle staffe se necessario.
Come al solito il Generale ci illumina:
  • Alexis L'Hotte: le Grand Dieu, il Padreterno della equitazione francese:il cavaliere non deve legarsi al cavallo ma ai suoi movimenti. Ovviamente sfruttando i punti d'appoggio che sono tre: il deretano sulla sella e i piedi nelle staffe.
  • Gustavo Steinbrecht: il più grande cavallerizzo germanico, nemico acerrimo di Baucher: l’assetto aperto corretto consente la massima finezza degli aiuti, poiché il cavaliere, per tenersi deve contare sull’appoggio dei glutei e del peso sulle staffe.Questa situazione è di una efficacia straordinaria in quanto il cavaliere non disturba in alcun modo il lallo e il peso del suo corpo è - per così dire - dimezzato… … In questa posizione, la sola pressione del ginocchio può essere efficace come aiuto propulsivo e questo è possibile solo con l’assetto aperto… il lallo (riunito,da alta scuola) coll’assetto aperto si sente,  per così dire, in libertà e lavorerà con la stessa leggerezza e lo stesso piacere che avrebbe nel fare salti spontanei in un prato. Ugualmente, quest’assetto, adattato ad un lallo meno raccolto che si muove alle andature libere, lo renderà sciolto e leggero come se avesse le ali ai piedi.
  • Alessandro Alvisi: caprilliano della prima ora, colui che esportò il "sistema" in Francia e che contribuì alla nascita della "monta Danloux": L'aderenza del ginocchio, nel giusto assetto, non significa compressione. Le maniglie di un autobus in corsa si tengono appena, per aggrapparvisi solo al momento necessario. Analoga a quelle delle maniglie è anche la funzione delle staffe.
  • Nuno Oliveira: l'ultimo dei grandi cavallerizzi che, nel XX secolo, è riuscito a fondere La Guérinière con Baucher... forse sarebbe più corretto dire: con Steibrecht... ma questa è un'altra storia. C'è la tendenza ad abusare della pressione delle gambe, vi darò una spiegazione molto semplice che vi dirà di non farlo più; il lallo - stranamente - respira e se la pressione delle gambe è continua respirera con difficoltà. Le gambe devono essere scese, vicine al cavallo, ma morbide e ferme, devono toccare rapidamente e lasciare, se necessario toccare di nuovo e lasciare ancora in una frazione di secondo; vedo la maggior parte dei cavalieri, le gambe incollate al cavallo, i talloni sempre bassi in modo impeccabile, gli speroni sempre piazzati troppo alti, ed essi non si rendono conto se toccano o no....  ... altra cosa grave è che il cavaliere non capisce che stringendo le contrae la schiena impedendo così alla cintura di essere sciolta e di agire correttamente.
  • Jerry Kimsey: un trainer di monta uestern che ha operato in Italia negli anni 80 del s.s. Per puro caso ho ritrovato la sua "chain action" in alcuni fogli sparsi di una vecchissima rivista equestre (forse Il Mio Cavallo), ebbene predica l'appoggio su tre punti come Steinbrect e descrive l'uso delle gambe come La Gueriniere (ecco il linco).
  • Carlos Maria (Polito) Ulloa: il famoso addestratore di cavalli da polo, creatore di vere e proprie legende come "Cuartetera". Pur tenendo l'assetto "classico" (tenuta con le ginocchia), l'uso delle staffe come base di ogni azione, quasi sempre concitata, è essenziale; mi sembra di poter dire che l'assetto da polo ha 4 punti di "aggancio": staffe, ginocchia et culo... seguite la lezione che ci da - da ragazzina -Speranza Arellano col suo papà:
  • Kurmanbek Turganbek: campione del kok boru, lo sport più brutale, pericoloso e violento mai visto dai tempi del colosseo.
Come si vede, l'assetto del kok buro è assai simile a quello del polo, la differenza più evidente sta nella staffatura estremamente corta dei "cavalieri selvaggi".
Perché?
E' chiaro che è quasi impossibile sollevare da terra (da cavallo), un peso di una trentina di chili facendo forza solo di braccia e di schiena, lo stesso dicasi per tentare di rubare la capra all'avversario o resistere agli strapponi di questo, in tutti questi casi, l'azione è facilitata dalla leva, dalla forza delle gambe che si scarica sulle staffe.
Più la staffatura è lunga, meno è la forza di sollevamento/di tiraggio supportato dalle gambe; se, invece è sufficientemente corta, l'azione della leva staffa-ginocchio sarà il potentissimo fulcro delle suddette azioni basato sul supporto delle staffe
Lo stesso principio, sia pure "civilizzato", è mirabilmente descritto da JDO nel suo "peso nei talloni".
  • Jean D'Orgeix che non abbisogna di ulteriori presentazioni:
    Nell’insegnamento di scuola francese, i principi erano questi: la gamba parte dalla punta delle anche; la cintura, le cosce, i polpacci sono un tutt’uno e agiscono assieme ma l’effetto principale proviene dalla cintura e dalle cosce. Spesso, con un cavallo ben preparato, la richiesta di andar avanti è data dalla cintura e dalle cosce senza che i polpacci vengano a contatto con il costato dell’animale.
    Quando il cavaliere utilizza tutta la gamba, l’azione della parte inferiore si fa con una pressione laterale dei polpacci con il movimento leggermente andante in contropelo (dal dietro in avanti - NdT).
    Naturalmente, questa pressione va fatta alla cinghia per una regola ancestrale e fondamentale della grande equitazione francese, ma a condizione che il cavaliere segua in sella i principi di quello che era chiamato il bell’assetto alla francese.
    Cioè, seduti  in maniera naturale, mai sugli ischi, e con le gambe che, dal ginocchio in giù, cadono verticalmente davanti il cavaliere.
    In questa maniera, quest’ultimo è nella pienezza dell’uso delle gambe e ha la possibilità di modulare la loro azione come se fossero delle mani.
  • Jean Rousselet: il "Comandante", l'uomo che sussurrava ai lalli 150 anni prima che lo facessero a ollivud. Ecco come montava: Sembrava che tenesse sempre le redini fluttuanti, così come le staffe quasi mai caricate di peso, tutto ciò era uno scoglio insuperabile per i suoi molti imitatori. Ricordo che quando ero allievo ufficiale, ho visto dei miei commilitoni sforzarsi di montare - senza riuscirci - a redini lasche e allungare gli staffili credendo di avvantaggiarsi così sui loro camerati. Soltanto lui riusciva a montare in quella maniera i suoi cavalli da maneggio, tant'è che sembravano esser condotti senza mani e senza gambe... 
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Je veux voir des bustes à cheval..... des corps relaxés avec des jambes sans muscles. De même que la jambe commence à la hanche, le bras commence à l’épaule. Quand on dit d’avoir la main décontractée, cela est vrai aussi pour le poignet, le bras, l’épaule. Ayez le visage relaxé et grandissez le buste. Jambe longue ne veut pas dire jambe en arrière. C’est la cuisse qui doit être la plus droite, la plus verticale possible, le genou étant bien descendu. Être lié au cheval, c’est accompagner le dos du cheval avec son dos. Il ne faut pas que les épaules balancent et que le rein soit fixe, c’est le contraire qu’il faut : épaules immobiles et rein souple...Je veux voir des bustes à cheval... spalle immobili e reni sciolti. Io voglio vedere delle "statue" a cavallo, appunto.
                                                                                                     Nuno Oliveira.
... il grande maestro portoghese è stato il più francese dei cavallerizzi francesi, ci dice che le mani cominciano dalle spalle e le gambe dalle anche. In estrema sintesi, la cintura (le reni) è il punto di snodo che dona indipendenza agli aiuti diventando esso stesso "aiuto" nella fase più avanzata dell'addestramento riducendo al minimo - a volte escludendo completamente - l'uso delle mani e delle gambe.  Inoltre, sottolinea che le gambe non agiscono mai indietro, il loro spostamento verso il ventre del cavallo è - al massimo - di una decina di cm, cosa che hanno - evidentemente - dimenticato i novelli fautori della ecole francese.

Ripubblico il video che io considero "patrimonio mondiale della equitazione accademica", andrebbe analizzato e spiegato fotogramma per fotogramma... è curioso che mestre Oliveira ottiene la massima leggerezza sopratutto col peser dans la selle cosa che ha ben spiegato sopra... ma che ha un costo: Oliveira a fine carriera aveva la "schiena a pezzi".
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Dubito che Jerry abbia letto Steinbrecht, ma sì comporta come prescrive il maestro tedesco nell'assetto aperto: peso sulle chiappe e sulle staffe, gambe che agiscono graduando la loro azione dalla speronata a "levapilu" alla leggera stretta delle cosce.
Questa sarà l'ultimo "anello della catena" propulsiva bastante per mandare avanti - nella massima leggerezza - il cavallo ben addestrato.

Ma forse il buon Jerry ha letto de La Gueriniere che ci offre la sua "catena" a cinque anelli...


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Dubito che Jerry abbia letto Steinbrecht, ma sì comporta come prescrive il maestro tedesco nell'assetto aperto: peso sulle chiappe e sulle staffe, gambe che agiscono graduando la loro azione dalla speronata a "levapilu" alla leggera stretta delle cosce.
Questa sarà l'ultimo "anello della catena" propulsiva bastante per mandare avanti - nella massima leggerezza - il cavallo ben addestrato.

Ma forse il buon Jerry ha letto de La Gueriniere che ci offre la sua "catena" a cinque anelli...




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