LE OPERE DI "CAVALLARERIA".
Sopra vedete il generale L'Hotte, che non abbisogna di ulteriori presentazioni, con affianco uno sconosciuto "cavallaro" della prima metà del secolo scorso.
Probabilmente è un contadino, un pastore, un commerciante di animali... chissà. Di certo era un benestante, dato che, a quel tempo, solo i nobili, i benestanti e i militari avevano cavalli, mentre i muli e gli asini erano i mezzi di trasporto del "popolo" dell'italietta ancora agricola. Dovete notare che l'assetto e la tenuta di redini del grande cavallerizzo e dell'ignoto cavaliere sono simili... sono uguali, perché? Allora, proviamo a vedere l'equitazione, di ieri e di oggi, con gli occhi di un vecchio cavallaro.



giovedì 18 marzo 2021

LALLO FANTASMA... QUASI FANTASMA.

 Polito va per le terre... eh si,  può capitare anche a lui!


Come da regola risale in sella... anzi: risale sul "recado".


Si mette subito "seduto come su una sedia", le redini raccolte nella mano sinistra.


Il lallo, che non ha ancora capito con chi ha a che fare,  tenta uno smontatone.


Polito stringe le gambe e manda il lallo avanti.


Eccolo che - sempre seduto "sulla sua seggiola" - controlla con mano leggera il lallo al galoppo: busto all'indietro, peso sulle chiappe e le staffe, gambe in avanti.


Comincia a riprenderle il bestio fermando la mano e spostando il peso dall'avanti'ndré.


L'azione di cui sopra continua e si accentua facendo perno sulle staffe.


La mano si alza, il peso è tutto all'indietro, le gambe completamente puntate in avanti, il cavallo porta il posteriore sotto e si ferma.









Il lallo è "agli ordini".
Malgrado tutto, Carlos Maria  Ulloa 
è sicuramente considerato un cavallaro dall'establishment.
Proprio per questo l'ho scelto per rappresentare quello che per me è l'assetto migliore, il più sicuro da proporre specialmente a chi inizia a montare da adulto.
Invece, l'attuale assetto ufficiale prescrive di scendere l'inforcatura, spingere il bacino in avanti. e mettere in verticale: orecchio - spalla - anca - tallone 
Stranamente, però, fino ad alcuni decenni fa,  l'assetto "normale" era un altro, infatti, James Fillis, ha sentenziato: 
Insomma, per essere ben piazzato a cavallo, l cavaliere dovrà esser seduto sulla sua sella come su una sedia... "seduto come se fosse su una sedia"...appunto!
Ma perché?
Ce lo spiega mirabilmente Saint Fort-Paillard, riassumo:  ...bisogna sedersi sulla parte grassa delle chiappe ed evitare di sedersi sugli ischi. Perché la posizione seduta sugli ischi mette sulla stessa verticale l'osso sacro, il bacino e le vertebre lombari, dunque, su una linea perpendicolare al dorso del cavallo, pertanto, in questa posizione, il cavaliere subisce integralmente i movimenti sussultori dell'andatura dello cavallo, mentre, se mette  le natiche sotto di se, la leggera curva risultante, già di per se, è predisposta ad ammortizzare passivamente i movimenti che subisce ed è pronta a rispondere attivamente all'azione della cintura del cavaliere. Inoltre, questa posizione, fa si che le gambe - rilassate - vadano a cadere naturalmente vicino al sottopancia.

Dunque, questo è il primo principio fondamentale per l'assetto "sicuro":

...sedersi sulle natiche, come su una sedia... andiamo avanti.
A cavallo abbiamo tre punti di appoggio: le chiappe e le staffe.
A seconda delle circostanze, i punti possono diventare 2: monta leggera sollevata sulle staffe, o uno: abbandono delle staffe.
Comunque, 
le staffe sono il solo punto di appoggio assolutamente fisso a disposizione del cavaliere per esercitare la sua forza, 
infatti, solo stando seduto come su una sedia, il cavaliere può prendere la staffa come come fulcro della sua azione per opporre una forza uguale e contraria a quella del cavallo e spostare in avanti o indietro il suo peso, viceversa, il cavaliere messo in verticale sulle staffe, non potrà assolutamente prendere alcun punto d'appoggio per resistere ad un lallo che tira: 





















CLICCATE SOPRA STA SCRITTA E MI VEDRETE IN AZIONE, VISTO?

Per quanto riguarda le gambe, esse vanno tenute "aperte", 
la tenuta deve esser fatta principalmente dal ginocchio in questa maniera: l'aderenza del ginocchio e delle cosce non vuol dire compressione ma morbido contatto, la stretta va effettuata solo in caso di necessita.

In questi casi anche le parti inferiori delle gambe possono intervenire  ma in maniera complementare a quanto sopra - di norma - queste devono cadere liberamente alla cinghia allo scopo di dare gli aiuti.
Ora, come d'abitudine, mi piace dire la mia parola contraria riguardo l'assetto.
Mi guarderò bene dal dettare tecniche e metodi, già ci sono espertissime 15enni che aggratis lo fanno nel ueb, e sapienti volpon che - meno aggratis - lo fanno con stages, clinic, libri, dvd, ecc. mi limito ad esporre i principi fondamentali che, secondo me, infondono di per se sicurezza al cavaliere che sono all'opposto di quanto ci insegnano i sopraddetti figuri.
Quindi riepilogando: beccatevi il riepilogo.



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