LE OPERE DI "CAVALLARERIA".
Sopra vedete il generale L'Hotte, che non abbisogna di ulteriori presentazioni, con affianco uno sconosciuto "cavallaro" della prima metà del secolo scorso.
Probabilmente è un contadino, un pastore, un commerciante di animali... chissà. Di certo era un benestante, dato che, a quel tempo, solo i nobili, i benestanti e i militari avevano cavalli, mentre i muli e gli asini erano i mezzi di trasporto del "popolo" dell'italietta ancora agricola. Dovete notare che l'assetto e la tenuta di redini del grande cavallerizzo e dell'ignoto cavaliere sono simili... sono uguali, perché? Allora, proviamo a vedere l'equitazione, di ieri e di oggi, con gli occhi di un vecchio cavallaro.



giovedì 25 febbraio 2021

UTILE FUTILE

 Le equitazioni inutili/futili (quelle da pompa, da fasto, da sfarzo, da esibizione) nate nel Rinascimento hanno proliferato e hanno coinvolto la monta western, una monta da lavoro, che nella versione reining ha perso qualsiasi utilità diventando una rappresentazione "pornografica" del giusto utilizzo del lallo.

Si dice che il reining sia il dressage americano, mai accostamento fu più giusto: sono due "sports" ugualmente deleteri per il lallo che si adegua alle richieste del cavagliere ma non capisce, infatti, credo che i cavalli specialisti in queste due discipline siano quelli più scassati nel fisico, ma sopratutto, nel mentale.
Dal vocabolario Treccani: 
fùtile agg. [dal lat. futĭlis (dal tema di fundĕre «versare»), propr. «che lascia scorrere»]. – Di scarsissima importanza o serietà, frivolo: argomenti f.; discorsi f.; con un fpretestolitigio per fmotivi. In senso relativo, nel linguaggio giur.: agire per motivi f., reato commesso per motivi f., quando vi sia sproporzione tra il movente e l’azione criminosa, ciò che costituisce una circostanza aggravante... 
Bene... il piaffer, deriva da piaffo che sta "per passo a piè fermo" detto anche "far ciambella".
Così nomarono quest'aria coloro che l'avevano inventata: i cavallerizzi italiani.
Perché - oggi - si dice piaffo - piaffer - piafer ??
Probabilmente si è trattato di un errore di copiatura, come tutti sapete la "s" e la "f" anticamente si scrivevano quasi con lo stesso segno, assai facile fare consufione, e passo poteva diventare paffo; la stessa cosa accadeva con la "u" e la "n", infatti non saprò/non sapremo mai se il noto erudito equestre si chiamasse Tinti o Tiuti.... come che sia, si tratta di un trotto riunito sul posto, a cosa serve?

Se escludiamo il futile motivo esibizionistico, il piaffer non serve ad una beatissima minchia!
Andiamo nel faruest... il lope, la prima volta che vidi dei lalli fare il "lope" (andate a vederlo) rimasi sbalordito, mi sembrava di assistere ad una esibizione di cavalli "sciancati" montati per lo più da signore in sovrappeso agghindate di frange e di paiette.
Sto lope è un galoppo a 4 tempi lento, lentissimo, strascicato e penoso da guardare, niente a che vedere col canter andatura comodissima per il cavaliere e defaticante per il lallo.
Se escludiamo il futile motivo esibizionistico, il lope non serve ad una beatissima minchia!

Ma cerchiamo di capire cos'è la "alta scuola", e quali sono i suoi scopi.
Il Newcastle diceva: ... è il perfezionamento della natura attraverso la raffinatezza dell'arte pretesa a dir poco megalomaniaca, ma, detta da un così illustre personaggio, la prendiamo per buona.
Il generale Decarpentry, assimila l'arte equestre alla danza all'arte coreografica, dove, l'alta scuola prende  il posto del balletto classico.
Ora, vediamo cavallerizzi di 14 anni e amazzoni con un culo che fa provincia esibirsi, e sottolineo esibirsi - senza vergogna - in piaffer e levades con lalli comprati già addestrati a tutti piccioli... chiediamo a quegli stessi adolescenti di mettersi la "conchiglia" e la calzamaglia e a quelle stesse signore di indossare le scarpette a punta e il tutù, e organizzare tra di loro dei pas a deux, il risultato - ammesso che riescano a fare qualcosa - sarebbe, nel migliore dei casi, ridicolo.
Allora, nessuno di voi, sano di mente, tenterebbe di imitare Roberto Bolle o Eleonora Abbagnato senza seguire una preparazione seria, una disciplina ferrea, e uno studio accurato... allora, perché vi impegnate a scassare la minchia a quei poveri lalli con la scusa del dressage, della monta classica o dell'alta squola con risultati quasi sempre mediocri?
Basterebbe che i velleitari adolescenti e le dressaggistiche milfone si dedicassero con un minimo di attenzione alla "bassa scuola" e avrebbero materia di studio e di perfezionamento per tutta la vita... eh già, posso affermare - senza tema di smentite - che, in Itaglia, cavalieri consolidati, istruttori di lungo corso, riguardo l'educazione dei lalli, hanno poche idee ma confuse, generalmente, ognuno si arrabatta come meglio può, e, più o meno tutti ottengono risultati, perché?
Prima di tutto perché non si hanno chiari i veri obiettivi, eppoi, perché i lalli - poareti - rispondono in qualche maniera anche alle richieste sbagliate, fatto che riempie di soddisfazione i nostri addestratori di "alta squola" quindicenni e le carampaniche dressagiste che apprezzano quei risultati delle minchia in malomodo ottenuti.
JDO col suo trattatello mette un punto fermo sulla questione affermando che "addestrare i cavalli è semplice", ma ATTENZIONE, semplice non vuol dire affatto facile, infatti:

Il en va a cheval comme en cuisine: ce son le choses les plus simple qui demandent le plus de precision et de talent... Jean D'Orgeix
(In equitazione come in cucina, sono le cose più semplici che richiedono il massimo della precisione e della maestrìa.)... vediamo il perché.



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