LE OPERE DI "CAVALLARERIA".
Sopra vedete il generale L'Hotte, che non abbisogna di ulteriori presentazioni, con affianco uno sconosciuto "cavallaro" della prima metà del secolo scorso.
Probabilmente è un contadino, un pastore, un commerciante di animali... chissà. Di certo era un benestante, dato che, a quel tempo, solo i nobili, i benestanti e i militari avevano cavalli, mentre i muli e gli asini erano i mezzi di trasporto del "popolo" dell'italietta ancora agricola. Dovete notare che l'assetto e la tenuta di redini del grande cavallerizzo e dell'ignoto cavaliere sono simili... sono uguali, perché? Allora, proviamo a vedere l'equitazione, di ieri e di oggi, con gli occhi di un vecchio cavallaro.



giovedì 25 febbraio 2021

UN DECENNIO

 


ProbabilmenteIl generale L'Hotte, è stato il cavaliere più brillante e più completo di ogni luogo e di tutti i tempi.
Il suo motto - famosissimo - sintetizza in tre parole l'Equitazione...tutte le "buone equitazioni": - Calme en avant, et droit....inoltre ha esposto con disarmante cruda chiarezza la base dell'equitazione con un assioma finora inconfutato ed inconfutabile: 
Nessun cavallo ci obbedirà per compiacerci, tanto meno per senso del dovere, lo farà unicamente per evitare il dolore, rispondendo ai segnali che precedono l'uso di strumenti che possono provocarlo e che all'occorrenza lo produrrebbero fino a costringerlo all'obbedienza...

Tra qualche mese saranno 10 anni che ho pubblicato quanto sopra,  ebbene, nessuno è stato in grado, malgrado il proliferare di dome dolci, naturali ed etologiche di mostrare un'altra via, per l'equitazione,  che sfugga all'assioma.
Per contro, il cavallo è stato trasformato in soggetto di relazione e oggetto di ammaestramenti più o meno circensi e di sciocchi giuochini alla pari di un criceto o un cagnolino... insomma di un animale da compagnia.
A questo punto, per coerenza, dovrebbero esser messi fuorilegge tutti gli sport equestri, tutte le attività lavorative che implichino l'uso del lallo (degli animali TUTTI), tutti i mezzi di contenzione e di coercizione per grossi animali a cominciare dalle cavezze... non parliamo di fruste, speroni e imboccature...
Visto così, qualsiasi persona dotata di buon senso non può far altro che prender atto che l'equitazione e l'uso del cavallo sono diventati obsoleti, dunque, queste pratiche dovrebbero esser abbandonate al pari del motore a vapore, del salasso, del busto colle stecche e delle ghette.
Ma, per uno stranissimo contrappasso, in nome del "classico" è bello, si riscoprono i Vecchi Maestri in base a una supposta eticità dei metodi antichi in contrapposizione a quelli moderni.
Per la stessa ragione, ma con conclusione diametralmente opposta, si demonizzano le dome tradizionali e si promuovono i "nuovi maestri", i sussurratori, i chuchouter, i whisperers tutti portatori dell'equitazione naturale, dolce, etologica, leggera e chipiùnehapiùnemetta!
STRONZATE!
Tutto ciò ha un solo scopo: adattare il maneggio del lallo alla nuova utenza che per sua natura è: animalista, salutista, vegetariana e nei casi più estremi: vegana e specista... anche se queste due ultime categorie - "per legge"  - non dovrebbero praticare l'equitazione ma solo il trastullo della "lallitazione".

Ma torniamo all'assioma, anzi al maneggio.
Se per un attimo guardassimo senza preconcetti i cavallari, ci accorgeremmo che questi sono più avanti dei sapienti teorici dell'equitazione a cominciare da un settore che i  grandi cavallerizzi (con qualche eccezione) non hanno mai praticato, eccolo:








Si tratta di un cavallotto di 4 anni, altezza circa un metro e cinquanta, appena addestrato che tira anche il calesse, di una linea genetica particolarmente "mansa", è stato venduto per 60.000 pesos (900 euri) a Horacio de Corrietesse teniamo conto che lo stipendio medio in argentina è di circa 300 euri al mese contro i 1500 di quello italiano è come se il lallo fosse stato pagato 4500 euri.
Dal video si vede che l'animale è già messo in equilibrio orizzontale (l'ultimo Baucher) ma non ha ancora imparato a "portarsi da se".
Comunque, gli son state date le basi, l'educazione: fino a quando ha le redini penzoloni o appoggiate sul collo, non si muove e deve restar fermo per l'insellaggio in campo aperto senza esser legato a un palo o a un anello... come si fa?







Facile no?
Ma passiamo alle cose serie: qual'è l’obiettivo supremo per il cavaliere che addestra il suo cavallo? Che questo divenga il suo prolungamento fisico, una parte integrale di se stesso.
Quali sono i lalli che rispondono a quanto sopra per immediatezza di risposte, per precisione e per velocità di esecuzione?
Quelli da polo, ovviamente.
In Argentina, per un insieme di circostanze, ci sono i migliori lalli, i migliori giocatori, i migliori addestratori di cavalli da polo del globo terracqueo... lasciamo perdere i come e i perché e notiamo che l'addestramento di questi lalli che "piroettano su una moneta da un euro", si fermano e girano andando a "100all'ora", cambiano di galoppo in sequenza, danno "sportellate" laterali che manco Valentino ci può, passano da fermo al galoppo ventre a terra in 3 secondi netti senza che il loro addestramento preveda:

  • flessioni
  • spalla in dentro
  • riunione 
  • ramener
  • redine gogue
  • chambon
  • rollkur
  • redini di ritorno
  • mezzefermate
tutte fisse dell'equitazione "classica" nostrana.
E' vero che per il polo si usano, come "aiuti artificiali", la martingala, il filetto elevatore e la "redine tedesca" ma un lallo da polo o da campo completa il suo addestramento in un periodo che va dai 4 agli 8 mesi, raramente si arriva all'anno.
Ma io vado oltre, per un lallo che non gioca, non è necessario l'elevatore tantomeno la martingala e redine tedesca.



Dunque, sembrerebbe che questi lalli siano in grado della massima riunione e del massimo allungamento senza aver bisogno di quanto sopra elencato.
Ma cerchiamo di capire, in chiave moderna, cosa si intende per rassembler-riunione. Per la bisogna, ci rivolgiamo al massimo esperto dell’equitazione francese, il generale Decarpentry  che nel suo fondamentale Equitation Academique scrive: 


La riunione del cavallo è un atteggiamento che riguarda l’assetto generale di tutte le parti del suo corpo, e piazza ciascuna di queste in maniera tale da assicurare il miglior rendimento alla forza propulsiva del posteriore.
Questa forza può avere fin da subito un obiettivo ben determinato e metterlo in atto, oppure, restare preparatoria in vista  di altri eventuali molteplici e differenti scopi. Il cavallo da corsa prima della partenza, il saltatore prima di superare un ostacolo, il cavallo da alta scuola prima si sollevarsi nella corvetta, tutti e tre si riuniscono, ma l’impostazione dei loro corpi, cioè la “forma” della loro riunione, è differente per ciascuno  di loro, come sarà differente l’indirizzo della successiva esplosione di energia. Ma la riunione può anche trattenere questa forza e tenerla pronta per poi essere utilizzata in vari modi.
Il cavallo "infame" che si difende, che si prepara alla lotta col suo cavaliere, adotta un atteggiamento d’assieme flessibile, un posizionamento intermedio utilizzabile in tante maniere, e, immediatamente cangiante che gli consentirà istantaneamente di prodursi: in uno scarto, in una cabrata, in un testa coda... Anche “il furfante” è raccolto e la sua riunione ha “molti sbocchi” è multidirezionale, è multifunzionale.
Ora, a patto che non si faccia confusione, affermo che: la riunione accademica è simile a quella che prende il cavallo in difesa.
Per prima cosa, questa riunione polivalente, garantisce al cavallo la massima mobilità in tutte le direzioni ed è l’assetto più adatto ai rapidi cambiamenti di direzione e di velocità. Inoltre, permette di dare immediatamente - su richiesta del cavaliere - il massimo di elevazione alle andature, compatibilmente con il grado di estensione che quest’ultimo intende lasciar loro.
Fatto questo vediamo cosa ne pensa JDO a riguardo:
François Baucher ha perfettamente definito una grande regola equestre: «tutti i movimenti, dal più semplice al più raffinato, devono essere preceduti dal “piazzamento” del cavallo».
Vale a dire, distribuire il peso sul suo poligono di sostegno in modo tale che questa ripartizione favorisca il movimento desiderato. 
Allora avremo il massimo delle possibilità per far sì che questo movimento - facilitato dal piazzamento - venga fatto e venga fatto bene. 
Richiesto, invece, in un momento in cui la ripartizione del peso non corrisponde alla condizione descritta, è molto probabile che il movimento non venga eseguito o venga eseguito male.
È dunque assolutamente necessario per il cavaliere padroneggiare  totalmente il corpo del cavallo.
Ebbene, quest’ultimo si sposta su due assi: uno laterale (spostamento del peso da un lato all’altro), l’altro longitudinale (spostamento del peso dal treno anteriore al treno posteriore e viceversa).
Pertanto dobbiamo abituare il cavallo a spostare il suo peso nell’area del poligono di sostegno voluta dal cavaliere.

Dunque, se è vero che la riunione, come dice Decarpentry, ha diverse forme, e che i lalli si riuniscono/si equilibrano benissimo da soli senza mai aver fatto una "spalle in dentro" o una "testa al muro", allora, per dirla alla JDO: in equitazione, è necessario poter (saper) indirizzare la massa nella direzione desiderata... in altre parole


JDO
Polito








  

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