Da sempre il lallo è stato usato per la guerra, non voglio andare troppo indietro, agli assiro babilonesi, agli antichi egizi, ai numidi, ai greci, ai romani... parto dal medioevo da quando l'uso della staffa era consolidato.
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Il cavaliere europeo, ben incastrato nella sua sella, con ai piedi lunghi appuntiti speroni e con in mano un morso terrificante menava energiche mazzate all'avversario di turno, praticamente stava sull'inforcatura gravando sulle staffe come se fosse in piedi.
La sella, estremamente contenitiva, consentiva di sopportare i duri scontri, ma rappresentava una trappola micidiale per il cavaliere anche in caso di un banale scivolone del lallo.
Il suo destriero, in realtà, era una pesante "rozza" adatta a sopportare il peso dell'uomo e un centinaio di chili di ferraglie offensive e difensive, la bestia era addestrata a poche semplici cose: fermarsi, dare la destra (girare a sinistra così l'homo menava pesanti mazzate con la destra), caricare e poco altro... a volte faceva delle cabrate e delle scalciate date quasi sempre per caso in risposta al dolore che provocavano gli speroni e i morsi.
Con le crociate, i nostri cavalieri vennero a contatto con gli infedeli che montavano dei lalli piccoli ma veloci, agili e maneggevoli, così, mentre loro cercavano di infilzare il mussulmano caricando come un ariete, questi, gli girava attorno due o tre volte, dandogli simpatici fendenti di scimitarra, allegri colpi di giavellotto e gli infilava tre o quattro frecce nel culo.
Ma, allo stesso tempo, i tempi cambiavano e balestre sempre più potenti prima, e l'invenzione di spingarde, falconetti e archibugi poi, resero inutili le robuste e pesanti armature e - dunque - la selezione dei grossi destrieri.
L'uomo d'arme a cavallo, tuttavia, sopravvisse ancora a lungo nei tornei, nelle giostre, nelle fole, nei caroselli per lo spasso della "gioventù dorata" del tempo e dei fabbri che produssero armature da parata, delle vere e proprie opere d'arte, per lo più prodotte in Italia.
Ma l'equitazione fu ridotta ai minimi termini: si dice che il cavallo da torneo fosse addestrato a correre lungo la staccionata che regolava gli scontri, addirittura: il cavaliere in sella, lancia in resta aspettava che un suo aiutante - da dietro - scudisciasse il suo lallo nelle terga per lanciarlo contro l'avversario (sic!).
Come che sia, il rude cavaliere medievale, entra in maneggio e diventa un grazioso cicisbeo applicandosi alla "equitazione di corte" inventata a Napoli in epoca rinascimentale e poi diffusasi in tutt'Europa.
Era nata l'arte equestre con tutte le arie ben codificate: pallottata, pesada, capriola, piaffo, corvetto, passeggiata erano/sono esercizi che non avevano/non hanno altro scopo che dimostrare la perfetta padronanza dello lallo da parte del cavaliere e la completa sottomissione con l'armoniosa obbedienza da parte del lallo.
L'efficacia, la maneggevolezza e la mobilità nel combattimento, restarono - invece - la preoccupazione predominante degli "orientali".
Quanto sopra è liberamente tratto da uno scritto contenuto in: Cadre Noir - ed. Julliard - 1981 dell'allora colonnello de Saint-Andre - già Capo Cavallerizzo a Saumur.
Allora, mentre il guerriero medioevale si toglie l'armatura e indossa una monumentale parruccona per dedicarsi all'arte equestre, a riunire i lalli, a rallentare i loro movimenti... ad ottenere il minimo risultato col massimo sforzo (sic!), i popoli equestri continuarono a fare quello che avevano sempre fatto... i predoni.
Colpivano e sparivano con la velocità del lampo, le differenze restavano, anzi si acuivano.
Allora, mentre il guerriero medioevale si toglie l'armatura e indossa una monumentale parruccona per dedicarsi all'arte equestre, a riunire i lalli, a rallentare i loro movimenti... ad ottenere il minimo risultato col massimo sforzo (sic!), i popoli equestri continuarono a fare quello che avevano sempre fatto... i predoni.
Colpivano e sparivano con la velocità del lampo, le differenze restavano, anzi si acuivano.
Bisognò aspettare la fine del 700 perché in Europa si cominciasse a semplificare l'equitazione per renderla "militare"... ma questo l'abbiamo già visto oppure lo vedremo con il D'Auvergne e i suoi continuatori.
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Da una discussione nel forum: - http://www.cavalloplanet.it/
Un mio amico mi ha parlato di nuovo di Dom Duarte, un re portoghese autore di un trattato di equitazione medioevale, ai tempi non vi prestai molta attenzione perché sapevo che trattavasi di una maniera di andare a cavallo arcaia, finalizzata esclusivamente alla guerra.
Il re, indica due maniere di montare: - "alla bravante" e "alla gineta"; questi due assetti - secondo me - sono dettati dalla differente morfologia dei lalli usati: - destrieri pesanti nel nord Europa, agili cavallini in nord Africa.
Per assecondare questi due assetti erano usate due selle: - alla bravante, con staffatura lunga, alla gineta con staffatura corta, appunto.
Della "bravante" ne so una beata minchia, ma potrebbe essere questa: dalla sella alla "gineta" e la relativa corta staffatura, potrebbero derivare la sella araba,
infatti: - zanathi o forse zenanthi era il nome di una tribù araba famosa per i suoi cavalli, che si stabilì in Andalusia al tempo dei "mori", la parola spagnola "jinete" - cavaliere ha la stessa origine.
In Sicilia, a quei tempi - dato che non ci siamo fatti mancare niente - avemmo anche noi l'invasione dei mori, infatti, ancor oggi i cavalli da corsa li chiamiamo: - giannetti o ginnetti.
Nel Medio Evo, epoca in cui nacque la Cavalleria, paradossalmente l'equitazione non esisteva, i lalli erano maneggiati con morsi terrificanti e speroni da paura.
Se vi capita, fate una visitina al museo della Scuola di Cavalleria di Saumur o a quello del signor Bienamé di Chantilly
e vedrete strumenti di tortura denominati: - imboccature e speroni.
Dunque, la sella di quell'epoca - non so se sia la bravante - era un aggeggio dove si incastrava il cavagliere per meglio resistere ai colpi dati e ricevuti.
In pratica. l'uomo in sella era come se fosse in piedi,
Monta alla "bravante"
Dunque, la sella di quell'epoca - non so se sia la bravante - era un aggeggio dove si incastrava il cavagliere per meglio resistere ai colpi dati e ricevuti.
In pratica. l'uomo in sella era come se fosse in piedi,
Monta alla "bravante"
dunque, la sua "equitazione" consisteva nel lanciare il cavallo contro il nemico, di fermarlo, e di "dare la destra" nei duelli a singolar tenzone, da cui pare che derivi la parola: "destriero".
L'altra possibile origine di questo bel nome, è che il destriero, siccome era un
L'altra possibile origine di questo bel nome, è che il destriero, siccome era un
cavallo che veniva montato solo nei tornei e in battaglia, nelle altre occasioni, veniva condotto alla mano dallo scudiero che ovviamente lo teneva con la destra.
D'altronde, le corazze, le maglie di ferro e le cotte erano assai complicate da
"gestire", pare che per fare pipi, il cavagliere non scendesse di sella, ma si servisse
di una apposita canaletta/di una grondaia collocata vicino l'arcione.
Per le esigenze fisiologiche più impegnative, il nostro eroe doveva - per forza - scendere dal lallo.
Per fortuna, il guerriero aveva sempre al suo fianco il fido scudiero che - in quelle ineludibili circostanze - aveva il compito di nettargli le terga, altrimenti, il suo "principale": - "cavagliere senza macchia e senza paura" sarebbe diventato: - "cavagliere senza paura ma con molte macchie ". 
Monta alla "gineta".

Monta alla "gineta".
Ora, anche alla luce di questo filmato, si deduce che il montare alla "gineta", aveva gli stessi scopi del montare alla "bravante": - caricare, fermare, e poco altro, solo che i cavalieri alla "gineta" avevano più velocità e una relativa possibilità di manovra ma questo era dovuto alle qualità dei loro cavallini piuttosto che a particolari tecniche equestri.
Inoltre si nota come questi cavalieri arabi montino "in ginocchio" sul cavallo la rotula che mira il terreno, la gamba che sfugge all'indietro, assetto in antitesi a quello classico, in realtà quei magnifici lallini sono condotti solo con la mano, in questo caso le gambe non hanno altra funzione che quella di ancoraggio e poco più.
Inoltre si nota come questi cavalieri arabi montino "in ginocchio" sul cavallo la rotula che mira il terreno, la gamba che sfugge all'indietro, assetto in antitesi a quello classico, in realtà quei magnifici lallini sono condotti solo con la mano, in questo caso le gambe non hanno altra funzione che quella di ancoraggio e poco più.
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In occidente, fino alla fine del XVII secolo, sostanzialmente, il combattimento a cavallo consisteva nella "singolar tenzone" figlia del medioevale "spezzare la lancia".
A riprova, i giochi equestri derivati consistono nella corsa all'anello, la giostra del sarracino e poc'altro.
In oriente, i popoli equestri, oltre a conquistare vasti imperi a cavallo, inventano un lieto sport, il buzkashi; si tratta di portare in meta la carcassa di una capra, la composizione delle squadre varia da alcune decine a centinaia di cavalieri, il campo non è precisamente delineato ed è difficile distinguere i partecipanti dagli spettatori (anch'essi quasi tutti a cavallo), non sembra che ci siano né regole né arbitri... ma bisognerebbe approfondire:
Il kok-buro è la versione moderna e regolamentata del buzkashi, è praticato da professionisti in appositi stadi, ed è uno sport che ha preso piede - in maniera più soft - negli USA e in Francia sostituendo l'ovino con uno zimbello...
Pare che sia lo sport più pericoloso in assoluto:
Probabilmente, anche il polo è di derivazione buzkashiana, ma - occidentalizzandosi - si è dato delle regole per le quali, i rischi per lalli e per i polisti vengono ridotti al minimo.
Inoltre, in Argentina, si è creata una razza di cavalli specificatamente adatta per questo sport ed un metodo di addestramento dei cavalli che - secondo me - è il più avanzato, moderno ed efficace che - stranamente - coincide coi principi della "equitazione semplice" di JDO.
Per completezza di informazione, esistono il "pato" e lo "horse ball" giochi assimilabili a quanto sopra.
Per quanto riguarda il nostro tema che è l'assetto: coloro che fanno questi sport, ovvero gli "orientali" che combattevano a cavallo, lo tengono "aperto"... approfondiremo nella apposita sezione.
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Chi sa il francese, può capire dal link, che l'uso dello lallo in guerra in occidente è stato molto travagliato, la carica, per molto tempo, si fecero al trotto o forse all'ambio.
In questo contesto non voglio approfondire quest'aspetto perché è fuori tema, ma mi piace segnalare il link per sottolineare l'artificiosità, della cavalleria e dell'equitazione occidentale.
I fatti dicono che i romani costruirono il loro impero andando a piedi, gli inglesi andando per mare, Gengis Khan in groppa a dei cavallini d'acciaio, svelti e agili come faine....
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POLO







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