LE OPERE DI "CAVALLARERIA".
Sopra vedete il generale L'Hotte, che non abbisogna di ulteriori presentazioni, con affianco uno sconosciuto "cavallaro" della prima metà del secolo scorso.
Probabilmente è un contadino, un pastore, un commerciante di animali... chissà. Di certo era un benestante, dato che, a quel tempo, solo i nobili, i benestanti e i militari avevano cavalli, mentre i muli e gli asini erano i mezzi di trasporto del "popolo" dell'italietta ancora agricola. Dovete notare che l'assetto e la tenuta di redini del grande cavallerizzo e dell'ignoto cavaliere sono simili... sono uguali, perché? Allora, proviamo a vedere l'equitazione, di ieri e di oggi, con gli occhi di un vecchio cavallaro.



giovedì 25 febbraio 2021

JDO

alia, ben che vada, JDO è considerato un eretico, ma più spesso
viene visto con con malcelato disprezzo e spocchiosa sufficienza, in quanto ha rivoluzionato l’assetto e la maniera di andare sugli ostacoli sconquassando le vecchie sacre intangibili regole "militari" del “nostro” sistema caprilliano.
Ma lo ha fatto, con alle spalle un’immensa cultura equestre, con un’esperienza intensissima, vincente ai massimi livelli di competizione internazionale, prima come cavaliere e poi come tecnico di s.o. dunque, con una credibilità fuori discussione.
In questo libro, JDO si occupa dell’addestramento di base dello lallo, della “bassa scuola” e lo fa cercando di utilizzare lo “assioma di L’Hotte” nella maniera più delicata possibile indirizzando e finalizzando la sua azione - necessariamente fisica - soprattutto al condizionamento psichico dell’animale, dando un'importanza fondamentale alla voce che ritiene  l’aiuto principale specialmente per i puledri.
Insomma, per lui non si tratta più di addestrare i cavalli ma di “educarli”.
JDO, non inventa niente di nuovo, ma raccoglie, razionalizza e semplifica i concetti dei grandi cavallerizzi francesi:
  • da Rousselet:  la semplicità, l’uso della voce e il cavallo che si “porta da solo”
  • da D’Aure: la staffatura e il cavallo in avanti
  • dalla scuola di Versailles: l’assetto con le natiche sotto… le cul dans la brouette
  • da Baucher: le flessioni, il “cavallo davanti le gambe” e la leggerezza
  • da Lubersac: la relazione da creare collo lallo e  l’importanza del passo nell’addestramento di base
  • da Fillis: la maniera di somministrare le punizioni
  • da Raabe: l’imposizione del riflesso condizionato e l’estrema progressività dell’addestramento
  • da Duthil:  il sollevamento/l’abbassamento dell’incollatura
  • da La Gueriniere:  l’ingaggio dei posteriori
  • da Dupaty de Clam: l’organizzazione razionale del lavoro, la predominante importanza nell’addestramento del posteriore come “motore” dello lallo
  • da Beudant: la maniera di raggiungere il “paradiso equestre”: la nuca come il punto più alto dello lallo
  • da d’Auvergne: la fondamentale importanza del cavallo dritto.
Potremmo proseguire in questo “gioco” collegando facilmente questi personaggi ai grandi cavallerizzi che li hanno preceduti, in particolare ai maestri italiani del rinascimento che “inventarono” l’Equitazione. Infatti, si trovano punti di comunanza in ogni tipo di equitazione in quanto i grandi principi equestri, già  descritti da Xenophon 2500 anni fa, da allora, son rimasti immutati… Infatti il generale L’Hotte nelle sue “Questioni” dice qualcosa di assoluto buon senso:
I grandi princìpi equestri sono di tutte le epoche e appartengono a tutte le scuole. Nell’insegnamento dei veri maestri si  trovano tanti punti di contatto e molte teorie assolutamente condivisibili, che solo per partito preso o per rivalità di scuola, non vengono accettate universalmente.

 

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